Il dramma post Vaia dei boschi bellunesi, tra prezzi crollati e insetti killer 

Le imprese non raccolgono i tronchi, si rischia una bomba fitosanitaria anche per la presenza del temibile bostrico. E poi c'è il timore degli incendi. Unica speranza: la produzione di cippato, ma è magra consolazione

BELLUNO. Adesso il nemico numero uno è il bostrico, l’insetto che secca il legno, seguito dal rischio di incendi. E mentre il valore del legname schiantato dalla tempesta Vaia oltre un anno e mezzo fa, e bloccato nei boschi anche dall’emergenza Covid-19, va inesorabilmente diminuendo, i sindaci tirano le somme non senza qualche apprensione. Tanto che qualcuno ammette: «Se continua così, ci vedremo costretti a breve a pagare pur di farci liberare i boschi, per evitare il loro ulteriore deterioramento. Altro che guadagnare (anche poco) dalla vendita del legname...».

Diversamente dal Comelico, dove proprietari del bosco sono soprattutto le Regole, nel resto della provincia sono gli enti pubblici a detenere la maggioranza dei boschi, insieme ai privati. E in alcune zone siamo ancora al giorno zero, cioè non è stato esboscato, ovvero tirato fuori dal bosco, nemmeno un tronco di quelli schiantati dalla brutalità della tempesta Vaia.

Dario Scopel, sindaco di Seren del Grappa

Ma perché?

«La situazione, che già non era facile», sottolinea Dario Scopel, sindaco di Seren del Grappa, «sta diventando veramente grave. Prendiamo il caso del mio Comune: noi abbiamo legname di bassa qualità, adatto soprattutto a fare pallet, ma la crisi economica blocca anche questo tipo di richiesta, e le imprese boschive non hanno un interesse economico, quindi, a tirare fuori il legno dai boschi. I prezzi si sono abbassati ai minimi storici. Così adesso abbiamo legname a terra da quasi due anni e dilaga il bostrico che danneggia non solo il materiale a terra, abbassandone il valore e riducendolo a quello del semplice cippato, ma può a breve intaccare anche quello rimasto in piedi, con il rischio di vedere morire le piante risparmiate dalla tempesta Vaia».

Voi come vi siete mossi?

«Abbiamo fatto dei bandi di vendita e firmato contratti con imprese boschive garantiti anche da fidejussioni. Questo ci protegge dal punto di vista del rispetto del contratto, ma se poi le aziende lasciano i tronchi schiantati dove sono, perché è troppo oneroso asportarli, rischiamo la bomba fitosanitaria. A me a questo punto interessa che venga portato via al più presto il materiale schiantato, ma per far questo bisogna rendere conveniente l’intervento alle imprese».

In Trentino hanno previsto incentivi per le aziende boschive che ripuliscono i boschi. Cosa ne pensa Scopel?

«Qualche anno fa, in Veneto erano stati fatti alcuni bandi regionali che finanziavano il taglio di lotti posti in condizioni difficili, su terreni impervi, per cui serviva, ad esempio, l’utilizzo dell’elicottero. Ecco ci vorrebbe un intervento rapido in questo senso».

Quanti metri cubi sono schiantati nel suo comune?

«10/15 mila metri cubi».

E quanto ne tagliavate ogni anno?

«Dai 1.000 ai 1.500. Per il nostro Comune Vaia è stata una grande botta, abbiamo perso circa 500 mila euro di valore. E il legname era un piccolo giacimento verde che ci consentiva, ad esempio, di non applicare la Tasi. I contratti dopo Vaia li abbiamo firmati con quattro imprese boschive del Feltrino, per un incasso presunto di 70 mila/100 mila euro, ma adesso su questa entrata pesa una grande sp

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PARLANO I SINDACI

Prima che diventi una vera emergenza ambientale, il legname schiantato deve essere portato via rapidamente dai boschi. Ma i sindaci fanno fatica a far rispettare anche i contratti già sottoscritti.

