Acquisizione di Stx: i sindacati francesi hanno detto "no" a Fincantieri

Il parere, non vincolante, è stato negativo per un solo voto. L'ad Bono: non giudico, ma mi auguro capiscano che il mondo è cambiato. Da La Spezia nel pomeriggio hanno lasciato l'Italia per l'Iraq le due navi da guerra ordinate da Saddam a Fincantieri e rimaste bloccate - con tanto di equipaggi - in seguito all'embargo decretato dall'Onu

TRIESTE - «Mi auguro sempre che i sindacati capiscano che il mondo è cambiato, poi quando difendono i loro interessi fanno bene».

Così l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, a margine di un convegno in Senato sul parere negativo, peraltro non vincolante, dei sindacati (per 5 voti a 4) sull'acquisizione dei cantieri navali francesi Stx. Bono ha ricordato che ora vanno definiti i patti parasociali e la governance.

«Abbiamo annunciato la chiusura dell'acquisizione del 66,66% di Stx France - ha detto ancora Bono  - e abbiamo accordi col governo francese per la governance e per una ripartizione azionaria diversa da quella attuale», che vede il governo francese controllare il 33,34% di Stx France.

In realtà «a governance è già definita - ha sottolineato Bono - va declinata in documenti legali di diritto societario, ci serviranno patti parasociali sulla base degli accordi del 12 aprile. Sono già definite - ha concluso - sia la governance sia la compagine azionaria».

Intanto oggi a La Spezia hanno lasciato il porto, dopo oltre 26 anni, le due navi da guerra irachene ordinate da Saddam a Fincantieri e rimaste bloccate in Italia - con tanto di equipaggi - in seguito all'embargo decretato dall'Onu.

Le due corvette Mussa Ben Nassair e Tariq Ibn Ziad, entrambe piuttosto malconce, saranno trasferite nel porto di Umm Qasr, vicino a Nassiriya, attraverso la nave bacino norvegese 'Eide Trader'.

In mattinata hanno lasciato la base della Marina militare della Spezia e si sono spostate nel porto commerciale per alcuni adempimenti, conclusi i quali hanno abbandonato l'Italia, dove sono rimaste dal 1990 per le conseguenze della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Unscr 661-1990) con cui veniva vietata la vendita di armi o altro equipaggiamento militare all'Iraq in seguito all'invasione del Kuwait e allo scoppio della prima Guerra del Golfo.

A bordo delle due unità sono rimasti i rispettivi equipaggi - una cinquantina di militari iracheni, poi ridottisi ad una dozzina - che in tutti questi anni si sono occupati della sorveglianza e della manutenzione ordinaria delle navi.