Sull'orario di lavoro la Sme perde in appello

Il ricorso era stato presentato dai dipendenti del punto vendita di Susegana ed era stato accolto dal giudice di primo grado del tribunale di Treviso

VENEZIA - Il ricorso in appello alla Corte di Venezia promosso da SME SPA (1000 dipendenti nel gruppo, di cui 130 a Susegana e e restanti nei punti vendita di Marghera, San dona, Pordenone, Martignacco, Trieste, Gradisca d'Isonzo) contro la sentenza di primo grado emessa l’8 marzo 2013 dal Giudice del Lavoro Dr. Massimo Galli del Tribunale di Treviso, è stato rigettato con sentenza n. 484 del 22 settembre 2016.

Il dispositivo della Corte d’Appello ha confermato integralmente la condanna di primo grado.

In appello SME SPA ha prodotto l'accordo aziendale integrativo sottoscritto nel 2015 con la sola Fisascat-CISL, intesa che derogava le norme del Contratto Nazionale in materia di orario di lavoro settimanale, con l’evidente intento d’offrire una sponda di "salvezza" a SME SPA in relazione alla causa pendente coi dipendenti ricorrenti.

Causa intentata per il mancato riconoscimento dell'orario settimane contrattuale a 38 ore, rispetto alle 40 effettivamente prestate, con tutte le relative differenze economiche.

La Corte d'Appello confermando la sentenza di primo grado e condannando nuovamente SME SPA, ha rafforzato le ragioni dei lavoratori ricorrenti, tutti del sito di Susegana, consentendo loro di rivendicare le ulteriori differenze economiche maturate sino alla data dell'entrata in vigore del contestato accordo sindacale SME-CISL.

Intesa che, pur non approvata dai lavoratori – dichiarano i ricorrenti - è ora comunque applicata in tutti i punti vendita del Gruppo SME.

Entro 60 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza a cui SME SPA potrà, se lo riterrà opportuno, appellarsi in Cassazione.

I dipendenti ricorrenti hanno commentato quest’ulteriore vittoria rimarcando che chi fra i lavoratori intenda far valere i propri diritti vi sono tutti gli strumenti anche giudiziari per ottenerli, costringendo l’Azienda prima o poi a riconoscerli, pagando tutti gli arretrati rivalutati e con gli interessi.

«Dopo due gradi di merito persi, l’azienda non avrà più la forza per un ricorso in Cassazione - dichiara la RSU CGIL, Leonardo Favaro - quando i lavoratori hanno ragione e reclamano i propri diritti alla Giustizia, non ce n’è per nessuno, vincono».