Top 100 Aziende Nordest, così le grandi imprese e l'università investono nell'economia sostenibile

A Udine l'analisi delle performance delle imprese migliori, i loro punti di forza e il futuro. Una sfida necessaria per affrontare le conseguenze della pandemia

UDINE.«Analizzare, a meno di un anno di distanza, i bilanci 2019, può apparire un esercizio quasi vacuo. La crisi pandemica che sta tuttora attraversando il pianeta pone anche sull’economia interrogativi tali da rendere estremamente ardua l’interpretazione dei consueti indicatori. Eppure, comprendere quale fosse il “punto di partenza” delle maggiori aziende del nordest, può rappresentare una valida chiave di lettura anche della crisi in corso».

Parole di Maria Cristina Landro, partner PwC che assieme alla Fondazione Nord Est ha reso possibile la classifica di “Top 100” che non è soltanto il titolo del magazine del gruppo Gedi in edicola da qualche giorno, ma è stato anche il filo conduttore dell’evento Costruire il domani - L’orizzonte secondo le imprese Top 100 del Nordest - Le vie della sostenibilità.

Nella splendida cornice di palazzo Antonini-Maseri di Udine, aperto per la prima volta ai non "addetti ai lavori", le realtà produttive del Nordest si sono confrontate sui temi dell'economia circolare e sulla sostenibilità ambientale, con uno sguardo al futuro e alla sfida che la pandemia ci pone. Il dibattito è stato moderato dal direttore del direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier.

Le previsioni di PwC
Sono 12 le imprese del Friuli Venezia Giulia che entrano nella ristretta cerchia delle Top 100 del Nordest. In fatto di numeri assoluti, sono meno rispetto al Veneto che ne vanta 72 e pure al Trentino Alto Adige che ne annovera 16, ma i loro ricavi, in proporzione, sono superiori, visto che raggiungono la cifra di 17,7 miliardi, con un più 2,1% rispetto al 2018.

Commentare i bilanci 2019 delle aziende, quando stiamo vivendo gli effetti di una pandemia che, giocoforza, cambierà gli assetti del mondo, sembra strano, ma non è affatto così. Perchè la fotografia che ne hanno ricavato Maria Cristina Landro di Partner PwC e Gianluca Toschi ricercatore senior di Fondazione Nordest è proiettata nel futuro, in quel mondo che si sta modellando in questi mesi e prenderà vigore una volta finita l’emergenza sanitaria.



«Abbiamo individuato tre macro temi - ha detto Landro nel corso della diretta streaming di presentazione di Top 100, il progetto editoriale dei quotidiani Gedi del Nordest - : le performance delle 100 top aziende, gli indicatori dell’economia e il futuro, analizzando quali sono stati trend e fenomeni, e quali sono i driver dell’economia di domani per competere e stare sul mercato. E dunque venendo al Friuli Venezia Giulia, vi sono 12 aziende top 100, con 17,7 miliardi di euro di ricavi. La crescita 2019 ha riguardato 73 campioni del Nordest su 100, 7 dei quali hanno registrato fatturati in crescita di più del 20%. Risultato operativo lordo è pari a 3,9 miliardi e 85 aziende su 100 sono in utile.

È molto significativo il risultato per 2,2 miliardi di utili, il 71% dei quali reinvestiti in azienda. I patrimoni netti crescono a 36,4 miliardi, in aumento rispetto al 2018. La posizione finanziaria netta è positiva e sotto controllo, anzi alcuni hanno addirittura più cassa rispetto all’indebitamento. Tra i settori più performanti fa la parte del leone la Gdo (Grande distribuzione organizzata) con 24 miliardi di ricavi, seguono poi abbigliamento e calzature, alimentare e auto, con circa 8 miliardi di euro di incassi».

