Occhialeria, calzaturiero e tessile: crolla l’export dei distretti veneti

Il crollo registrato dai distretti veneti nel secondo trimestre (-32,8%) è il più profondo dalla crisi finanziaria del 2009 (-22,5%). Sono stati risparmiati solo i distretti veronesi dell’industria alimentare, che hanno segnato un aumento delle esportazioni (+1,4% Carni di Verona e +9,6% Dolci e pasta veronese)

PADOVA. Si salvano (in parte) l’agroalimentare, la farmaceutica e i poli tecnologici. Ma complessivamente la frenata è di quelle che lasciano il segno: a fronte di esportazioni in calo complessivamente del 14,4% nei primi sei mesi a Nordest (6,3 miliardi in valore), i distretti triveneti hanno fatto peggio (-18,5%) dopo un secondo trimestre disastroso (-31,3%). Significa che rispetto al secondo trimestre 2019, la pandemia ha presentato un conto da oltre 2,7 miliardi di cui oltre 2,2 miliardi in Veneto.
 
Il dato emerge dal Monitor dei distretti industriali del Triveneto a fine giugno 2020, curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. 
 
Basta dare un’occhiata ai “campioni” per farsi un’idea sull’impatto che sta avendo la pandemia sul tessuto economico: l’occhialeria bellunese, nell’arco di primi sei mesi, fa segnare un crollo del 40% delle vendite all’estero (-57% nel secondo trimestre), il calzaturiero del Brenta -41,6% in sei mesi (-66% negli ultimi tre), il tessile-abbigliamento di Treviso -29%, lo Sportsystem -22%. Ma anche la flessione del 5% del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, seppur più contenuta, la dice lunga.
 
«In questo difficile momento il nostro obiettivo è continuare a sostenere le imprese con i finanziamenti sia per la liquidità sia per investimenti; nei primi 9 mesi dell’anno abbiamo erogato al Triveneto finanziamenti a medio e lungo termini per 7,7 miliardi di euro, in crescita del 65% rispetto allo stesso periodo del 2019» sottolinea Renzo Simonato, direttore regionale Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige di Intesa Sanpaolo.
 
«Ora le imprese, dopo la discesa delle vendite del secondo trimestre, sono impegnate a recuperare il fatturato e rapporto con i propri clienti. La pandemia inoltre ha reso ancora più evidente la necessità di puntare a una crescita di lungo periodo basata sulla sostenibilità e in tutto questo la digitalizzazione può contribuire a realizzare soluzioni attente anche all’impatto ambientale. Di fronte abbiamo un periodo dove essere più flessibili per sviluppare nuovi modelli di business e nuovi prodotti sarà fondamentale oltre che utilizzare anche nuovi canali distributivi».
 
Il crollo registrato dai distretti veneti nel secondo trimestre (-32,8%) è il più profondo dalla crisi finanziaria del 2009 (-22,5%). Sono stati risparmiati solo i distretti veronesi dell’industria alimentare, che hanno segnato un aumento delle esportazioni (+1,4% Carni di Verona e +9,6% Dolci e pasta veronese).
 
Hanno retto anche i distretti legati al mondo agricolo le cui attività non si sono interrotte nemmeno all’estero (le macchine agricole di Padova e Vicenza -1,8%) e quelli legati ai consumi domestici (Elettrodomestici di Treviso -12,5%), al packaging alimentare e alla sanificazione (Prodotti in vetro di Venezia e Padova -14%, Termomeccanica di Padova -16 %). 
 
I poli tecnologici del Triveneto chiudono il secondo trimestre 2020 in sostanziale stabilità per effetto di due risultati contrastanti: da una parte balzano le esportazioni dell’Ict di Trieste (verso il Giappone) dall’altro perdono in modo rilevante quelle del Polo Ict Veneto e del Biomedicale di Padova. —