I Balcani, mercato strategico per l'Italia e per le Pmi

L'interscambio con la regione vale 7,5 miliardi di euro, ha ricordato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, oggi a Trieste per il summit sui Balcani. «Firmeremo accordi per 200 milioni per creare occasioni di lavoro per i giovani europei». Opportunità anche per le Pmi italiane, ha aggiunto il ministro Carlo Calenda

TRIESTE - I Balcani sono «un mercato di 20 milioni di consumatori con una forte attrattività data anche dalla prossimità» in un’Italia che è il secondo paese per relazioni commerciali con la regione dei Balcani occidentali.
Così il ministro degli Esteri Angelino Alfano oggi a Trieste all’apertura del Business Forum.
«L’interscambio con l’Italia è di circa 7,5 miliardi (circa 4 miliardi di export nazionale verso i sei Paesi, e circa 3 miliardi di import)» ha precisato Alfano, mentre «duecentocinquanta sono le imprese italiane già presenti nei Balcani, per 5,5 miliardi di investimenti nell’area. L’attrattività dei Balcani occidentali non ha radici in motivi strettamente economici, ma anche politici», ha precisato Alfano riferendosi all’Unione europea.

«La sfida dell’Ue è dare occupazione ai giovani europei per evitare che pensino che l’Ue non sia una soluzione ma, addirittura, sulla spinta di nazionalismi crescenti, che sia il problema. «Questo non deve essere il vertice dei desideri, ma quello dei risultati» ha detto ancora il ministro.

«È necessario varare un’agenda economica per accompagnare il processo d’integrazione europea della regione dei Balcani occidentali. Operazione - ha aggiunto - che è nel nostro interesse nazionale, ma anche in quello della stessa Unione Europea».
Alfano si è inoltre pronunciato sull’attuale stato di salute della Ue: «La fiducia degli investitori nell’eurozona in questo momento è molto alta. Oggi si parla molto di ritorno di dazi e barriere, mentre l’Europa deve fondarsi sul libero scambio, che è uno dei temi di questo vertice».
Vertice in cui l’Italia giocherà un ruolo importante: «Da parte nostra c’è il desiderio di condividere il modello italiano delle Pmi con la regione balcanica - ha spiegato Alfano -. Nell’ambito del summit firmeremo accordi per 200 milioni di euro, si tratta di investimenti in trasporti, energia, innovazione e ricerca. L’obiettivo principale è creare occupazione per giovani europei».


«Dove passano le merci non passano i soldati, dove vi è integrazione economica non ci sono guerre», è dunque «nel nostro interesse integrare la regione nell'Unione Europea» ha ribadito Alfano.

Esportare e investire nei Balcani occidentali per la piccola e media impresa italiana è «una priorità strategica».

Lo ha confermato oggi a Trieste il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Chiudendo il Business forum al quale hanno aderito circa trecento imprese italiane e della sponda adriatica orientale, il ministro Calenda ha prospettato che al di là del già intenso interscambio esistente oggi, «le Pmi italiane inevitabilmente guarderanno a questo mercato mercato di ’prossimità’».

Rivolgendosi proprio ai ministri dei sei Paesi balcanici (Serbia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Kosovo e Albania) Calenda ha annotato come la Pmi italiana in genere privilegi accordi di partnership con imprese locali, «che si traducono anche trasferimento di know-how».

«Sentiamo il processo di integrazione dei Balcani in Europa come un preciso interesse» del sistema Italia, che pertanto vogliamo supportare: oggi occorre solo «decidere la velocità» di questo processo, ha aggiunto, dando dunque «voce» alla richiesta alla Ue della presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani «di ripensare all’allargamento in modo più efficace».

Un percorso che per la Pmi italiana si potrebbe tradurre in particolare in possibili sviluppi nei settori del legno, del tessile e dell’energia, ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria Licia Mattioli, segnalando la facilità di nuove sinergie in considerazione della presenza di un fondamentale tessuto della piccola e media industria: del 95 percento in Italia, addirittura del 99,7 per cento nelle sei Nazioni dirimpettaie.

Da parte delle istituzioni, ha infine puntualizzato Calenda, deve giungere un impegno chiaro nei campi dei trasporti, della connettività digitale e dell’energia (proprio oggi il ministro ha siglato l’accordo per integrare il mercato elettrico dei Western Balkans con quello europeo), impegni «abilitatori» del successivo lavoro che deve fare l’impresa.