Top 100 Aziende Nordest, dal live streaming a teatro le ricette per costruire il domani

A Treviso l'analisi delle performance delle imprese migliori, i loro punti di forza e le prospettive in epoca Covid: bisogna accelerare la digitalizzazione: lo dice anche il sondaggio realizzato tra i partecipanti allo streaming

TREVISO, In diretta streaming dal teatro del Monaco di Treviso, la presentazione del dossier di Fondazione Nord Est e PwC sulle migliori aziende del Triveneto. Un evento digitale costruito con Azzurro Digitale e WeWave, seguito online sulla piattaforma del nostro gruppo editoriale da centinaia di protagonisti della scena economica del Nordest.

Il prossimo appuntamento sarà per lunedì 23, sempre in diretta ma questa volta da Udine, scoprire il programa e iscrivetevi qui sulla nostra piattaforma. Infine, da venerdì 20 in tutte le edicole il nostro Magazine: duecento pagine a colori con le schede sulle 100 aziende top e un ricco corollario di analisi di settore, al prezzo di 8.90 più il quotidiano cui sarà allegato.

Ecco come è andata

Le frontiere per la ripartenza, primo digitalizzare – di Roberta Paolini

«Una bussola e un cannocchiale per guardare più lontano in questo momento di tempesta». Così il direttore del Nordest Economia Paolo Possamai a Treviso per raccontare le Top 100 di Nordest Economia. Le migliori aziende del territorio narrate, questa volta, nello scenario inedito del distanziamento sociale e degli eventi in streaming dal Teatro comunale Del Monaco. Sono aziende, ha ricordato Possamai, che hanno caratteristiche comuni, oltre la dimensione, e cioè management, respiro internazionale e un capitale composto per la maggioranza dalla proprietà familiare.

«Un anno fa eravamo in questo teatro ed era pieno, tornare indietro nel tempo lascia sorpresi per ciò che poi è accaduto, ma tornare indietro nei numeri però dice come erano le aziende all’inizio della pandemia», sottolinea Filippo Zagagnin, partner di Pwc.

Le imprese Top 100 arrivano alla soglia della pandemia, quindi con i numeri del 2019, con una grande solidità patrimoniale, con una posizione finanziaria in forte equilibrio e con una predisposizione a reinvestire gli utili che hanno consentito a questi campioni di presentarsi al difficile e imprevisto appuntamento con la crisi sanitaria con una struttura forte. Andando a guardare i dati nel dettaglio, il grosso delle aziende Top sono venete, 72 in totale, la prima provincia per numero di aziende rappresentate nella classifica è Verona, quindi Vicenza con 16, Padova con 14 e Treviso che ne ospita 11. Il settore più significativo per fatturato è la grande distribuzione organizzata, che conta ricavi aggregati per circa 24 miliardi di euro.

In tutto le Top 100 sommano 105 miliardi di ricavi, 3,9 miliardi in risultato operativo. «Significativo - spiega Zagagnin - il livello degli utili reinvestiti, oltre il 70 per cento resta in azienda, e questo ha un beneficio anche sull’indebitamento, che risulta in calo di circa l’8 per cento». Un terzo di queste aziende ha una posizione finanziaria positiva. Le Top 100 descrivono dunque un territorio fatto di aziende in crescita, con un patrimonio molto solido, dove i settori forti sono la Gdo, l’abbigliamento e le calzature e l’auto.

Gianluca Toschi, ricercatore senior di Fondazione Nord Est, si concentra invece su come lo scenario sia stato modellato dal Covid. L’indice della produzione industriale a settembre era in calo del 14%, ricorda, un dato migliore rispetto al -20% registrato a giugno.

Spiega Toschi: «È difficile capire dove siamo oggi, ma ci sono alcuni elementi che vanno sottolineati. La pandemia ha accelerato uno dei processi già in atto come la digitalizzazione e la sostenibilità. Ma per fare politiche di upgrading le aziende hanno bisogno di investimento, l’Italia non ha ancora recuperato lo scotto del 2007 e 2011, gli investimenti sono ancora inferiori di oltre 8 punti percentuali rispetto al 2007. Abbiamo bisogno di ancora più investimenti, ce lo dicono anche alcuni numeri della ricerca di quest’anno».

