Niente tasse di fine anno e 10 miliardi per aiutare attività chiuse dal Covid

Il terzo decreto "Ristori" sale a 2 miliardi, pronto uno scostamento di altri 8Il ministro Gualtieri: a inizio 2021 un altro intervento da 20 miliardi, sarà l'ultimo

ROMA. Un nuovo decreto "Ristori", il terzo della serie, da 2 miliardi ed un altro scostamento di bilancio che potrebbe arrivare anche a 8 (senza intaccare però il deficit) per finanziare il "Ristori 4" e poi un ulteriore scostamento ben più robusto (da 20 miliardi) a inizio 2021 in parallelo a manovra. Il governo in questo modo aumenta la dotazione a favore degli indennizzi delle attività economiche colpite dai provvedimenti legati all'emergenza sanitaria e mette in cascina risorse per nuovi interventi futuri.

Compresa l'idea di far slittare gli adempimenti fiscali di fine anno. Ieri sera sul tavolo del Consiglio dei ministri, convocato prima per le 10 e poi rinviato alle 19 e quindi fatto slittare alle 22, è arrivato il terzo decreto Ristori. Rispetto allo stanziamento ipotizzato in mattinata dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, che parlava di 1,3-1,4 miliardi, recuperati ancora una volta dai fondi stanziati dai precedenti decreti anti-crisi, ma ancora non spesi, il conto finale in serata è salito a quota 2 miliardi.

Perché ai fondi destinati a finanziare i ristori in automatico da parte dell'Agenzia delle Entrate per le imprese che operano nelle Regioni che peggiorano di fascia a causa del virus si sono aggiunti nuovi stanziamenti per l'acquisto di farmaci e quelli destinati ai Comuni per far fronte all'emergenza alimentare delle famiglie. Quanto agli indennizzi alle attività economiche, anche il "Ristori ter" assicura gli stessi sostegni previsti dal primo decreto, dai contributi a fondo perduto alla cancellazione della seconda rata dell'Imu, dalla sospensione del versamento dei contributi al credito di imposta sugli affitti commerciali, oltre ovviamente all'accesso a nuove settimane di cassa integrazione.

Un nuovo scostamento

Un intervento ancora più corposo arriverà poi col quarto decreto che dovrebbe servire ad indennizzare anche le attività non direttamente colpite dalle chiusure ma che comunque hanno subito significativi cali di fatturato. E per le imprese con fatturati inferiori a 50 milioni di euro che hanno registrato perdite superiori al 33% dei ricavi nel primo semestre di quest'anno rispetto al 2019 si profila una sospensione delle scadenze fiscali di fine anno - acconti Irpef, Irap e Ires di fine novembre, i contributi previdenziali e le ritenute fiscali dei dipendenti di metà dicembre e l'acconto Iva del 27 dicembre - ed un'ulteriore proroga per i pagamenti delle rate della rottamazione che scadono il 10 dicembre.

In questo caso il governo, dopo aver incassato l'ok ad una nuova variazione di bilancio che la Camera voterà il mercoledì 25, conta di impegnare altri 8 miliardi, restando però sempre sotto la soglia del 10,8% di deficit fissato con la Nota di aggiornamento perché verrà in gran parte utilizzato il maggior gettito legato al buon andamento dell'economia nei mesi estivi. In base alla disponibilità ed ai conteggi dei tecnici, oltre al rinvio delle scadenze fiscali, non si esclude che qualche tassa minore (come la Tasi) possa anche essere cancellata.

Il deficit non cambia

Non si tratta insomma di alzare l'asticella del deficit ma, come ha spiegato Gualtieri, quanto di «usare un'altra parte di risorse che già abbiamo grazie e per questo chiederemo al Parlamento l'autorizzazione a uno scostamento che ci darà alcuni miliardi aggiuntivi per rafforzare le misure di sostegno economico e accompagnare l'economia nella fine d'anno».

All'inizio del nuovo anno, a seconda della situazione economica e sanitaria, il governo conta poi di chiedere un nuovo scostamento «per concludere questa fase di aiuti», posto che i 3,8 miliardi stanziati con la Finanziaria sono apparsi subito insufficienti. In questo caso le cifre crescono in maniera esponenziale: si parla infatti di 20 miliardi nell'ambito di una forchetta che nelle stime più caute parte da quota 10 e che però potrebbe anche arrivare a quota 30. Ma su questo il dibattito tra rigoristi e non rigoristi è solo all'inizio. --

© RIPRODUZIONE RISERVATA