Innovazione e tradizione nel futuro di Generali

L'assemblea degli azionisti approva il bilancio. Eletto il nuovo Cda. Il presidente Galateri di Genola: "Donnet e Minali accoppiata leader"

TRIESTE - Ok al bilancio ed elezione del nuovo consiglio di amministrazione i punti cruciali dell’assemblea di Generali svoltasi a Trieste.

Dell’andamento dell’economia generale e delle strategie del gruppo, della scelta sugli uomini alle promesse di maggiori utili, si sono occupati il presidente Gabriele Galateri di Genola e il ceo Philippe Donnet, mentre nel dettaglio dei conti è entrato il dg Alberto Minali.

«Trasformeremo Generali in un gruppo più semplice, più connesso, focalizzato sulle esigenze del clienti e degli agenti, con un'organizzazione innovativa, che sarà a beneficio» ha detto Philippe Donnet nella sua relazione agli azionisti.

L'economia reale resta debole e gli indicatori di disoccupazione, povertà e invecchiamento rimangono critici. «Il mercato finanziario non sarà di grande aiuto perchè preda di turbolenze e volatilità, che hanno causato perdite di valore, il mercato azionario sta soffrendo e, cosa ancora più sfidante per noi, i tassi d'interesse sono ai minimi storici», ha spiegato Donnet all'assemblea, sottolineando anche che «le regolamentazioni stanno diventando sempre più stringenti, dal gennaio 2016 è in vigore Solvency II, ma già si parla di ulteriori interventi. Questo crea nello stesso tempo una maggiore complessità gestionale e dei costi aggiuntivi».

La qual cosa, però, vale per tutti, ma le Generali hanno «diversi importanti punti di forza su cui fare leva».

Come i suoi 185 anni di storia, un marchio potente e conosciuto in tutto il mondo, una presenza con radici profonde in Europa, ma anche capillare nel mondo, un gruppo focalizzato nel core business assicurativo, un orientamento al cliente.

Donnet ha poi ricordato che «in soli 3 anni siamo passati da 9 società assicurative a tre, migrando con successo oltre 10 milioni di polizze, stiamo spegnendo più di 100 sistemi informativi e stiamo completando il cambio delle insegne in almeno 3.000 punti vendite per dare a tutti gli agenti del territorio lo stesso marchio, ma senza dimenticare la storia e la memoria delle compagnie».

Non è mancato un chiarimento sulla partecipazione in Popolare di Vicenza e nel Fondo Atlante.

La banca berica è “costata” a Generali 40 milioni di euro, oggi svalutati, ma la compagnia è pronta «a tutelarsi in tutte le sedi opportune», come ha detto il direttore generali Alberto Minali durante l’assemblea.

«Abbiamo lo 0,38% del capitale - ha proseguito - non è stato un investimento molto interessante e abbiamo svalutato per 40 milioni di euro».

Minali ha giustificato il fatto che il rappresentante di Generali all’assemblea della Popolare Vicenza non abbia votato a favore dell’azione di responsabilità contro ex amministratori e dirigenti.

«La nostra politica è di delegare una persona a partecipare per difendere i nostri interessi. Lì si parlava di bilancio e politiche di remunerazione e il nostro delegato ha votato a favore. Dopo la discussione il presidente ha proposto di autorizzare un’azione di responsabilità ma non essendoci un’informativa preventiva il nostro delegato non si poteva esprimere e si è astenuto, pur non esplicitandolo. È stato percepito come se fosse un voto contrario all’azione di responsabilità ma si era astenuto. In ogni caso ci tuteleremo in tutte le sedi opportune».

Rispetto al Fondo Atlante «abbiamo partecipato con una quota di 150 mila euro, e credo che la nostra esposizione sia quella - ha proseguito il dg -. Non partecipiamo all'aumento di capitale» della banca.

Per quel che riguarda le strategie di crescita attraverso acquisizioni, al momento «non c'è un progetto di questo tipo» ha risposto il ceo di Generali, Philippe Donnet, a questo proposito.

E ancora rispetto alle operazioni strategiche, Generali ha sospeso il progetto Stardust di cessione di immobili per un miliardo di euro.

Lo ha indicato il dg Alberto Minali nel corso dell'assemblea degli azionisti.

L’operazione, che stando alle indiscrezioni prevedeva la cessione di un portafoglio paneuropeo di 69 immobili «è stata studiata ma poi gli organi preposti la hanno sospesa».

