Continuano i sequestri a Zonin: oggi tocca alla cantina-museo

Operazioni più lunghe del previsto: le stanze ispezionate piene di oggetti di pregio Ma i quadri sono privi di certificazione: servirà una perizia per stabilirne il valore

MONTEBELLO VICENTINO. Le operazioni sono andate più lunghe del previsto. E dopo due giorni, il sequestro dei beni di Gianni Zonin custoditi nelle 24 stanze della villa settecentesca di via XXIV Maggio a Montebello Vicentino, non si è ancora concluso. Si prosegue oggi pomeriggio col sotterraneo in cui si trova la cantina-museo.

Ieri gli avvocati dei risparmiatori Michele Vettore e Renato Bertelle, insieme agli ufficiali giudiziari, hanno completato (dalle 8 del mattino alle 19) le stanze del piano terra. Che erano piene, zeppe di oggetti: dai tappeti persiani, all’argenteria, dai soprammobili ai mobili di pregio. Come lo splendido tavolo verde che giganteggia nella sala riservata al gioco del biliardo. Tantissimi anche i quadri, sui cui i legali riponevano grandi speranze quanto al valore.


Ma qui sta il problema: nessuna delle opere del XVI, XVII e XVIII secolo è accompagnata dalle certificazioni che ne attestino autore e provenienza. Gli avvocati le hanno chieste, ma si sono sentiti rispondere che si tratta di acquisti risalenti nel tempo e che i documenti non ci sono. La conseguenza? Presto detta: senza alcuna certificazione, i quadri sono equiparabili a croste. Almeno in questa fase, quella dell’inventario. In futuro, se i sequestri verranno confermati, le parti incaricheranno i periti per far stimare l’opera. Ed è in quel momento che, probabilmente, si aprirà una nuova fase del braccio di ferro tra risparmiatori e famiglia Zonin: la guerra delle perizie. Nel frattempo l’ex presidente BpVi cercherà di cancellare i sequestri fatti in questi giorni, rivolgendosi al tribunale del Riesame. L’avvocato di famiglia, il professor Enrico Ambrosetti, arrivato ieri nella villa di Montebello, lo ha detto chiaramente: «Impugneremo tutti i sequestri, faremo ricorso al Riesame». Insieme a lui c’era il figlio più grande di Zonin, Domenico, che ha garantito - in villa - il clima di cordialità del giorno precedente. Tanto da incaricare la governante di servire il caffé agli “ospiti”.

Oggi l’inventario verrà chiuso con il sopralluogo nella cantina-museo dove sono custoditi i vini pregiati e i regali ricevuti dall’ex banchiere nel corso dei suoi viaggi. A quel punto sarà possibile definire l’ammontare complessivo dei beni sotto sequestro anche se - come è apparso chiaro fin dall’inizio - si tratta di una cifra di gran lunga inferiore ai 19 milioni complessivamente autorizzati dal giudice Roberto Venditti ai due avvocati (in rappresentanza di circa 300 risparmiatori). «L’integrazione si farà coi sequestri immobiliari», precisa l’avvocato Vettore, «Lì c’è la sostanza. Noi e gli altri legali avremo la possibilità di cercare i beni di Zonin ovunque, fino al raggiungimento della cifra autorizzata».

Intanto sono scattati ulteriori sigilli, da parte di altri avvocati degli ex soci, come quelli alla quota del golf Club di Brendola (mille euro di valore). Il punto è che di intestato al banchiere è rimasto ormai poco e, per esempio, la tenuta aquileiese - dove avvenne il famoso incontro tra Zonin e Vincenzo Consoli di Veneto Banca in vista di un “matrimonio” tra le due Popolari - non compare nelle visure riferite al banchiere. Non compare neppure la villa di Montebello, tuttavia la cessione della stessa al figlio Michele è avvenuta nel 2016, in un periodo “sospetto”, tale da far ritenere al giudice che Zonin - indagato per il tracollo della banca - volesse disfarsi dei beni sottraendoli alle garanzie delle parti civili.

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