Camusso, Furlan e Barbagallo in Friuli per i 40 anni dal terremoto per ribadire che "si deve ripartire dal lavoro"

I leader sindacali hanno "bocciato" i muri contro l'immigrazione, ricordato al governo di essere un "pessimo datore di lavoro", rilanciato la priorità di rivedere le regole per la pensione, e indicato la battaglia contro evasione e corruzione

UDINE. La ricostruzione parte sempre dal lavoro. Ieri, dopo il terremoto che nel '76 devastò il Friuli, e oggi che si fanno ancora i conti con una crisi che sembra sempre più difficile arginare.

E' per ribadire questo, e per lanciare un nuovo "patto" con i rappresentanti dei datori di lavoro, le istituzioni e il sindacato, che i tre segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Anna Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno partecipato alla cerimonia di Gemona del Friuli e Venzone, a 40 anni dal sisma.

Al centro delle dichiarazioni dei segretari tanti temi, dal lavoro alle pensioni, dai contratti all'Europa, dai muri all'emigrazione.

Camusso

«La riforma del sistema previdenziale e il rinnovo dei contratti, da quelli pubblici a quelli privati», sono le priorità che i sindacati chiedono al Governo con l'avvicinarsi del Primo Maggio.

Lo ha dichiarato la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, a Gemona del Friuli (Udine), a margine della commemorazione per gli undici lavoratori morti alle Manifatture nel sisma del 6 maggio 1976.

«Al riguardo debbo dire che il Governo non sta facendo il buon datore di lavoro. I contratti, infatti, continuano a non essere rinnovati. E poi c'è il vero tema non affrontato in questi anni, quello di una politica di investimenti pubblici e industriali per determinare l'uscita dalla crisi. Continuare a limitarsi ad invocare l'intervento delle singole imprese determina la situazione attuale che è di deflazione e stagnazione».

E sul tema pensioni ha affermato la necessità di «riprogettare un nuovo sistema previdenziale perché la pensione per i giovani è, ad oggi, un'utopia. Anche i giovani devono essere messi nelle condizioni di costruirsi, in serenità, una prospettiva previdenziale. In particolare bisogna riconoscere la differenza dei lavori e questo può significare aprire spazi ai giovani che oggi sono tenuti fuori».

«Questo rincorrersi di forme di xenofobia, di paure, di fili spinati, di muri che tornano, per quanto riguarda gli immigrati in Europa, sono anzitutto la denuncia del fallimento dell'Europa come territorio libero e dei popoli, un territorio che doveva essere in grado di costruire una condizione sociale positiva», ha detto ancora Camusso

«Credo che, oltre alla giusta preoccupazione, a questi simboli che a noi ricordano tragicamente la seconda Guerra Mondiale e le conseguenze che ne seguirono, noi dobbiamo rilanciare il disegno dell'Europa - ha aggiunto -. Di fronte agli immigrati non bisogna chiudere le porte, cercando di nascondere il problema, però ci vuole un'altra idea di politica economica e sociale. Tutte cose che il nostro Governo ha proposto ma che non trovano la necessaria accoglienza da parte della Commissione europea e da parte degli altri Governi della Ue».

Furlan

 «È un risultato assolutamente preoccupante, allarmante, perchè è esattamente il contrario di quello che occorre all’Europa». Lo ha detto Annamaria Furlan, commentando a Gemona del Friuli gli esiti delle elezioni presidenziali in Austria e, in particolare, il 35% ottenuto dal partito della Libertà, durante il primo turno.

«Oggi - ha continuato Furlan a margine della commemorazione degli undici lavoratori della Manifatture, morti nel crollo della fabbrica, durante il terremoto del 1976 - dobbiamo assolutamente costruire un’Europa federale, gli Stati Uniti d’Europa. Questo serve per rilanciare l’economia europea, la competitività del nostro sistema industriale a livello europeo ma soprattutto serve per creare premesse di pace nel mondo».

«Accogliere chi fugge dalla guerra e dalla morte, insieme ai propri figli e ai propri anziani - ha spiegato il segretario della Cisl - è un dovere dell’Europa. Io credo che il segnale delle elezioni in Austria sia un pessimo segnale rispetto a questo e credo che l’impegno del nostro governo e di tutti quelli europei debba essere invece quello di costruire un’Europa dei popoli, un’Europa che metta al centro la dignità e la vita delle persone europee e di chi chiede di entrare in Europa».

Secondo Furlan «va rivisitato lo statuto economico europeo; il Fiscal compact oggi è il vero freno a mano dell’economia e del lavoro». «L’Europa - ha concluso Furlan - va riempita di valori: serve l’Europa della solidarietà e della centralità del valore sociale del lavoro per creare condizioni di pace nel mondo».

E ancora sul lavoro, i voucher sono «un modo per coprire realtà di precariato assoluto, che non sono conciliabili con la loro natura». ha detto Annamaria Furlan, invocando la rivisitazione delle regole e l'attivazione di «controlli molto seri rispetto al loro utilizzo improprio, così diffuso in tutti i settori, in modo particolare nell'edilizia, nell'agricoltura e nel commercio».

«Ormai in tutti i settori - ha proseguito - è un dilagare di voucher e quindi i controlli sono assolutamente necessari, a tutela della dignità del lavoro e della vita. Abbiamo avuto diversi casi di morti sul lavoro e gravi infortuni non appena è stato attivato il voucher. L'incidente, anche molto grave, coincide con l'attivazione del voucher. Ci vuole grande rispetto delle regole e grande prevenzione e controllo affinché le regole vengano rispettate».

Per la segretaria della Cisl «C'è ancora troppa poca attenzione alla crescita e allo sviluppo».

