La contromossa dei Benetton: spacchettare Aspi e quote sul mercato

Atlantia: «Cdp sta ponendo ai soci condizioni inaccettabili». L’obiettivo è creare una public company quotata in Borsa

«Cdp nella trattativa su Autostrade sta ponendo condizioni inaccettabili per i nostri soci», fanno sapere da Atlantia. Che per questo decide di cambiare schema di gioco. Due le strade indicate dal cda della holding che fa capo alla famiglia Benetton, comunicate al mercato e notificate al governo in una lettera indirizzata a palazzo Chigi, al ministero dell’Economia e a quello delle Infrastrutture: «Vendita tramite un processo competitivo internazionale - gestito da advisor indipendenti - dell’intera quota dell’88% detenuta in Autostrade per l’Italia, al quale potrà partecipare Cdp congiuntamente ad altri investitori istituzionali di suo gradimento, come già ipotizzato nella lettera» inviata al governo il 14 luglio; oppure, in alternativa, «scissione parziale e proporzionale di una quota fino all’88% di Autostrade per l’Italia mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in Borsa, creando quindi una public company contendibile».

Nella quale, è il sottinteso, Cdp volendo può sempre entrare, certamente sborsando di più di quanto previsto sino a ieri. La svolta arriva a 24 ore dall’inaugurazione del nuovo ponte San Giorgio a Genova,che dopo il crollo del Morandi, inevitabilmente è stato assegnato in gestione ad Aspi.

«Il Consiglio di amministrazione di Atlantia - spiega la nota diffusa ieri assieme ai dati della semestrale che causa Covid registrano un calo dei ricavi del 34% a 3,71 miliardi e 772 milioni di perdite - ha ritenuto di dover individuare - con spirito di buona fede – soluzioni alternative idonee comunque a giungere ad una separazione tra la società ed Autostrade per l’Italia, che diano certezza al mercato, sia in termini di tempi che di trasparenza, nonché della irrinunciabile tutela dei diritti di tutti gli investitori e stakeholders coinvolti.

Asta internazionale o scissione, secondo Atlantia, consentono alla società di assolvere comunque agli impegni presi col governo. «Le suddette due operazioni potranno essere condotte in parallelo, fino ad un certo punto – è precisato ancora nel comunicato - .

È infatti già prevista una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione di Atlantia per il 3 settembre per esaminare e approvare il progetto di scissione».

Lo schema proposto, in realtà, è un po’ diverso da quello concordato a metà luglio col governo, schema che prevedeva un aumento di capitale a favore di Cdp, che avrebbe dovuto rilevare una quota del 33% investendo 3-4 miliardi di euro in modo da garantire sviluppo e nuovi investimenti, e quindi la cessione diretta del 22% a soci graditi alla stessa Cassa.

«Allo stato si rilevano concrete difficoltà nel proseguimento positivo delle trattative, non solo per concordare la definizione di meccanismi volti alla determinazione di un valore di mercato di Autostrade per l’Italia - hanno spiegato da Atlantia - ma anche per effetto di richieste avanzate da parte di Cdp su ulteriori impegni al di fuori di quanto rappresentato nella lettera del 14 luglio», come la richiesta di manleva.

«La decisione del cda di oggi intende individuare un percorso certo per la separazione di Aspi da Atlantia. L'operazione è in linea con gli impegni assunti con il Governo e da noi sottoscritti con la comunicazione del 14 luglio» ha commentato il ceo di Atlantia Carlo Bertazzo, che in serata assieme al presidente Fabio Cerchiai si è recato nella sede della Cassa depositi confermando così nei fatti la «disponibilità a proseguire il confronto già avviato».

Nella lettera inviata al governo la holding dei Benetton ha però puntualizzato che «ogni operazione societaria è di esclusivo competenza degli organi deliberanti di questa società». E a sua volta Bertazzo ha spiegato che, «la scelta, che dovrà comunque passare per una assemblea straordinaria, risponde anche alle richieste che ci sono pervenuteda diversi soci italiani e internazionali, ai quali dobbiamo dare garanzie che questo percorso sia trasparente e operato in ogni suo aspetto secondo regole di mercato».

E non a caso gli inglesi del fondo Tci, che controlla il 6% della holding e che in queste settimane hanno attaccato a più riprese il governo, hanno subito fatto sapere «di sostenere in pieno le soluzioni di Atlantia». La svolta lascia invece fredda Cdp intenzionata comunque a proseguire, ma senza abbandonare lo schema iniziale.