Oggi, spiega Toschi, «ci troviamo di fronte ad una questione rilevante, il 51% delle imprese dice che un elemento è la liquidità». Il sistema è inondato di cash, per le politiche monetarie della Bce ma anche famiglie e imprese stanno restando più liquidi, come spesso avviene nei momenti di grande incertezza.

Per il futuro uno degli aspetti è capire come far affluire questa liquidità alle imprese, per investire. E infine conclude Toschi, «una volta terminato questo momento ci troveremo di fronte ad una ondata di operazioni di aggregazione, questo è un altro lato della medaglia».

Zagagnin e Toschi sottolineano, infine, quelli che saranno gli elementi abilitanti per l’economia del domani: sostenibilità, attrazione di nuovi talenti, sostenibilità e infine un altro asset sarà la trasformazione digitale.

Elementi che ricorrono anche nel sondaggio lanciato on line durante lo streaming della presentazione. Emerge che le aziende (il 67% dice che chiuderà il 2020 in contrazione e che questa crisi è peggiore di quella del 2008)nonostante la crisi sanitaria intendono investire per oltre il 58% in tecnologia, il 21,4% in capitale umano e il 20,2% in sostenibilità. La costruzione del domani partirà da questi tre asset.

I dieci velocissimi corrono come lepri  – di Gianluca Toschi

Tra i bilanci delle prime 100 imprese del Nordest spiccano quelli di dieci aziende che nel 2019 sono riuscite a far crescere contemporaneamente i ricavi e l’Ebitda con tassi decisamente superiori alla media. Le imprese “sprint” nel 2019 sono state:

  • Bottega Veneta
  • Costantin
  • Eurocar Italia
  • Hera Trading
  • Industries (Moncler)
  • Kering Eyewear
  • Pastificio Rana
  • Porsche Italia
  • Vega CarburantiVolkswagen Group Italia

Tre delle imprese sprint appartengono al sistema moda: Kering Eyewear Spa continua la crescita avviata già nel 2015 nel settore dell’occhialeria di lusso, crescita che in passato è avvenuta anche grazie all’acquisizione di nuovi marchi, Industries Spa (Moncler), già presente tra le imprese sprint dell’edizione precedente, riesce a crescere in tutte le aree geografiche anche grazie a strategie che l’avvicinano in modo originale al mondo del fast fashion e rendendo il proprio modello di business sempre più attento ai temi della sostenibilità ambientale e sociale, chiude il gruppo Bottega Veneta che è tornata a correre al ritmo al quale ci aveva abituato fino a qualche anno fa.

L’andamento del comparto non potrà che essere segnato dalla pandemia in atto che ha colpito il settore del retail in maniera pesante. Sarà interessante vedere come e quanto queste imprese sapranno seguire strategie alternative al retail tradizionale che sfruttano il digitale per raggiungere il cliente.

Sempre nell’ambito del “made in Italy” tra le dieci imprese sprint compare il Pastifico Rana che ha coniugato strategie di comunicazione innovative e di internazionalizzazione coraggiosa a politiche di completamento di gamma in un mix che si è rilevato vincente. Anche in questo caso il comparto risulta tra i più interessati dalla crisi e il riorientamento delle abitudini dei consumatori verso un maggior consumo di pasti a casa potrebbe favorire le imprese più orientate alla produzione per il consumatore finale.

Tre imprese (Volkswagen Group Italia, Porsche Italia e Eurocar) operano nel commercio di autoveicoli, un settore che pur in presenza di un mercato stabile ha vissuto, negli ultimi anni, fenomeni di aggregazione e razionalizzazione importanti, fenomeni simili a quelli vissuti nel comparto dei carburanti (Vega Carburanti e Costantin).

