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Sanzioni Russia. Il conto dell'export è salato: - 230 milioni

Il Veneto è una delle regioni più colpite con una flessione nei primi otto mesi del -28,4%. Le categorie paludono il blocco del rinnovo automatico della misura punitiva in scadenza il prossimo 31 gennaio

Nicola Brillo
2 minuti di lettura

PADOVA. Grazie all’intervento italiano non è arrivato il via libera (automatico) dell’Unione europea al rinnovo delle sanzioni economiche alla Russia. Una misura, sommata alle contro-sanzioni decise dal Cremlino, che penalizza le aziende italiane e venete.

In base ad una elaborazione dell’ufficio studi di Confartigianato Veneto sulle vendite nei primi otto mesi del 2015 delle imprese italiane sui mercati emergenti, si registra una forte contrazione, dovuta principalmente alla caduta dell’export verso la Russia (-28,4%). L’export italiano nel periodo è passato dai 6,4 miliardi di euro di dodici mesi fa ai 4,5 miliardi.

Se si prendono in considerazione i primi sei mesi del 2015 le aziende venete hanno perso 250 milioni di euro di mancate esportazioni. “Per le nostre imprese – ha commentato il presidente di Confartigianato Imprese Veneto Luigi Curto - il mercato russo vale, solo nel primo semestre del 2015, ancora 534 milioni di euro, ma in forte calo, -31,4%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Il segmento maggiormente colpito è quello dell’industria agroalimentare veneta, che sta subendo ingenti perdite economiche a causa delle contro-sanzioni decise governo russo. Ma a soffrire è anche la moda, calata di oltre il 43,2%.

Le sanzioni economiche contro la Russia sono state intraprese gradualmente da marzo 2014, con l’azione congiunta di Unione Europea e Stati Uniti per punire l’intervento diretto del governo russo in Ucraina.

La scadenza delle sanzioni europee è in programma il prossimo 31 gennaio e stando a fonti Ue è stata proprio l'Italia ad avere chiesto che la questione venisse affrontata con una discussione politica, non escludendo che se ne occupino direttamente i capi di Stato e di governo nel corso del vertice Ue di dicembre.

“Abbiamo sottolineato l'importanza delle relazioni tra i nostri due Paesi, l'Italia è il secondo partner commerciale russo in Ue, nonostante la congiuntura e le sanzioni: il mondo delle imprese italiane continua a impegnarsi nel mercato russo con coerenza e convinzione”, ha commentato venerdì 11 dicembre il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, al termine dell'incontro con il suo omologo russo, Sergej Lavrov. Quest’ultimo ha affermato che le imprese italiane "non vogliono abbandonare il mercato russo”. “Con flessibilità e pragmatismo - ha commentato Lavrov - in questa fase il business italiano cerca di promuovere il made in Italy in Russia”.

Tra le regioni italiane il Veneto è la quarta più esposta verso il mercato russo dietro a Marche, Emilia-Romagna e Piemonte, in base all’indice dato dall’export manifatturiero al netto dei prodotti petroliferi raffinati. “Bene quindi che il nostro Governo abbia avuto il coraggio di far sentire la propria voce per protestare contro l’isolamento di Mosca – ha spiegato Curto - Il premier Renzi ha avuto il coraggio di bloccare il rinnovo automatico delle sanzioni europee alla Russia. Da solo, contro i principali partner Ue – Germania e Francia – e contro gli Stati Uniti. Sarebbe straordinario e davvero sorprendente se qualcuno avesse finalmente capito l’urgenza di far scendere la tensione con un gesto distensivo e un po’ fuori dagli schemi”.

 

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