Mps, c'è l'accordo tra la Ue e il Governo italiano. E per le venete?

Fabrizio Viola: forse ora che si è chiusa l'intesa per Monte dei Paschi ci sarà più spazio per lavorare al dossier di BpVi e Veneto Banca

BRUXELLES - La commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan hanno raggiunto l'accordo sul piano di ristrutturazione di Montepaschi che renderà possibile la ricapitalizzazione precauzionale della banca in linea con le regole degli aiuti di Stato. Ne dà notizia la stessa Commissione europea.
L'accordo, indica la Commissione europea, «è condizionato alla conferma parallela da parte della Bce che Mps è solvente e soddisfa i requisiti di capitale sull'ottenimento dell'Italia della conferma formale sulla base delle regole sugli aiuti di Stato. La commissaria Vestager ha dichiarato che l'accordo con Padoan «è un passo avanti per Mps e il settore bancario italiano che permetterà all'Italia di iniettare capitale nella banca come precauzione, in linea con le regole europee, limitando gli oneri sui contribuenti italiani».

Mps, ha aggiunto la responsabile della concorrenza Ue, «sopporterà una profonda ristrutturazione per assicurare la gestione, ristrutturazione che includerà la pulizia del bilancio dai non-performing loans». Infine, la speranza che ciò permetterà a Mps «di focalizzarsi sui prestiti al business italiano e sul sostegno dell'attività economica».

Soddisfazione anche da parte del vicepresidente della Commissione responsabile di euro e mercati finanziari Valdis Dombrovskis. Le regole Ue, in particolare la direttiva sulla risoluzione bancaria, ricorda Bruxelles, offre a una banca solvente, a patto che siano rispettati alcuni criteri relativi alla ricapitalizzazione precauzionale.

L'aiuto pubblico può essere dato come «precauzione», per prepararsi a possibili necessità di capitale di una banca che si materializzerebbero se le condizioni economiche dovessero peggiorare.

Dunque, non farebbe scattare la risoluzione. Dato che la ricapitalizzazione precauzionale comporta l'uso di denaro dei contribuenti, le regole Ue assicurano che l'uso di fondi pubblici sia iniettato solo in una banca che è considerata produrre profitti nel lungo termine.

Ciò richiede che la banca affronti un piano di ristrutturazione con l'obiettivo di garantire questo risultato.

Inoltre, lo Stato deve essere «remunerato in misura sufficiente» per l'iniezione di capitale, gli azionisti e i detentori di obbligazioni junior «devono contribuire ai costi per limitare l'ammontare dei fondi dei contribuenti».

La notizia arriva mentre è in corso la riunione del consiglio di amministrazione di Popolare di Vicenza.

L'Ad Fabrizio Viola, interpellato sulla quesione, ha risposto che la chiusura dell'accordo con la Ue su Mps potrebbe facilitare il lavoro per il salvataggio delle banche venete: «Nella misura in cui dossier si chiude, probabilmente c'è più spazio per lavorare sul nostro»,

In tema di rafforzamento patrimoniale, l'intervento di fondi di private equity nelle banche venete chiesto dalla Ue come condizione per dare via libera alla ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato "è un'ipotesi", ha  confermato Viola.

Quanto alle dichiarazione dei vertici di Poste Italiane, che sembravano di apertura almeno alla possiblità di valutare un intervento, Viola si è limitato a dire: «Non ho avuto modo di verificarlo».