PER APPROFONDIRE: La pandemia accelera i processi decisivi per il futuro delle aziende

L'acciaio green della Danieli
Dopo aver conquistato mezzo mondo con i suoi impianti chiavi in mano, il gruppo Danieli guarda con interesse all’Ilva di Taranto, forte com’è delle soluzioni tecnologiche per trasformare un buco nero della nostra storia industriale nella punta di diamante della siderurgia nazionale. Non ne ha fatto mistero l’amministratore delegato del gruppo di Buttrio, Giacomo Mareschi Danieli.

Possibile che Danieli sia in grado di convincere russi e americani e non possa risolvere il caso Ilva? L’assist dell'intervista è andato a segno perché Danieli oggi sta proprio guardando a Taranto, convinta d’avere in casa quel che serve a traghettare l’impianto verso la sostenibilità, quella stessa tecnologia che il gruppo friulano si prepara a portare in Russia (e non solo) dove realizzerà un impianto per la produzione di acciaio a partire da una miniera, ma con un processo completamente decarbonizzato. «Perché oggi produrre acciaio in modo completamente sostenibile si può già – ha sottolineato Mareschi Danieli – e Taranto, che produce acciaio a partire dal minerale, potrebbe beneficiare dunque di questa tecnologia che ormai è matura».

Il gruppo di Buttrio la propone a diversi clienti nel mondo ormai da tempo, ben prima che parlare di acciaierie sostenibili divenisse prima una moda, poi una necessità. «Riusciamo a produrre acciaio partendo dal minerale senza usare il carbone, che in questo processo viene sostituito con l’energia rinnovabile». In Russia come a Taranto, salvo che nel primo caso l’appalto è già firmato, nel secondo ci sono invece scelte politiche ed economiche da prendere, risorse importanti da trovare. Dal canto suo Danieli c’è. «Non è vero che non riusciamo a convincere gli italiani, ci stiamo provando, ma ripeto: si parla di investimenti ingentissimi – ha ribadito Mareschi Danieli che non ha fatto mistero di come intervenire a Taranto significherebbe per il gruppo «coronare un lavoro decennale che ci permetterebbe di portare la tecnologia italiana in Italia».

PER APPROFONDIRE: L’ad Giacomo Mareschi Danieli e la sfida dell’Ilva: intervenire a Taranto per coronare un lavoro decennale

L'economia circolare del Gruppo Fantoni
Si è parlato anche di sostenibilità ed economia circolare all'evento Top100, via maestra per il Gruppo Fantoni. Una svolta, in verità iniziata da diversi anni, che si declina in investimenti significativi (25 milioni di euro nel 2020) per incrementare in maniera significativa la percentuale di materie prime secondarie nel proprio ciclo di produzione. La conferma arriva da Paolo Fantoni, vicepresidente del Gruppo di Osoppo, presidente di Assopannelli e di Epf (European panel federation).

A seguito della pandemia «il settore del legno-arredo sta vivendo un periodo abbastanza positivo - spiega Fantoni -. Dopo l’esordio dell’emergenza Covid in primavera, il settore ha ripreso abbastanza rapidamente grazie ad una polarizzazione delle scelte dei consumatori che hanno privilegiato il comfort delle abitazioni. Non l’intero comparto, ovviamente: in sofferenza gli arredi per collettività e gli allestimenti fieristici». Grazie a questo traino della domanda «anche l’industria dei pannelli sta procedendo». Uno scenario non solo italiano «ma anche europeo - allarga lo sguardo Paolo Fantoni -, non vedo grandi differenze tra il trend del nostro Paese e quello di altri Stati europei».

Nonostante la pandemia, il Gruppo Fantoni ha continuato ad investire, nello specifico nella realizzazione di un impianto innovativo «per arrivare alla produzione di pannelli di truciolare proveniente al 100% da legno riciclato, insieme a pannelli che abbiano una componente di legno da riciclo superiore al 50/60%, garantendo la medesima qualità rispetto al solo utilizzo di essenze vergini», entra nel dettaglio il vicepresidente. Una parte dell’impianto inoltre è in grado di procedere alla pulizia del legno riciclato «utilizzando particolari tecnologie per la rimozione di tutte le possibili impurità presenti (inerti, vetro, sassi, metalli, plastiche)».

