Le Generali e il dividendo che vale oro per Trieste

Oggi il cda si riunisce per i conti semestrali. Francesco Slocovich presiede la fondazione Casali: «Senza la cedola del Leone dovremmo ridimensionare tutti i nostri interventi nel sociale e nella solidarietà»

TRIESTE Quando si raccontano le Generali è inevitabile riferirsi alle vicende dei grandi azionisti. Di questi tempi il palcoscenico triestino è occupato da Leonardo Del Vecchio dopo che la sua Delfin ha ottenuto da Bankitalia e Bce il via libera a salire fino al 20% del capitale di Mediobanca, della quale è già il primo socio con poco meno del 10%. Certo, sono soprattutto i grandi soci i soggetti autentici nella governance della compagnia da sempre considerata il vero crocevia finanziario e cassaforte del Paese. L’industriale di Agordo negli anni non ha mai fatto mistero di preferire un Leone più “pesante” in Europa e meno vulnerabile a possibili scalate. Ma cosa ne pensano i 190 mila piccoli azionisti, quella vasta platea di soci che con gli investitori istituzionali rappresentano oltre il 60% del capitale del Leone? Più che a discussioni o timori su eventuali mire estere, in questi giorni guardano soprattutto al dividendo che quest’anno viene pagato in due tranche accogliendo l’invito alla prudenza in tempi di pandemia di Bankitalia e Bce.

Oggi il cda, chiamato a esaminare i conti semestrali, dovrebbe infatti pronunciarsi sulla seconda rata della cedola in pagamento (0,46 euro dopo la prima rata di 0,50 euro già distribuita). Una decisione seguita con attenzione anche nel mondo del mecenatismo e della solidarietà triestino. Perchè l’oro di Trieste serve come il pane anche per tante iniziative di solidarietà messe in modo nei decenni dalle famiglie del capitale che ruotano ancora intorno a Generali. Almeno quelle che sono sopravvissute alle intemperie della storia.

«Ci sono tante istituzioni che contano sulla solidità di Generali per proteggere il patrimonio e svolgere le funzioni istituzionali delle fondazioni benefiche», sottolinea Francesco Slocovich che parla a ragion veduta. Presiede infatti una di queste istituzioni, la Fondazione istituita nel 1966 da Alberto e Kathleen Casali (lui è stato uno storico presidente della Stock nel dopoguerra) per soccorrere, con aiuti in denaro, famiglie e persone in situazioni di disagio economico.

Oltre 10 i milioni di euro erogati complessivamente in tanti anni di attività anche con il contributo di una seconda fondazione destinata a scienza e cultura e fondata da Kathleen nel 2001. Aiuti in campo sociale a persone bisognose (come il pagamento delle bollette), borse di studio, beneficienza, sovvenzioni culturali, restauri come quello del campanile di San Giusto, donazioni di apparecchiature mediche d’urgenza (necessarie soprattutto di questi tempi) rese possibili grazie anche a un cospicuo pacchetto di azioni Generali (circa 500 mila azioni) lasciato in dote dalla famiglia alle due fondazioni: «Senza i dividendi di Generali la nostra attività sarebbe fortemente ridotta. Saremmo costretti a compiere selezioni dolorose. Solo lo scorso anno abbiamo impegnato 400 mila euro», spiega Slocovich convinto che le Generali restano una grande risorsa per i tanti cassettisti della compagnia. «In 190 anni di storia (che il Leone festeggia il prossimo anno) e durante due guerre mondiali non abbiamo mai deluso i soci», ha detto al Piccolo tempo fa il capo della finanza Cristiano Borean.

Il gruppo guidato da Philippe Donnet, forte di un Solvency II molto solido (194% nel semestre) potrebbe insomma dare soddisfazione ai suoi azionisti. Commentando i risultati del primo semestre il Group ceo Philippe Donnet aveva confermato le politiche sulle cedole: «Intendiamo pagare il dividendo previsto». Oggi in cda le valutazioni finali. —

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