Moratorie e liquidità. «Da Intesa Sanpaolo 2,5 miliardi di euro alle imprese venete»

Barrese: «Non è come nel 2008, a mancare è la domanda. Ma è fondamentale che le aziende continuino a investire»

L’INTERVISTA
 
«Quella che stiamo attraversando è una crisi da sospensione della domanda, completamente diversa da quella del 2008, e nel 2021 bisognerà continuare ad accompagnare le imprese con sostegno alla liquidità e allungamento del debito». Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, è fiducioso: «L’impatto della pandemia sull’economia, anche se in modo diversificato, è pesante. Ma con gli strumenti giusti le imprese riusciranno a mettersi alle spalle questa emergenza».
 
Barrese, dal vostro osservatorio qual è oggi la situazione dell’economia triveneta?
«Nel primo semestre 2020, le esportazioni del Triveneto hanno registrato, come era nelle attese dopo il lockdown di aprile e maggio, una contrazione percentuale a doppia cifra anche se di poco inferiore a quella nazionale, che equivale a una perdita di circa 6 miliardi di euro. In questa fase non premia stare fermi, le imprese devono continuare a investire e il ruolo della banca deve essere quello di accompagnarle in questa fase di ripresa, che implica anche il ripristino della fiducia. Da questo punto di vista, notiamo che le imprese non stanno interrompendo il ciclo degli investimenti».
 
L’impatto del Covid è trasversale?
«Il calo è stato quasi generalizzato, tuttavia alcuni settori si sono messi in evidenza mostrando una buona tenuta o addirittura una crescita delle esportazioni: in Veneto, ad esempio, l’agroalimentare è stabile, farmaceutica e chimica segnano delle crescite, la meccanica, pur avendo subito il colpo, ha avviato una ripartenza».
 
Prima faceva cenno agli strumenti per il sostegno alla liquidità e all’allungamento del debito, qual è stato l’impegno di Intesa Sanpaolo fin qui in questo ambito?
«Complessivamente le moratorie per la sospensione temporanea del debito sono state 530mila fra aziende e famiglie, di queste il 10% in Veneto. L’erogazione di credito garantito dallo Stato, invece, ci ha visto protagonisti di circa 210mila operazioni, di cui il 12% in Veneto. In valore parliamo complessivamente di finanziamenti Covid per 17 miliardi di euro, nello specifico 3,3 miliardi a Nordest, di cui 2,5 miliardi in Veneto».
 
Ed extra Covid qual è stato il sostegno all’economia?
«Nei primi 6 mesi dell’anno abbiamo erogato al Triveneto finanziamenti a medio e lungo termine pari a 4,8 miliardi in crescita del 56% rispetto allo stesso periodo del 2019. Certo le esigenze che stiamo riscontrando ora, dopo l’estate, sono minori. È fondamentale che le aziende continuino ad investire».
 
Pesa l’incertezza o siamo di fronte a una resa?
«La situazione è diversificata, la ripartenza a macchia di leopardo. Ma non possiamo dire che, in generale, le aziende stiano interrompendo il ciclo degli investimenti. Gli imprenditori sono preoccupati, ma non attendisti. In particolare, quelle che noi individuiamo come le imprese con dna vincente stanno continuando a programmare la crescita. Di fronte abbiamo un periodo dove essere più produttivi e veloci ma anche avere costi, ad esempio energetici, minori sarà fondamentale. Le imprese che intendono investire in innovazione, sostenibilità e qualità oggi necessitano di nuovi crediti ed è compito della banca trovare gli strumenti ideali per mettere nuove risorse a loro disposizione. Il nostro obiettivo è accompagnare tutte le imprese per un ritorno progressivo alla normalità».
Il rischio, però, è che ci siano molte imprese prive dei fondamentali richiesti dalle banche per erogare credito.
« È nel nostro ruolo fare di tutto per aiutare le imprese in difficoltà, nel primo semestre di quest’anno abbiamo riportato in bonis 4.300 aziende, di cui circa 400 nel Triveneto. Nel nuovo contesto sarà fondamentale per molti appartenere a una filiera: il Programma Filiere di Intesa Sanpaolo annovera già 700 grandi imprese in Italia con i loro 16mila fornitori e consente a un crescente numero di imprese di fronteggiare insieme nuovi bisogni indotti dalla crisi pandemica. Attraverso questo programma si riesce a dare credito a condizioni migliori, grazie alla segnalazione del capo-filiera, alle imprese appartenenti alla filiera stessa. La sensibilità da parte delle imprese leader per i fornitori strategici c’è».
 
L’integrazione con Ubi come procede?
«Da punto di vista commerciale procede a passo spedito anche se le due reti non sono state ancora integrate dal punto di vista informatico. Oggi, però, l’offerta a disposizione è comune, anche per quanto riguarda ad esempio le moratorie, la cessione del credito nell’ambito del Superbonus edilizio al 110%, l’uso a costo zero della rete Atm».
 
E dal punto di vista dell’impatto occupazionale che ricadute avrà?
«Recentemente è stato firmato un accordo con i sindacati per la staffetta generazionale, che prevede 2.500 assunzioni di giovani a fronte di 5mila uscite volontarie di gruppo. Presto per fare delle valutazioni territoriali, ma sicuramente avremo la massima attenzione per le aree dove eventualmente ci sarà una maggiore concentrazione delle uscite». —
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