QUI SAN TOMASO

«Ancora nel giugno 2019, abbiamo appaltato a due ditte, una austriaca e una di Bolzano, l’esbosco degli schianti del comune di San Tomaso Agordino, ma ad oggi nemmeno un ramo dei 30 mila metri cubi a terra è stato esboscato. Sono boschi messi in posizione difficile, è stato necessario ripristinare un sistema di strade di accesso per portare via gli schianti. Poi il Covid ha imposto un mese di fermo totale. Non vedo focolai di bostrico sulle piante in piedi, forse qualcosa in una piccola zona sul monte Pelsa, ma è ovvio che il materiale a terra dopo un paio di anni si rovina». Parole del sindaco Moreno De Val, che si mostra seriamente preoccupato sul futuro dei boschi della montagna bellunese.

Cosa pensa di fare?

«Dovrò prevedere di chiedere, sulla ultima annualità dei fondi Vaia, uno stanziamento per pagare l’esbosco. Pagare per farsi portare via il legname, siamo arrivati a questo punto ormai. Perché è chiaro che si rischia il contenzioso fra proprietari e ditte boschive che si erano impegnate a pagare un certo prezzo che oggi appare totalmente fuori mercato».

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QUI RIVAMONTE

«Il taglio del bosco offriva al nostro bilancio comunale qualche opportunità in più», sottolinea Nino Deon, sindaco di Rivamonte Agordino, «ma Vaia ha colpito pesantemente le proprietà comunali. Sono rimasti a terra 25 mila metri cubi, quando ne tagliavamo mille all’anno, con l’abete che viaggiava a 40 euro al cubo, il larice anche a 70/80. Noi abbiamo venduto gli schianti ad una ditta austriaca, che aveva iniziato l’esbosco, però poi con il Covid tutto si è bloccato. Adesso spero che ritornino. Abbiamo venduto bene, a 30 euro al metro cubo, qualche Comune vicino ha venduto anche meglio, verso i 40, ma il problema è che adesso il lavoro si faccia. Poi ci sono i privati: qualcuno ha già pulito molto bene, dove il terreno era accessibile ai mezzi, ma qualcun altro fa fatica. Ed io come sindaco mi devo preoccupare della sistemazione di tutto il territorio comunale. Se parte un incendio il pericolo, in questa situazione, diventa grande».

Avete sollecitato le imprese austriache?

«Sì, ma sono in ritardo, hanno vari cantieri, fanno fatica a rispettare gli impegni, il mercato è completamente cambiato con il Covid e i tempi si allungano ancora».

Il problema maggiore?

«Il nostro Comune ha una superficie di 23 km quadrati, con 600 abitanti e 25 km di strade comunali da gestire. Il taglio del legno ci dava una mano per le entrate correnti, per la gestione. Una entrata ormai svanita, perché dopo Vaia, abbiamo avuto anche un’altra alluvione, nel novembre 2019, poi il Covid. Ed anche se l’attivazione regionale è stata puntuale, poi perdi comunque un anno prima di avere i fondi e tutto si complica».”

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QUI FALCADE

«Vaia in fondo ci ha graziati», sostiene Michele Costa, sindaco di Falcade, «perché abbiamo avuto solo 4/5 mila metri cubi di schianti. Ma a macchia di leopardo, in zone comunque disagevoli da esboscare, con costi impegnativi da sostenere. A luglio 2019 abbiamo fatto un bando ad un buon prezzo, circa 60 mila euro complessivi, ma la ditta altoatesina che se lo è aggiudicato, e che ci ha già pagato i primi anticipi, circa due terzi della somma totale, non è ancora intervenuta nel bosco, tutti gli alberi schiantati sono ancora a terra. Ed alle nostre comunicazioni di sollecito non abbiamo mai avuto risposta».

Come se lo spiega?

