Ex Popolari: arriva il “no” delle banche private

Guzzetti (Cariplo) esclude di mettere il miliardo chiesto dall’Ue per BpVi e Vb. I due Cda affidano le loro speranze al ministro Padoan

PADOVA. «Le Fondazioni associate in Acri non intendono mettere più un euro». Più che la dichiarazione, è il tono usato da Giuseppe Guzzetti a dare l’idea del clima che si respira nel sistema bancario allargato.

Perché il presidente Acri (l’associazione delle fondazioni di origini bancarie) e di Cariplo è stato il grande sponsor della creazione di Atlante. Oggi nessuno vuole mettere in conto nuove svalutazioni rispetto a quelle già contabilizzate negli ultimi trimestri.

Dunque cade nel vuoto l’appello rivolto dalla Popolare di Vicenza, che ieri ha concluso il Cda con una nota che recitava così: «Il consiglio ha invitato l’amministratore delegato a verificare la posizione di Quaestio Sgr, gestore del fondo Atlante (azionista al 99,3% della Banca), in merito alla sua eventuale partecipazione all’operazione di ricapitalizzazione prevista».

Appello analogo arriva anche da Veneto Banca, riunita a Milano: «Il cda ha riaffermato la piena fiducia nella prospettiva di aggregazione con Banca Popolare di Vicenza come condizione per il rilancio e ha dato mandato al proprio amministratore delegato Cristiano Carrus, di verificare la disponibilità di Quaestio Sgr, gestore del fondo Atlante (azionista al 97,64%), a partecipare all’operazione di ricapitalizzazione precauzionale il cui percorso è stato da tempo avviato».

Un duplice appello su cui pesa il “no” di Giuseppe Guzzetti: già esponente di primo piano della Democrazia Cristiana e da decenni ai vertici del potere bancario, Guzzetti non è uomo da prese di posizione nette.

Il cambio di stile rafforza l’idea del messaggio che l’Italia vuole trasmettere ai funzionari di Bruxelles: la richiesta di trovare privati che mettano un miliardo di euro per capitalizzare le perdite prevedibili delle banche venete non è percorribile. Se non altro perché nessuno vuole prendere una posizione destinata ad annullarsi quando vi sarà la ricapitalizzazione da sei miliardi da parte dello Stato.

Altrettanto netto era stato giovedì il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, quando aveva escluso la possibilità del bail in, che chiamerebbe anche i possessori di obbligazioni senior (quelle più sicure) e i correntisti con depositi sopra i 100 mila euro a contribuire al salvataggio.

Le certezze finiscono qui perché i burocrati dell’Unione europea non hanno alcuna voglia di recedere dalle proprie posizioni e i sondaggi per trovare le risorse sul mercato sono qui falliti.

Anche perché Atlante 1 ha esaurito le risorse e il denaro rimasto in cassa ad Atlante 2 servirà per acquistare i crediti deteriorati delle banche in crisi, tra cui Mps e le due venete.

Insomma la coperta è corta e se si tira in una direzione (equity), resta scoperta l’altra (Npl), lasciando irrisolto il problema. Di certo c’è che il governo italiano sta cercando di spostare la partita da un piano strettamente tecnico a quello politico.

In teoria, la Dg Comp della Commissione Europea dovrebbe essere immune a pressioni esterne, ma è immaginabile che di fronte al rischio di una crisi a catena per il sistema bancario italiano possa mostrarsi un pochino più flessibile.

Così tutte le speranze sono rivolte alle mosse del ministro Padoan. «Siamo totalmente allineati con il ministro dell’Economia e il governo», ha sottolineato il presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Mion, ribadendo i concetti espressi ieri nell’intervista su questo giornale.

«Bisogna chiederlo a Padoan», ha risposto Guzzetti a chi gli chiedeva come si troverà la quadratura del cerchio. Mentre Fabrizio Viola, amministratore delegato dell’istituto berico e “plenipotenziario” dell’azionista Atlante, ha preferito concentrarsi sull’azione che sta portando avanti il management per favorire un rapido ritorno alla normalità.

«Stiamo lavorando», ha sottolineando. Per poi auspicare «che i tempi siano brevi, anche se non posso fare previsioni».

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