La Popolare di Vicenza sarà in borsa il 3 maggio

Lo ha ribadito Francesco Iorio, ad dell'istituto, oggi a Milano per la presentazione del progetto di aumento di capitale e quotazione. "Io comprero azioni di questa banca" ha detto. E ancora: "Ci sono zero probabilità che Atlante non nasca"

MILANO. «Pur avendo letto che preoccupa molto questo tema, sono abbastanza sereno che la tematica del flottante non ci sarà e che la banca avrà moltissime probabilità, se non la quasi certezza di essere quotata».

E di farlo il 3 maggio.

Lo ha detto l'amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza, Francesco Iorio nella conferenza stampa di oggi a Milano.

BpVi «piace al mercato», ha detto Iorio nel corso della presentazione dell’aumento di capitale e la quotazione.

Sul prezzo minimo per le azioni, fissato a 0,10 euro, il banchiere ha invitato a «guardare ai multipli».

«Se si andasse sul mercato a 0,10 euro - ha detto - equivarrebbe a un multiplo di 0,38 volte e questo sarebbe un ottimo risultato, un bellissimo valore. Dieci centesimi sono un numerone rispetto ai valori del sistema».

Iorio  e il presidente della Popolare di Vicenza, Stefano Dolcetta, erano a favore dell’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici, recentemente bocciata dall’assemblea.

Lo ha detto l'ad precisando che «oggi ci sono tutte le evidenze, anche formalizzate, che il nuovo cda possa prendere una scelta molto consapevole», ha indicato, a proposito di un possibile intervento del board verso la passata gestione.

«Io e Dolcetta - ha spiegato Iorio, tornando sull’esito dell’assemblea - eravamo favorevoli all’azione di responsabilità».

Sul mercato, comunque, «si guarda ai multipli» anche se il tema «in termini di reputazione sul territorio per la banca ha rilevanza», ha sottolineato il banchiere.

Rispetto al trend dei primi mesi del 2016, in flessione per l'istituto di credito, l'ad ha detto che ammonta a circa 700-800 milioni di euro la "fuga" dei depositi registrata dalla Popolare di Vicenza nel periodo.Iorio ha spiegato che si tratta di una flessione del 6% rispetto a dicembre 2015.

«In aprile - ha aggiunto - non è successo nulla».

Iorio ha precisato anche che la Popolare di Vicenza «ha perso masse, non clienti».

«Sono andati via - ha detto ancora - per paura di essere "bailinati", e come dargli torto. Ma non ci hanno abbandonato».

Con «Fortress al pari di tanti altri grossi fondi che possono essere interessati a certe condizioni industriali sono stati fatti dei discorsi. Non dico che Fortress sia ancora una opportunità ma noi non chiudiamo la porta a nessuno finché non si chiude il bookbuilding». Ancora Iorio parlando delle richieste del mercato e degli interessamenti passati per le azioni della banca. E ha aggiunto: «qualche ordine ieri c'è stato».

Ribadendo la volontà di avviare le contrattazioni in Borsa il 3 maggio, Francesco Iorio ha detto che, da quella data, «mi aspetto che avremo la possibilità di tornare a operare in maniera normale».

«Vogliamo essere solidi - ha aggiunto - e dimostrare solidità e trasparenza nei confronti del mercato».

Una volta quotata e post aumento di capitale, la Popolare di Vicenza «diventerà un oggetto contendibile» e «potrà creare valore da sola o con altri».

«Potrà fare due cose o procedere a un’aggregazione dimensionale paritetica, dove questa contendibilità possa pesare politicamente, o - ha spiegato Iorio -valorizzare da sola il proprio potenziale inespresso. In entrambi i casi, bisogna fare le cose in una logica industriale perchè il territorio possa beneficiarne».

Dopo l'aumento di capitale la Banca Popolare di Vicenza disporrà di un'eccedenza patrimoniale di 550 milioni di euro rispetto alle richiesto della Bce. Ma il buffer di capitale potrebbe salire fino a 1,1 miliardi grazie alle cessioni di asset non strategici (Arca e Prestinuova), all'adozione di modelli avanzati di assorbimento di capitale e a quei 321 milioni di "capitale finanziato", su cui non sono stati fatti accantonamenti, e che la banca confida di veder rientrare nelle sue casse.

«Abbiamo da un minimo di 550 milioni a un potenziale di 1,1 miliardi di buffer patrimoniale» ha detto a questo proposito l'ad, Francesco Iorio.

Per dare l'idea della solidità patrimoniale della Vicenza post-aumento, Iorio ha ipotizzato di vendere tutte le sofferenze in portafoglio, pari a circa 4,5 miliardi di euro, al 23% del valore nominale.

«Questa banca ha un buffer potenziale di tale ampiezza che vendendo al 23% le sofferenze potrebbe liberarsene senza andare sotto il livello di Cet1 del 10,25% fissato dalla Bce».

I 4,5 miliardi di euro di sofferenze in bilancio sono già coperti al 57% da accantonamenti. Una svalutazione del 20% del portafoglio costerebbe altri 900 milioni di euro, a fronte di 1,1 miliardi di capitale in eccesso.

A chi gli ha chiesto del ruolo di Zonin, ex presidente di BpVi, nella fondazione Roi, Iorio ha detto: «Penso che Gianni Zonin dovrebbe dimettersi» dalla presidenza della fondazione Roi, ente culturale i cui vertici sono nominati dalla Banca popolare di Vicenza e alla cui presidenza è stato recentemente confermato l’ex numero uno dell’istituto.

«Non lo vedo da tempo», ha risposto Iorio a chi gli domandava se avesse chiesto le dimissioni a Zonin.

Infine secondo l’amministratore delegato, se il fondo Atlante entrerà nella Popolare di Vicenza sarà un «attento analista» delle strategie che l’istituto metterà in cantiere.

Parlando in conferenza stampa, Iorio ha spiegato di non concepire il fondo «né come garante né come azionista, per il momento», auspicando comunque che un ingresso nella governance - che avverrebbe in seguito all’acquisizione dell’inoptato dell’aumento di capitale - sia «improntato alla creazione di valore» e all’attenzione per le logiche industriali.

«Che Atlante non vada in porto ha una probabilità uguale a zero», ha inoltrere sottineato il manager riguardo all’effettiva nascita del fondo, ancora subordinata al via libera della Bce.

In chiusura Iorio ha detto che comprerà azioni del suo istituto nell'ambito della ricapitalizzazione da 1,5 miliardi di euro: «Io investirò nell'aumento di capitale»