Mantovani (Veronafiere): "Il vino biologico è un megatrend con cui usciremo da questa fase difficile"

Solo un'azienda vitivinicola italiana su 10 aumenterà il proprio business nel 2020, mentre per oltre sette su 10 le vendite totali vireranno in negativo. La generale difficoltà delle imprese è il combinato dei cali nei canali horeca - in rosso nel 91% - nel dettaglio specializzato - per 3 produttori su 4 - nell'export - per il 63% - e della vendita diretta in cantina, anche per la fortissima contrazione degli arrivi enoturistici stranieri, in diminuzione per l'87%

VERONA. «Il vino biologico è una delle tendenze più forti con cui usciremo da questa fase: è un mercato in crescita negli Usa, in Germania, ma anche in Asia». Lo ha affermato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, intervenendo al Festival del Futuro nel cui ambito oggi si è aperta anche la versione digitale della fiera «wine2wine», a Verona.

Per Mantovani «dobbiamo imparare a comunicare in modo semplice e immediato le tante storie di valore che a volte diamo per scontate. La chiusura parziale dei locali cambia il consumo? Sì, ma non sono pessimista. Ho visto ad esempio i dati del mercato americano: durante la pandemia c'è stato un grande consumo, che magari si è spostato in casa, tra familiari e amici», ha concluso.

Solo un'azienda vitivinicola italiana su 10 aumenterà il proprio business nel 2020, mentre per oltre sette su 10 le vendite totali vireranno in negativo. Il dato emerge dall'indagine dell'Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, presentata oggi nel corso del Summit internazionale «Il futuro del vino: visioni differenti, unica prospettiva», preview di wine2wine, al via da oggi sino al 24 di novembre a Veronafiere in formato virtuale.

Da un panel di 165 aziende (4 miliardi di euro il fatturato cumulato, di cui 2,5 relativi all'export, circa il 40% del totale Italia), la generale difficoltà delle imprese è il combinato dei cali nei canali horeca - in rosso nel 91% - nel dettaglio specializzato - per 3 produttori su 4 - nell'export - per il 63% - e della vendita diretta in cantina, anche per la fortissima contrazione degli arrivi enoturistici stranieri, in diminuzione per l'87% degli intervistati.

A parziale contraltare, le vendite nella Gdo italiana - in crescita per il 51% - e il boom dell'online, riscontrato da 8 operatori su 10. Per le prospettive dell'export, il 63% 'vede rossò, mentre le aziende in crescita sono il 18%. Tra i 10 mercati maggiormente in difficoltà, Regno Unito e Stati Uniti sono le aree più critiche, in contrazione per il 60% del campione. A seguire Giappone, Australia, Cina, Germania, Canada, Russia e Svizzera, con la sola Svezia a 'luce verdè.

Per il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani «è difficile commentare dati le cui cause non riflettono il reale stato di salute del vino italiano ma un'epidemia mondiale, in cui tra l'altro il vino italiano sta pagando la metà delle perdite rispetto ai propri competitor. Il nostro settore avrà tutti i fondamentali per ripartire, a patto che per una volta le scelte siano corali e si attui una promozione di bandiera all'altezza della notorietà globale del brand tricolore. Una comunicazione istituzionale cui abbinare eventi italiani legati al trade del vino nel mondo». «La pandemia - commenta il responsabile dell'Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini - ha ulteriormente messo in luce le problematiche strutturali e dimensionali di cui soffre il nostro sistema produttivo. Con la chiusura dell'horeca e la ridotta diversificazione dei mercati e dei canali di vendita, sono soprattutto le imprese vinicole più piccole a pagare il conto più salato di questo scenario di crisi dominato dall'incertezza». Dall'analisi del campione, per fatturato ed export, sono le piccole imprese (sotto il milione di euro) a scontare gli indicatori peggiori, nell'81% dei casi, e con export (74% delle risposte), horeca (95%) e dettaglio specializzato (86%) in contrazione.