«Il lavoro per i tre milioni di disoccupati, molti dei quali giovani donne e giovani uomini - ha aggiunto Furlan - non si crea attraverso il cambio di regole del mercato del lavoro; si crea puntando alla crescita. Servono quindi investimenti pubblici e privati in infrastrutture, in innovazione e in ricerca per creare il lavoro che manca. Tre milioni di disoccupati chiedono esattamente questo: creare il lavoro che manca».

Secondo Furlan «serve poi un grande impegno su alcuni aspetti fondamentali della vita dei lavoratori e lavoratrici, in primis occorre riformare la peggiore legge pensionistica che abbiamo in Europa, che è purtroppo la nostra. Mantenere inchiodati ai luoghi di lavoro, a prescindere tra l'altro dal lavoro che si fa, fino a 66-67 anni gli uomini e le donne, per avere in casa i figli e in molti casi i nipoti disoccupati, è una cosa intollerabile. In più, lavorare fino a tarda età, a trenta metri di altezza su una gru portuale o in cima a delle impalcature o in fonderia, è una cosa davvero impossibile; quindi la prima questione che noi poniamo al Governo è quella di mettere mano alla legge pensionistica. Sentiamo tanti annunci e tante ipotesi - ha concluso - invece ci vuole una proposta vera, attraverso incontri con le parti sociali».

Barbagallo

Anche Carmelo Barbagallo ha parlato di migranti e di muri: «Non ci si rende conto che al di là della solidarietà civile e della giustizia, c’è anche un grandissimo problema economico. Chiudere le frontiere - ha precisato il leader della Uil - significa bloccare la possibilità di far circolare le merci oltre che le persone con danni irreparabili.

«La priorità in Friuli come nel paese resta quella del lavoro», Ha ribadito Carmelo Barbagallo segretario generale della Uil in Friuli per il 40/o anniversario del terremoto.

«Il Friuli - ha precisato - è rinato perchè i lavoratori sono ritornati subito in fabbrica pur essendo ancora in tenda».

«Il lavoro oggi manca e questo è dimostrato dalla gravissima crisi demografica, per cui abbiamo 1,35 figli a coppia. I giovani non hanno speranza nel futuro e quindi non fanno figli e questo è un paese che rischi di andare in estinzione».

Per Barbagallo in pratica «non ci può essere ripresa economica senza ripresa demografica» ripresa, quest’ultima, che «non può avvenire soltanto con gli immigrati».

E sulle pensioni, di oggi e di ieri: «Sia il ministro Poletti sia gli imprenditori sanno benissimo che oggi a una certa età certi lavori non si possono più fare, e il disagio che ha creato la Fornero deve essere eliminato. E si può eliminarlo soltanto se ridiscutiamo della Fornero e della flessibilità in uscita» ha dichiarato Barbagallo.

«È inutile pensare di risolvere il problema - ha aggiunto Barbagallo - facendo pagare a chi deve andare in pensione prima per ragioni di usura e di lavori che non riescono più a fare. Noi su questo siamo disponibili pure a discutere in piedi, ma è un tema da affrontare rapidamente perché il tempo sta scadendo con i lavoratori e le imprese che cominciano ad avere grosse difficoltà».

Secondo il leader Uil «abbiamo detto più volte che bisogna fare investimenti pubblici e privati, e basta con l'austerità che ci propina l'Europa che non sta risolvendo nessun problema, tanto che tutti i dati macroeconomici sono negativi. I giovani stanno emigrando, e se perdiamo la loro intelligenza perderemo la capacità di continuare la tradizione del made in Italy nel futuro. Abbiamo la piattaforma per la flessibilità in uscita per le pensioni. Abbiamo il problema che riguarda i contratti pubblici e privati. Federmeccanica ha riunificato i sindacati, e lo ringraziamo per questo. Una sentenza della Corte Costituzionale ha spiegato al Governo che si devono fare i contratti. Sono sette anni che non si fanno i contratti. Sono stati risparmiati un sacco di soldi, ma la spesa e il debito pubblico sono aumentati. C'è qualcuno che bara. Per buona pace dei falchi di Confindustria e degli imprenditori, il 75% delle aziende italiane lavorano per il mercato interno, e se lavoratori e pensionati e i giovani che non trovano lavoro non hanno il potere d'acquisto per comprare le merci - ha concluso - quelle aziende chiuderanno e avremo nuovi problemi di disoccupazione».

«Ci dicono che come sindacati chiediamo sempre misure che comportano spesa. Dove si prendono i soldi? Oggi abbiamo un indirizzo: a Panama. Ma a parte l indirizzo che conosciamo oggi sono anni che abbiamo 122 miliardi di euro di evasione fiscale, 60 miliardi di corruzione, 27 miliardi di usura e pizzo. Quando mettiamo mano a questi capitoli? Basterebbe ridurli della metà per eliminare il debito pubblico nel giro di 15 anni».

Per Carmelo Barbagallo anche quello dei voucher è un «un sistema criminale».

«L’anno scorso sono diminuiti gli infortuni sul lavoro in particolare nell’edilizia perchè c’era meno lavoro ma sono aumentati i morti sul lavoro - ha aggiunto -. Non perchè c’era più o meno sicurezza, ma perchè hanno potuto coprire con i voucher le morti bianche che si sono realizzate. Ora Taddei dice che basta recuperare la tracciabilità ma avrebbero dovuto essere tracciati già prima. Estendere i voucher a tutti i settori dell economia significa creare le condizioni per l evasione contributiva e per fare tutte le storture che questo nostro Paese ha già avuto con la precarietà».