Si tratta di un impianto «che apre alla tecnologia del legno di riciclo nell’Mdf (Medium-density fibreboard, pannelli a media intensità), ovvero di un pannello che, rispetto al truciolare, possiede caratteristiche tecniche d’uso che offrono vantaggi nei cicli di produzione a valle. Il pannello di fibra - spiega Paolo Fantoni - ha un peso specifico prossimo a quello del legno di faggio, ha una porosità superficiale molto bassa che consente cicli di verniciatura e di fresature che lo rendono idoneo a diversi impieghi, peculiarità che il pannello truciolare non possiede, e che ha aperto a una importante disponibilità di produzione di antine per cucine, particolarmente interessante per il territorio pordenonese e trevigiano che è diventato, negli anni, polo mondiale per questo genere di prodotto per l’industria cuciniera».

PER APPROFONDIRE: Il nuovo impianto per la produzione di pannelli sarà in funzione entro aprile del prossimo anno

L'Università e le aziende
Un «cuore pulsante» non solo per generare conoscenza, ma anche per condividerla con il sistema produttivo ed essere stimolo all’innovazione. Il magnifico rettore Roberto Pinton, dal nuovo quartier generale di palazzo Antonini Maseri, il gioiello palladiano dove l’ateneo friulano ha da poco trasferito la sua stanza dei bottoni (e che con Top 100 apre per la prima volta le porte al pubblico), sintetizza così il ruolo e la mission dell’Università di Udine. «Generatore di conoscenza», dunque, ma anche «motore dell’innovazione», anche attraverso una proposta didattica innovativa e sempre più trasversale, che tenga conto delle esigenze del territorio e delle sue imprese. E con un obiettivo strategico che per Pinton è quello di arrivare, al termine del suo quinquennio a palazzo Antonini, «a una caratterizzazione più chiara delle linee di carattere didattico e scientifico in base alle quali scegliere Udine come ateneo dove studiare, insegnare, fare ricerca».

Nasce con questa filosofia, votata a un più profondo legame con imprese e mondo del lavoro, il nuovo corso di laurea triennale in Ingegneria industriale per la sostenibilità ambientale, «un corso che fonde competenze ingegneristiche, giuridiche ed economiche – spiega il rettore – e avviato con il coinvolgimento di realtà come il gruppo Luci, il gruppo Fantoni e l’Arpa, con l’obiettivo di arrivare a un percorso magistrale nell’ambito di Ingegneria gestionale e successivamente anche a master e dottorati».

PER APPROFONDIRE: Pinton annuncia un nuovo corso di laurea: «Università e imprese, legame solido»
 

«Servizio idrico tutto green». Benigno detta la linea al Cafc
Un servizio idrico non solo più efficiente, ma anche sostenibile per i cittadini e per l’ambiente. Anche per una public company come il Consorzio per l’Acquedotto del Friuli Centrale, il primo operatore del Friuli Venezia Giulia nell’ambito del servizio idrico integrato, la parola d’ordine è sostenibilità: non un semplice optional per impreziosire i conti aziendali o quel bilancio sociale che il Cafc ha recentemente deciso di istituire, ma una vera e propria linea guida capace di segnare e indirizzare sempre più le strategie aziendali. «Questo – spiega il presidente Salvatore Benigno, recentemente riconfermato alla guida del Consorzio – a maggior ragione per un’azienda interamente pubblica, che è espressione di 121 comuni e di 90 anni di storia».

Già a partire dal 2019, nel segno della sostenibilità, il 100% dell’energia utilizzata per l’erogazione del servizio viene prodotta da fonti rinnovabili. «Stiamo inoltre lavorando – rivela Benigno – per ridurre le emissioni di Co2 e per tracciare e ridurre, anche attraverso la collaborazione con altre realtà del territorio, la nostra impronta di carbonio, ad esempio compensando la Co2 generata con la piantumazione di nuovi alberi, in una logica di economia circolare che del resto rientra in pieno nella filosofia di un’azienda che