Dal canto suo Hera Trading continua il percorso di crescita avviato da diversi anni e le partnership da poco annunciate fanno presagire un ulteriore crescita dei valori nei prossimi anni.—

I driver dei capitani d’industria – di Riccardo Sandre

Sostenibilità, resilienza e responsabilità sociale. Sono questi alcune delle parole d'ordine che quattro grandi capitani d'industria hanno declinato, ciascuno in relazione al proprio business, come chiave del presente e del prossimo futuro durante il dibattito di presentazione di Top 100, il magazine dedicato alle cento maggiori imprese del Nordest.

Massimo Garavaglia, ad di De Longhi Group, Ubaldo Minelli, ad di Only The Brave (Diesel), Bruno Veronesi, presidente di Aia, e Matteo Lunelli, ad di Cantine Ferrari connesso da Trento, si sono confrontati sui temi dello sviluppo, della pandemia in atto e di un futuro quanto mai incerto. Quattro imprenditori, quattro protagonisti della vita economica del Nordest che insieme, nel 2019, fatturavano 6,7 miliardi di euro, dando lavoro a oltre 23 mila persone.

«Quattro protagonisti», ha detto Paolo Possamai nell'introdurre l'evento, «che hanno bussole e cannocchiali per guardare più lontano di altri in questo tempo di tempesta».

Ed è proprio il tema delle scelte prese durante le prime settimane della pandemia, e poi proseguite durante tutto il 2020 che ha aperto il dibattito tra i tre imprenditori presenti sulla scena del teatro Mario del Monaco di Treviso. Scelte di investimento e di sviluppo programmate nel tempo e non ritirate, scelte anche di accelerazione in ambiti strategici come quelli del digitale o della supply chain. Incisiva è ade esempio l'azione del gruppo Otb, quello del brand Diesel e del presidente Renzo Rosso, che durante il lockdown ha investito circa 100 milioni di euro di tasca propria (impattando così su una posizione finanziaria netta che a febbraio 2020 positiva per circa 130 milioni di euro) per sostenere la propria filiera produttiva. «In questi otto mesi la nostra stella polare è stata la solidarietà» ha detto Ubaldo Minelli l'ad di Otb, un gruppo da oltre 1,53 miliardi di euro nel 2019.

«Abbiamo scelto di sostenere le imprese della nostra filiera in difficoltà, ci siamo imposti un'autoriduzione volontaria dei compensi tra il 10 e il 45% (il presidente Renzo Rosso ha rinunciato al 50% dei propri emolumenti), abbiamo dato ancora maggiore impulso alle attività della nostra Fondazione senza tuttavia mai dimenticare i nostri programmi di sviluppo. Programmi di lungo corso attivati prima del Covid che ci garantiranno sul medio termine ottime soddisfazioni».

Ancora una volta per aziende che sono veri e propri motori trainanti di interi settori è la supply chain uno dei nodi strategici dello sviluppo. «Dopo uno shock iniziale soprattutto sulla supply chain siamo riusciti a rimettere in carreggiata l'azienda», ha ricordato Massimo Garavaglia, ad di De’ Longhi Group (2,1 miliardi di euro di fatturato nel 2019, circa 8000 dipendenti e 4 marchi di spessore internazionale al proprio arco: De’ Longhi appunto, ma pure Ariete, Braun e Kenwood).

«Grazie ai nostri collaboratori, a scelte coraggiose e ad un piano di investimenti che abbiamo voluto rimanesse immutato registriamo indicatori in crescita nei primi 9 mesi dell'anno e siamo fiduciosi non solo di potere chiudere il 2020 in positivo, ma di potere guardare ad una conferma delle nostre politiche di crescita nel medio periodo».

Positivi i risultati attesi anche dal gruppo Veronesi, che mentre macina fatturato anche nel pieno della pandemia affronta l'ingresso in azienda della terza generazione di proprietari. «Il Covid ci ha spinti a virare dal canale Horeca in grave difficoltà a quello della Gdo» spiega Bruno Veronesi, presidente di Aia cioè di un gruppo che fatturava nel 2019 3,057 miliardi di euro dando lavoro a circa 8.600 persone.

«Questo è stato un anno difficile a tutti i livelli ma credo chiuderemo bene anche il 2020. Abbiamo continuato a fare investimenti e continueremo a farli anche l'anno prossimo. Nel contempo stiamo procedendo all'inserimento in azienda della nostra terza generazione. Lo facciamo supportandola con un management di qualità».

