Per BpVi e Veneto Banca fumata nera da Bruxelles

Incontro fiume per Carrus e Viola con i funzionari dell'Antitrust europeo che si è concluso alle 20. Linea dura della Ue che chiede 1 miliardo di capitale privato e valuta negativamente lo stato delle sofferenze. Si prospetta il bail in per una delle due ex popolari. Domani, 25 maggio, summit al Tesoro con Padoan

UDINE - L'incontro che si è tenuto nel pomeriggio a Bruxelles nella sede dell'Antitrust europeo tra i due amministratori delegati di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca (Fabrizio Viola e Cristiano Carrus) e i funzionari della direzione generale Concorrenza della Commissione si è concluso e ha avuto un esito negativo.

La Commissione, si lege su milanofinanza.it, non ha modificato le sue posizioni e pretende un miliardo di capitale aggiuntivo dai privati per i due istituti per dare il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale di Stato.

Una richiesta legata a una nuova e penalizzante valutazione del portafoglio crediti, già peraltro fortemente svalutato nel bilancio del 2016.

La fumata nera rappresenta un durissimo colpo per le possbilità di salvataggio delle due banche, tanto che è già stato convocato per domani un vertice d'urgenza al Tesoro al quale parteciperanno il ministro Piercarlo Padoan, gli a.d. delle due banche e i presidenti (Gianni Mion per Vicenza e Massimo Lanza per Veneto Banca).

Il Tesoro è dunque chiamato a giocare le ultime carte per evitare un impasse che rischia seriamente di portare almeno uno dei due istituti verso il bail-in anche se le carte in mano alla politica non sembrano particolarmente vincenti così come è altamente improbabile che Atlante e Fondo Interbancario intervengano per garantire le risorse necessarie.

Ma c'è di più, il salvataggio Vicenza e Veneto passa dal piano di fusione, modello che diventa impraticabile in caso di sacrificio di una delle due banche.

Come detto, sul tavolo ci sarebbe sempre la richiesta europea di un intervento di capitali privati per un miliardo di euro per le ricapitalizzazioni precauzionali dei due istituti veneti che dovrebbero aggiungersi all'anticipo di 940 milioni del fondo Atlante e alla conversione di bond subordinati per 700 milioni.

Ciò allo scopo di diminuire l'apporto pubblico.

Fabrizio Viola e Cristiano Carrus, i due amministratori delegati di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, hanno partecipato oggi a Bruxelles, nella sede dell’Antitrust europeo, ad un incontro a livello tecnico sulla possibile ricapitalizzazione preventiva delle due banche venete.

L'incontro, iniziato nella tarda mattinata, è proseguito fino al tardo pomeriggio e non sono state formulate previsioni sull'orario di chiusura dei colloqui con i funzionari della direzione generale Concorrenza della Commissione.

Alla domanda formulata dai giornalisti a Viola prima del suo ingresso nella sede dell'Antitrust, il manager ha risposto «non lo so».

Al Banco Bpm non è arrivata nessuna richiesta di intervento aggiuntivo per le banche venete.

Così Giuseppe Castagna, consigliere delegato del gruppo bancario, interpellato da Radiocor a margine dell'assemblea di Confindustria.

Secondo indiscrezioni, per dare il via libera al piano di ricapitalizzazione precauzionale di Popolare Vicenza e Veneto Banca, Bruxelles vorrebbe un'iniezione aggiuntiva di capitale privato come condizione per dare il suo assenso.

Intervento che l'azionista Atlante non è in grado di affrontare e che quindi potrebbe toccare al braccio volontario del Fondo interbancario.

Castagna ricorda la sua posizione contraria a fornire ulteriori risorse per interventi di salvataggio in una fase in cui le banche, come nel caso di Banco Bpm, sono impegnate nei cantieri interni per lo sviluppo.

Sul tema è intervenuto anche il governatore del Venet, Luca Zaia, che rimaca come per Popolare di Vicenza e Veneto Banca «l’intervento pubblico è indispensabile» ma «dal governo ancora nessun segnale».

Il governatore ha preso spunto dalla posizione espressa oggi a margine dell’assemblea di Confindustria dall’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina che per Zaia ha pronunciato «parole inequivocabili e definitive».

«È ridicolo pensare che i privati, che in quelle banche hanno già perso milioni, possano sobbarcarsi un altro miliardo di intervento finanziario», ha aggiunto commentando le indiscrezioni dei giorni scorsi.

«Alla faccia dei tanti che dispensano consigli e ricette, salvo poi dare il cattivo esempio, e ogni riferimento è puramente casuale - aggiunge il governatore - mi pare che Messina inquadri perfettamente la situazione, sia dal punto di vista tecnico che politico. Egli non ha sicuramente letto le voci perplesse che si levano da alcuni fra i più autorevoli esponenti del mondo imprenditoriale veneto riguardo all’intervento da un miliardo. Aldilà della necessità o meno di tale somma, sulla cui opportunità lascio il giudizio a Messina, constato che il Governo è assente, sia a Roma che a Bruxelles».

«Spero di essere smentito nelle prossime ore - prosegue Zaia - ma le parole dell’ad di Intesa Sanpaolo mi pare siano scolpite nella pietra. Le condivido pienamente e spero che possano fare da monito rispetto alla necessità di interventi senza incertezze sulla strada del risanamento».

«Sulla soglia della ripresa dopo otto anni di crisi - conclude il presidente del Veneto - non ci si può permettere che due banche, che hanno avuto un ruolo storico e fondamentale nello sviluppo del Veneto, finiscano nelle mani di qualcuno che, da Londra o chissà dove, decida quali crediti dare e a chi, ignorando la specificissima realtà di questo territorio e dei distretti industriali che lo caratterizzano».

Sulle banche venete e sul miliardo di euro aggiuntivo richiesto dall'Unione Europea «è necessario accelerare e farsi rispettare in tutte le sedi in cui se ne parla, bisogna fare presto, non possiamo aspettare per mesi e mesi per un loop burocratico fra soggetti che si palleggiano».

Così Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, al termine dell'assemblea di Confindustria, aggiungendo: «Padoan lo sta già facendo, sta accelerando».

La soluzione per le banche in difficoltà «doveva essere affrontata con maggiori investimenti da parte del Fondo Atlante sulle sofferenze bancarie, sono stato l'unico insieme all'avvocato Guzzetti ad avere difeso il fatto che Atlante dovesse investire il 100% dei suoi fondi sulle sofferenze bancarie», ha aggiunto Messina.