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Area a caldo della Ferriera, stretta finale: «Il 27 marzo parte l’iter di spegnimento»

La Regione ufficializza la data annunciata dalla proprietà. La procedura al via senza firma sull’Accordo di programma

Diego D’Amelio
2 minuti di lettura

TRIESTE. È stato annunciato e rimandato più volte, ma stavolta il momento della chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola potrebbe essere davvero arrivato. Ne è convinta la Regione, che ieri con l’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro ha indicato il 27 marzo come data di avvio dello spegnimento della cokeria, seguito la settimana successiva dal graduale stop del resto dell’impianto per la produzione di ghisa e della centrale elettrica.

«La società annuncia lo spegnimento dalla fine di marzo», sottolinea Scoccimarro, precisando che «oggi (ieri, ndr) Acciaierie Arvedi ha dichiarato che indicativamente dal prossimo 27 di marzo partirà la fase di spegnimento della cokeria, poi la settimana seguente sarà la volta di altoforno, agglomerato e centrale». L’azienda ha così risposto alla nota inviata da Arpa Fvg per avere chiarimenti sulle procedure di spegnimento e sicurezza, dopo l’ultimo tavolo del gruppo di lavoro nominato dal prefetto Valerio Valenti.

Difficile però che il Covid-19 permetta una stipula dell’Accordo di programma in tempo utile per il 27 e dunque l’azienda agirebbe fuori dalla nuova cornice. Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli aveva infatti assicurato che la firma dell’intesa sulla riconversione sarebbe arrivata nella prima settimana di marzo, ma l’emergenza coronavirus e l’autoisolamento dell’esponente triestino del Movimento 5 stelle hanno ritardato la fumata bianca tra azienda e istituzioni.

Le cose sembrano essersi comunque definitivamente sbloccate, prima con il via libera all’accordo sindacale e poi con l’intesa fra gruppo Arvedi e Piattaforma logistica per la cessione dei terreni dell’area a caldo. Nel testo finale mancano però ancora due aspetti fondamentali: l’aggiornamento del piano industriale dovuto all’ingresso nella partita di Plt-Icop e gli aiuti pubblici a sostegno della bonifica e della riconversione produttiva e logistica.

«I chiarimenti delle Acciaierie Arvedi – continua Scoccimarro – in merito all’imminente spegnimento dell’area a caldo sembrano delineare un quadro più chiaro del prossimo futuro, anche nel rispetto della sicurezza, viste le numerose simulazioni effettuate per quanto riguarda lo “storico” spegnimento della cokeria, che non avviene da oltre 20 anni». Non sarà un’operazione on-off: chiudere un altoforno richiede un processo complesso e delicato anche sotto il profilo della sicurezza e di un possibile – per quanto limitato nel tempo – impatto ambientale. Per questo la società di Cremona conta di impiegare professionisti già coinvolti nello stop all’acciaieria di Piombino.

Pur avendo più volte lanciato ultimatum sulla data di chiusura, puntualmente rinviati per il protrarsi delle trattative sull’Adp, il gruppo Arvedi sembra stavolta convinto di arrivare in fondo. L’avvio dello spegnimento è peraltro dettato anche dall’opportunità di ridurre le presenze in fabbrica durante l’epidemia di coronavirus e dall’esaurirsi delle materie prime stoccate a Servola, se nella lettera ad Arpa la società scrive di avere carbone e minerali sufficienti per far marciare l’impianto a ritmo ridotto non oltre la fine mese.

Scoccimarro vede alla portata la possibilità di staccare il dividendo politico della chiusura e rivendica di averne creato i presupposti: «Un iter avviato un anno fa con trattative dirette con il cavalier Arvedi e l’ad della società Caldonazzo, che hanno portato allo scambio formale di lettere tra me e la società in cui per la prima volta la stessa si è detta “disponibile a trattare”». E sul futuro Scoccimarro impegna la Regione, «garante dal punto di vista ambientale e occupazionale, di uno sviluppo finalmente sostenibile in un’area residenziale della città».




 

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