In collegamento dalle cantine Ferrari di Trento invece il presidente e ad del Gruppo Lunelli, Matteo Lunelli. Il gruppo Lunelli fatturava nel 2019 circa 107 milioni di euro e dava lavoro a circa 300 operatori. L'imprenditore non ha nascosto le difficoltà di un 2020 difficile ma ha segnalato anche uno dei macro-trend su cui molti contano per il 2021.

Matteo Lunelli al Top 100:"Siamo in una tempesta, ma continuiamo a investire"

«Per noi il 2020 non sarà un anno di crescita e nemmeno per il sistema del lusso» ha detto Lunelli che è anche presidente della Fondazione Alta Gamma. «E tuttavia credo che il 2021 sarà un anno di ripresa per lo meno parziale. La nostra scommessa deve essere quella della sostenibilità perché credo che il trend modificherà strutturalmente molti mercati. Le nostre aziende in questo senso hanno un vantaggio: il made in Italy è sinonimo di qualità della vita e questo può fare la differenza nel prossimo futuro». —

La ripartenza secondo Destro – di Roberta Paolini

«Quando questa pandemia sarà finita ripartiremo ma saremo aziende diverse». Leopoldo Destro, neoeletto leader di Assindustria VenetoCentro, alla sua prima apparizione pubblica, chiude con il suo intervento l’evento di presentazione di Top 100 di Nordest Economia. «Parlare di industria e performance in questo momento è importantissimo, un atto di responsabilità notevole» dice Destro.

«Avete messo in evidenza gli esempi che fanno da traino al nordest e ciò è cruciale. Tenendo in considerazione che dietro c'è una piattaforma di imprese industria e manifatturiero molto importante, ma c’è anche il settore dei servizi che deve essere il matching con il settore dell'industria, c'è un potenziale tutto da esprimere».

«Questo sarà un anno complicato - prosegue -, più che nel 2008, ma è in questi anni che bisogna creare il nostro futuro. È adesso che dobbiamo iniziare a creare il nostro futuro. Uno slogan che avete usato per il vostro magazine ma che anche io nel programma per Assindustria Venetocentro ho messo al centro del nostro agire per i prossimi anni. Dobbiamo farlo, ma dobbiamo farlo insieme, tra di noi nel mondo imprenditoriale, ma anche con il mondo che ci circonda, penso alle università ai servizi al mondo delle camere di commercio. È fondamentale fare sinergia, fare pacchetto di mischia. Io che vengo dal mondo del rugby comprendo appieno quanto questo sia cruciale».

Da questi dati non positivi si parte, spiega ancora Destro, «ma è un anno particolare dove le aziende dicono di essere pronte ad investire su quelli che secondo me sono gli asset vincenti per il futuro: sostenibilità, innovazione e risorse umane che devono essere trasversali a tutto ciò. Leggevo nel vostro Top 100 un dato non incoraggiante su cui dobbiamo lavorare, e cioè la ferita di capitale umano che esce da questi territori. È obbligatorio che il nostro capitale umano resti qua, noi abbiamo una scuola e una università all’avanguardia e dobbiamo lavorare perché ci sia connubio con le aziende per fare in modo che questo capitale umano resti sul territorio. E dobbiamo essere attrattivi con asset come appunto tecnologia, sostenibilità e innovazione».

La sostenibilità è un elemento imprescindibile per poter restare nel mercato, ancor più in epoca Covid. «La sostenibilità – dice il presidente – non è solo un tema ambientale, ma coinvolge il ruolo sociale delle imprese ed il modo in cui esse stesse si organizzano e sono governate. Stiamo parlando di creazione di fiducia sul mercato, attrazione di nuovi consumatori, miglioramento del profilo reputazionale, attrazione di talenti, comunicazione del valore, riduzione dei rischi operativi, continuità delle forniture, ottenimento di finanziamenti per supportare la crescita e l’innovazione, possibili benefici fiscali e di accesso ai bandi pubblici. Il 60% del Recovery Fund da 209 miliardi sarà dedicato a questo sviluppo; un’opportunità da sfruttare in senso positivo».

