Jesolo, il ristoratore controcorrente: «È giusto fermarsi, prima c’è la salute»

Luigi Serafin, titolare di due locali al lido, d’accordo con il senso dei provvedimenti contenuti nel dcpm: «Il governo però non ci deve lasciare soli, servono ristori e sgravi»

JESOLO (VENEZIA). «Giusto chiudere, però non ci devono lasciare soli». Luigi per tutti “Gigi” Serafin è titolare di due ristoranti al lido, l’Inferno in Pineta e il Granso da Gigi a due passi da piazza Mazzini, affacciato su via Bafile. Il primo è chiuso d’inverno, ma l’altro sarà aperto tutto l’anno, pur con tante incognite. Ci lavora tutta la famiglia: la moglie Mara, il figlio chef Giulio e poi Andrea, studente di Medicina che aiuta i genitori quando non non è all’università.

Come state vivendo questo momentodi nuove restrizioni severe?

«Non è per niente facile, perché dopo una stagione estiva tutto sommato buona stavamo rialzando la testa e adesso il nuovo decreto impone la chiusura alle 18, i tavoli con posti ancora ridotti e tutto il resto. Comprendo le proteste dei tanti colleghi del mio settore perché davvero la situazione è tesa. È anche vero, però, che i contagi stanno salendo in modo preoccupante e non possiamo far finta di nulla, anche se non sono certo i locali i responsabili di questa situazione».

Lei cosa pensa delle nuove restrizioni?

«Stando così le cose, dobbiamo tutti comprendere che ci vogliono misure drastiche. Non è stato deciso un nuovo lockdown vero e proprio, che sarebbe stato troppo per noi, ma una chiusura serale che in questo momento, e per un periodo limitato di tempo, può anche starci. Il governo, però, non deve limitarsi a questo. Noi faremo un sacrificio responsabile, terremo chiuso, chi ci governa deve predisporre tutto per il futuro, quando la tempesta finirà».

Cosa intende?

«Ci vogliono i ristori, da una parte, per affrontare nel breve periodo la perdita di incassi che inevitabilmente ci sarà. Ma bonus e ristori non possono bastare e sono misure soltanto contigenti per affrontare il momento difficile. Penso al dopo, quando sarà opportuno un vero sgravio fiscale, delle manovre per rendere più facile il nostro lavoro e senza il peso di tasse, lacci e lacciuoli burocratici».

Cosa chiedono i clienti oggi?

«Molti hanno paura. Tanta gente vuole mangiare fuori anche se inizia a far freddo. C’è tanta apprensione. Aspettano anche il secondo o terzo turno pur di stare fuori all’aperto e respirare l’aria».

Voi come vi siete adeguati?

«Abbiamo tolto circa 40 posti, ho di fatto dimezzato i posti a sedere, poi ci siamo attrezzati con igienizzanti, tovaglie usa e getta, pulizia e igienizzazione costanti. Noi come tutti i colleghi abbiamo fatto il possibile per adeguarci ai protocolli, e durante la stagione estiva abbiamo lavorato».

Metterà in cassa integrazione qualcuno?

«Non ancora, abbiamo tre persone a tempo determinato, poi ci sono gli stagionali. Adesso vedremo cosa dice il decreto e quali saranno i ristori, poi decideremo cercando di lavorare con la massima serietà e con il sorriso». —

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