Lo studio: 8 italiani su 10 vogliono la mascherina obbligatoria e più tamponi

Ecco i risultati di una analisi di Confindustria Dispositivi Medici sulla salute post Covid. Il coronavirus cambia le paure delle persone: forte preoccupazione per l’economia, ma anche di contagiarsi su mezzi pubblici e supermercati. Meno fiducia nel parere di medici e scienziati, ma gli italiani si percepiscono più prudenti rispetto agli altri

PADOVA. Ricercare nel terreno dell’irrazionale può dare esiti incomprensibili alla logica. Ma tant’è. Otto italiani su dieci chiedono l’obbligatorietà della mascherina e più tamponi per tutti. Però oltre 12 italiani su 100 ritiene che internet e i social network siano più affidabili degli scienziati. Siamo messi così. Il quadro emerge da un’indagine promossa da Confindustria Dispositivi Medici e realizzata da Community Research & Analysis sul sentiment degli italiani nei confronti della salute e del servizio sanitario.

La pandemia cambia dunque le paure degli italiani rispetto all’economia, alla salute e il grado di fiducia nella scienza. Sebbene sia forte la preoccupazione per l’economia del Paese per l’85,2% degli italiani, resta alto il timore di potersi contagiare (82,3%).

Per i veneti i luoghi ritenuti meno sicuri sono i supermercati 30,5% dei rispondenti, seguono i mezzi pubblici, 27,1%, al terzo posto sono gli incontri tra amici, 11,9%. Nella parte più bassa della classifica ci sono invece il luogo di lavoro e gli ambulatori medici e gli ospedali, entrambi ritenuti a timore contagio per il 10,2 per cento degli intervistati. Meno rischiosi sono ritenuti i bar e i ristoranti, 6,8% e l’incontro con i familiari.

Rispetto al contenimento della pandemia l’85,3% degli italiani si dice d’accordo a rendere obbligatorio l’uso della mascherina per tutta la popolazione, il 75,3% vorrebbe fare tamponi a tutti e il 63,3% ritiene necessario chiudere le attività e isolare i territori dove si verifica un focolaio.

Sorprende anche un 57,9% delle persone che ritiene necessario controllare gli spostamenti degli altri superando i limiti imposti dalla privacy. Permane uno strabismo percettivo: l’83% degli intervistati ha dichiarato di aver cambiato le proprie abitudini e di essere più prudente, ma ritiene che il 44,9% non abbia cambiato le proprie abitudini o alla lunga non lo farà più (34,6%).

Il Covid però ha soprattutto ridotto la fiducia nella scienza: per il 47,9% conta di più l’esperienza di chi ha vissuto una malattia rispetto a quella di un medico o di uno scienziato (era il 20,1% nel 2019). Per il 12,5% delle persone le informazioni mediche che si trovano in internet e sui social network sono più veritiere di quelle degli scienziati, mentre nel 2019 la percentuale si fermava al 3,6%.

Massimiliano Boggetti

“I dati che emergono ci fanno capire quanto gli italiani abbiano fiducia nei dispositivi medici come ausili salvavita  – commenta Massimiliano Boggetti, Presidente di Confindustria dispositivi medici –. Le persone hanno capito che le nostre tecnologie svolgono un ruolo fondamentale nel contrasto alla pandemia. Sono però molto preoccupato della mancanza di credibilità della scienza rispetto alle notizie trovate su internet, è un dato che non va sottovalutato e su cui tutti gli attori della salute devono investire per un’informazione di qualità. Condivido inoltre la preoccupazione per il futuro della nostra economia, che ha oggi bisogno di investimenti strategici per utilizzare al meglio i fondi europei per il rilancio del sistema salute. Rilancio che se vuole essere efficacie deve vedere coinvolta tutta la filiera della salute. Per questo sarebbe importante utilizzare i fondi del Mes e richiederli subito”.

Nel settore dei dispositivi medici (dalle siringhe, alle garze alle mascherine ai più complessi sistemi di diagnostica o di cura come per esempio i ventilatori polmonari, ma anche i biosensori, la robotica o l’intelligenza artificiale applicata alla salute, oltre alle stampanti 3D che un giorno permetteranno di stampare tessuti umani o interi organi) operano pezzi di eccellenza manifatturiera italiana. Un comparto che somma 11,4 miliardi complessivi, quasi 4 mila aziende oltre 76 mila dipendenti impiegati. In Veneto ci sono 472 aziende, oltre 10 mila dipendenti, 17 start up e una quota di export del 31,4 per cento.