L’impresa ha dimostrato dopo il momento più forte del lockdown un approccio combattivo. E quindi nel futuro una volta terminata la fase di emergenza sanitaria è da attendersi un rimbalzo. Destro, che di mestiere fa prima di tutto l’imprenditore, non può che essere positivo e appunto combattivo.

«Se non lo pensassi non farei l’imprenditore - dice - una volta uscite dal lockdown pesante le aziende hanno registrato un rimbalzo. È anche il sentiment che respiro colloquiando con i colleghi, c’è anche un portafoglio ordini in tante realtà che denota vivacità. Quando tutto ciò finirà si aprirà un ciclo positivo, ma le aziende dovranno essere diverse dal passato».

Effetto backstage- di Valentina Calzavara

Eventi in streaming, a teatro: il backstage del Top 100 di Nordest Economia a Treviso

Sul palcoscenico del teatro Del Monaco di Treviso solerti tecnici stendono metri di cavi, alzano i fari delle americane, accendono monitor, microfoni e collegamenti. Non ci sono attori in costume né sipari da calare. La platea è vuota ma il teatro è gremito di operatori ed esperti digitali. Mancano dieci minuti all’inizio della diretta streaming, una voce fuori campo avverte i protagonisti, che lentamente guadagnano il centro della scena.

Non è uno spettacolo ma un talk dal vivo online: che trasforma il teatro in una sorta di studio televisivo. Funziona così, l’evento al tempo del Covid del nostro Top 100. Nessuno in sala, ma spettatori collegati da remoto con il loro pc o con lo smartphone.

Potenza della tecnologia, virtù che diventa necessità. «L’idea di base è quella di realizzare lo stesso evento che avremmo montato davanti al pubblico in sala, solo che il pubblico ci seguirà da casa o dal suo ufficio: è lo stesso modello delle precedenti edizioni. Questa non è una situazione fittizia, è la realtà. Il pubblico è con noi, non è sul palchetto del teatro ma sul palco di casa» spiega Possamai, pronto a dialogare di visioni e futuro, di crisi e opportunità.

Nel backstage si lavora per realizzare questo evento. Dietro le telecamere un drappello di accompagnatori osserva incuriosito. Gli ospiti vengono microfonati, i cameramen ripassano le inquadrature, al mixer si provano le uscite di tutti i microfoni, la regia controlla i passaggi e guida il gruppo di lavoro. Si ripassa la scaletta, l’adrenalina da studio televisivo è palpabile anche se l’assenza del pubblico anestetizza il sentiment della sala e dunque bisogna immaginare di avere davanti le persone.

La diretta, poi, non consente né tagli né pause. Pochi istanti all’inizio, informa la cabina di regia. Tutti ai loro posti, come in una nave che si appresta a salpare. Non c’è tempo per colpi di tosse o esitazioni. «Abbiamo predisposto un sistema di regia video che porta l’evento a tutti gli spettatori collegati con noi online, vogliamo garantire loro l’esperienza migliore. Ci stiamo appoggiando alle piattaforme di Repubblica Tv» racconta il tecnico Giacomo Dimatore, mentre controlla che tutto funzioni dal punto di vista operativo.

Fa un certo effetto guardare il teatro da questa nuova prospettiva, in cui la platea è vuota e fa da sfondo ai protagonisti mentre le maestranze sono sul palcoscenico. E il pubblico c’è, numeroso, ma segue da remoto, applaude con un like e si appassiona dimostrandosi vicino anche se fisicamente lontano. Ad avere il polso dell’interazione è Silvia Orlando, intenta ad elaborare le risposte del sondaggio lanciato in Rete durante il live di Top 100. «Il pubblico sta partecipando con grande interesse» commenta soddisfatta «quando avrò tutte le risposte le trasmetterò su uno schermo di servizio per poi essere comunicate dal vivo». Dopo un’ora di diretta i saluti finali e i ringraziamenti del direttore.

«Buona la prima» esclama la regia. Le maestranze applaudono.—

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