«Si erano incontrati all’inizio con il nostro ufficio tecnico, ci avevano assicurato che si sarebbero attivati, sapevo peraltro da altri colleghi sindaci che si erano aggiudicati altri bandi. Poi non abbiamo saputo più nulla. Fino a qualche settimana fa, quando ci è arrivata una comunicazione in cui ci spiegavano che, a causa del Coronavirus, non potevano iniziare i lavori, che il mercato del legno era saturo, che il prezzo del legno era caduto. In pratica non erano in grado di esboscare».

E voi?

«Abbiamo risposto che ci sono contratti da rispettare e che bisogna portare via il legname. A questo punto», sottolinea Costa, che è anche presidente dell’Unione montana agordina, «il problema è che hanno versato degli anticipi, che non sappiamo nemmeno, come Comune, se possiamo tenere o no. Non sappiamo se indire un nuovo bando per far fare i lavori, perché è la seconda estate che il legname è a terra ed il valore del legno si riduce drammaticamente, forse sarà buono solo per farne cippato, mentre aumentano i rischi di incendi boschivi ed il dilagare del bostrico, che ci aspettiamo da un momento all’altro, a seconda delle condizioni meteo. Per ora ci sono solo piccoli focolai e la situazione appare sotto controllo. Ma basta una settimana di condizioni sfavorevoli e l’insetto si può scatenare, per cui siamo in allerta».

Come pensa di muoversi?

«Come sindaco devo tutelare anzitutto la comunità di Falcade, sotto tutti i punti di vista; dapprima dobbiamo scongiurare che scoppi l’emergenza fitosanitaria. Al contempo con i nostri legali vedremo come far rispettare gli accordi economici, sperando di poter intervenire quanto.

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Tempesta Vaia, boschi in pericolo: Le imprese non raccolgono i tronchi, rischiamo bomba fitosanitaria

QUI VALLADA AGORDINA

«Il Comune di Vallada Agordina, nella disgrazia di Vaia può dirsi fortunato, perché la quantità di legname schiantato è stata modesta. Però l’impatto sul nostro bilancio comunale è pur sempre importante. E ci sono Comuni vicino a noi che hanno subito conseguenze ben maggiori. Per questo dobbiamo sollevare il problema, anche perché molti comuni non potranno fare più alcun progetto di taglio per i prossimi anni e si vedranno ridurre le entrate correnti». Parola del sindaco Fabio Luchetta, convinto che, nella gestione dell’emergenza legname, l’esperienza locale dei sindaci può offrire qualche buon suggerimento, che fino ad oggi non è stato pienamente recepito.

«Sollevammo il problema quando ero presidente dell’Unione montana Agordina. Già allora la logica diceva che una buonissima parte di questo prodotto sarebbe rimasto a terra. E così è stato. Si tratta peraltro di legname che, dopo tre anni, sarà buono solo per fare cippato. A questo si aggiunge il rischio bostrico. Noi dobbiamo ancora sgombrare, si dovrebbe iniziare fra una settimana, ma è stato difficile trovare le aziende che facessero il lavoro, soprattutto per gli schianti posti in posizione scomoda, non fronte strada.

«Le abbiamo trovate perché non abbiamo preteso grandi cifre, rinunciando al guadagno purché facessero il lavoro. Almeno che non sia un costo per l’ente, abbiamo pensato. Per chi invece ha venduto a prezzi più alti, adesso c’è il problema che le imprese boschive si tirano indietro. Ci troveremo l’11agosto, abbiamo una riunione convocata proprio su questi temi».

«Subito dopo Vaia», prosegue Luchetta, «si sarebbe potuto, da parte della Regione, interessare l’Unione montana agordina, che aveva conoscenza del territorio e», spiega Luchetta, «un partner di alto livello come il dipartimento Tesaf (Territorio e Sistemi agro-forestali) dell’Università di Padova, insieme al quale già qualche anno fa aveva stilato un progetto che prevedeva il controllo sulla filiera legno attraverso il dna di prodotto. Indicazioni utili per l’esbosco avrebbero potuto scaturire da lì, come linea guida operativa per affrontare l’emergenza, ma si è preferito agire diversamente.