«Confidiamo di poter distribuire un ammontare significativo di dividendi nei prossimi anni» ha affermato il cfo di Generali, Minali, che ha anche precisato che la compagnia «non va nei paradisi fiscali. Ma a volte c'è anche lì del business. Non ne ricaviamo però alcun vantaggio fiscale. Tutto è tassato in Italia».

Il gruppo Generali «ha una posizione solida e robusta, ma non abbiamo dal mercato azionario le soddisfazioni che crediamo di meritare».

Ha sottolineato Minali precisando: «Non siamo soddisfatti della performance del titolo. Il mercato non riesce a valorizzare le Generali che hanno sotto-performato il mercato e gli indici», ha aggiunto, ricordando che il “target price” medio assegnato dagli analisti è di 16,50 euro, con un potenziale incremento quindi del 20% rispetto al valore attuale.

«Dobbiamo lavorare molto per far capire al mercato che in Generali c'è un valore inespresso che è maggiore dei 13,8 euro attuali. Philippe ed io lo fremo con i fatti».

Il nuovo amministratore delegato delle Generali, Philippe Donnet, e il nuovo direttore generale, Alberto Minali, costituiscono «un’accoppiata di leader vincente», come l’ha definita il presidente Gabriele Galateri.

«Confido - ha detto in assemblea - che guiderà con successo il gruppo nell’attuale contesto sfidante e competitivo, confermando e consolidando il piano industriale già approvato, con un’ulteriore spinta alla crescita e ai risultati di Generali».

Galateri ha poi lodato la governance del Leone, allineata alla “best practice” internazionale, citando proprio la nomina dell’ad.

«Esemplare è stato il processo di selezione del nuovo vertice aziendale, che con una attività rapida ed efficace del Comitato nomine e del consiglio di amministrazione ha visto l’esame di diverse candidature qualificate esterne e interne per concludere con la scelta di due manager interni di grande professionalità».

Il presidente ha anche risposto agli azionisti che chiedevano se ci fossero o meno ancora azioni di responsabilità di Generali nei confronti degli ex vertici aziendali, in particolare di Giovanni Perissinotto e Raffaele Agrusti.

La risposta è stata negativa, anche se restano invece pendenti i procedimenti giuslavoristici nei confronti di Perissinotto e Agrusti, che ha cessato ogni rapporto di lavoro in Generali dal dicembre 2013.

L’assemblea ordinaria e straordinaria di Assicurazioni Generali ha approvato il bilancio dell’esercizio 2015, chiuso con un utile netto di 2.030 milioni, stabilendo di assegnare agli azionisti un dividendo unitario di 0,72 euro per ciascuna azione che verrà posto in pagamento a partire dal 25 maggio.

È stato inoltre eletto, previa definizione del numero dei suoi componenti in 13, il Cda che rimarrà in carica per tre esercizi fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2018, stabilendone il relativo compenso.

Dalla lista di maggioranza presentata da Mediobanca sono stati eletti: Gabriele Galateri di Genola, Francesco Gaetano Caltagirone, Clemente Rebecchini, Philippe Donnet, Lorenzo Pellicioli, Ornella Barra, Alberta Figari, Sabrina Pucci, Romolo Bardin, Paolo Di Benedetto e Diva Moriani. Da quella di minoranza, presentata da alcuni investitori istituzionali, sono stati eletti Roberto Perotti e Paola Sapienza.

Una parte dei fondi azionisti di Generali, pari al 5% circa del capitale presente all'assemblea, ha votato a favore della lista di maggioranza presentata da Mediobanca per il cda della compagnia. La lista è stata approvata con il 67,41% dei voti, mentre la lista Assogestioni è stata approvata con il 32,15%.

I fondi istituzionali esteri erano presenti in assemblea con una quota di capitale complessiva del 19,9% a fronte di una presenza totale di capitale all'assemblea pari al 47,9%.

«Basta con questa vecchia storia» dell'influenza di Mediobanca sui vertici di Generali. È stata la risposta del presidente del Leone, Gabriele Galateri di Genola, a un azionista che, durante l'assemblea, ha accennato a una sorta di «dominio» Mediobanca sul cda e sui vertici operativi, Philippe Donnet e Alberto Minali.

«Nella lista - ha aggiunto Galateri - ci sono persone di qualità tale che certamente non possono essere tacciate di subire influenza da sinistra o da destra. Vediamo i risultati, se sono giusti o no, e parliamo di quelli».