«Adesso è tutto fermo, ed in varie zone dell’agordino non hanno ancora tolto dal bosco un solo metro cubo di legname schiantato. Tutti i piani di riassetto hanno sottostimato il problema e mancano gli strumenti legislativi per affrontarlo. Il legno, da risorsa quale era anche per il più piccolo Comune, rischia di diventare un problema di riordino ambientale. Ci aspettiamo dal nuovo soggetto attuatore, il Servizio forestale regionale, un netto cambio di marcia».

La riunione è stata indetta l’11 agosto da parte del Soggetto attuatore Settore ripristino ambiente e forestale, Gianmaria Sommavilla, che ha convocato, in Sala Bianchi a Belluno, tutti i sindaci interessati per discutere lo stato di avanzamento dei lavori di allestimento degli schianti nella Regione del Veneto e le prospettive per il 2021.

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EFFETTO BOSTRICO

Fonte: https://www.agraria.org/entomologia-agraria/tipografo.htm

Con il bostrico si deve saper convivere, consapevoli che le piante sotto stress o indebolite sono la miglior preda di questo insetto. Così come capita nell’uomo, quando sono gli individui con le difese immunitarie più basse i primi ad essere vittime di un virus. È per questo che la Regione Veneto, attraverso il suo Settore fitosanitario e con la collaborazione scientifica dell’Università di Padova, sta attuando un ampio piano di prevenzione e di contrasto, perché sono molte le piante in difficoltà dopo la tempesta Vaia.

Vai alla scheda sul bostrico

E il bostrico si sta espandendo a macchia d’olio in tutto il Bellunese, con un’accelerazione in questi ultimi mesi che appare davvero preoccupante. «Sì, la preoccupazione è molta – conferma il prof. Andrea Battisti, ordinario di entomologia forestale all’Ateneo patavino – e la gestione del fenomeno è estremamente problematica, perché varia da zona a zona. Col bostrico, insomma, bisogna saper convivere perché sarà sempre presente nel bosco».

Ma cosa è il bostrico?

«Il bostrico dell’abete rosso (Ips typographus) è un coleottero lignicolo, lungo 4-5 millimetri, che costituisce parte integrante del ciclo naturale del bosco; in un ambiente equilibrato non causa danni rilevanti, perché attacca e fa seccare normalmente solo le singole piante indebolite, che stanno vivendo una situazione di stress, come siccità, sradicamento dell’apparato radicale, scottature della corteccia. Le piante sane, invece, reagiscono con successo a normali attacchi con l’emissione di resina».

Ma quando diventa un’emergenza?

«Quando aumenta considerevolmente il numero di piante deboli, a causa ad esempio del cambiamento climatico, del forte impatto antropico o di un evento traumatico come una tempesta».

Le piante a terra a causa della tempesta Vaia rappresentano un veicolo che favorisce la diffusione del bostrico?

«Sì, soprattutto nel primo anno dopo lo schianto, adesso già meno; le piante abbattute vengono infatti colonizzate fino a quando la corteccia è ancora fresca, quando si secca è meno aggredibile. Quindi diciamo che era un veicolo fino alla primavera scorsa, adesso non più. Ora il bostrico cerca alberi in piedi, alberi verdi, quelli ovviamente più deboli nel contesto geografico, e può portarli a morte».

Come sta andando?

«Si sta espandendo rapidamente in tutto il Bellunese, anche se potremo avere una stima precisa solo da settembre in poi, perché le piante cambiano colore durante l’estate e soprattutto deve cessare l’attività alimentare del bostrico per fare una valutazione più precisa».

Il bostrico agisce rapidamente?

«Sì, una generazione di insetti, un ciclo completo, ha due mesi di vita; durante la stagione estiva possono aversi due cicli, anche tre a bassa quota».

Ma quali azioni di contrasto sono state intraprese? Come si sta intervenendo?

«Abbiamo attivato da aprile di questo anno – spiega Valerio Finozzi, funzionario tecnico dell’Unità organizzativa fitosanitaria della Regione, guidata da Giovanni Zanini – un’ampia rete di monitoraggio, così come avevamo fatto lo scorso anno, con 70 trappole distribuite in tutta la provincia di Belluno, 16 a Treviso e 15 a Vicenza. Una attività che stiamo svolgendo in collaborazione con Veneto Agricoltura».

In quali zone ?

«In tutta la provincia, dal Feltrino all’Agordino, dalla Val Boite al Comelico, Centro Cadore, Longaronese, Zoldano, Bellunese. Negli stesse località degli anni passati per poter avere un termine di paragone».

Di cosa si tratta?

«Sono dispositivi di cattura per monitorare le popolazioni dell’insetto, scatole con tampone imbevuto di feromone, una sostanza utilizzata dagli insetti stessi per attaccare le piante in stress, ma anche per attirare individui della stessa specie».

La popolazione di bostrico è in aumento?

«I dati parziali in nostro possesso ci dicono che, rispetto alla situazione degli anni passati e dello scorso anno in particolare, la quantità di insetti è in notevole crescita».

Se fossero stati portati via dai boschi gli alberi schiantati, avremmo corso meno rischi?

«Si è fatto quello che era possibile fare, ma è chiaro che molti schianti sono in zone impervie o inaccessibili e quindi gli interventi, che stanno proseguendo di zona in zona, sono stati resi più difficili, o talvolta impossibili, per le condizioni oggettive». —

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L'ERBA DEL VICINO TRENTINO

In Veneto, spiega un operatore del settore, ancora manca una vera regia per affrontare il problema fitosanitario legato al bostrico. Attualmente ci sono dei finanziamenti importanti per i lavori boschivi di recupero schianti, da parte della protezione civile e gestiti dalla Regione, ma riguardano i proprietari privati.

Per gli Enti pubblici non c’è nulla. I Comuni che hanno venduto all’asta (con i prezzi dell’anno scorso) sono sempre più in conflitto con le imprese che non riescono a fare i lavori, mantenendo il giusto guadagno, visto il crollo dei prezzi e le ridotte richieste delle segherie causate dal rallentamento dell’economia. In questa situazione molte ditte boschive stanno aprendo contenziosi con i Comuni proprietari al fine di modificare al ribasso i contratti in essere.

Le ditte trentine hanno fatto fronte comune e hanno minacciato il rischio del blocco totale delle utilizzazioni se non venivano ritoccati i contratti in essere. Il risultato è che la provincia di Trento ci ha messo una pezza, garantendo l’introito ai Comuni e sostenendo le imprese pagando un contributo a metro cubo esboscato.

Proprio in questi giorni, ha previsto un investimento di 1,5 milioni di euro, da parte dell’amministrazione provinciale, attraverso un incentivo a metro cubo netto di legname utilizzato a favore delle imprese boschive. Un analogo intervento è allo studio per i proprietari che utilizzano in forma diretta il legname schiantato o attaccato dal bostrico.

“Questo contributo”, si legge in una nota dell’ente, “evita l’insorgere di contenziosi tra proprietari e ditte boschive e favorisce il proficuo avanzamento delle attività di recupero schianti e messa in sicurezza del territorio. Servono misure urgenti su tutti i territori colpiti dalla tempesta Vaia e l’unico strumento di lotta al bostrico è il taglio e l’immediato allontanamento delle piante compromesse, in modo da prevenire la diffusione del contagio su altre piante”.

Ora sindaci e addetti ai lavori attendono una mossa dalla Regione Veneto, perché i tempi stringono.