Fra smart working e mutamenti climatici così va ripensato l’abitare del futuro

Giovannini: verso città policentriche. Fuksas: grandi spazi da convertire. Molinari: connettività importante

TRIESTE L’edilizia del futuro sarà chiamata a fare i conti non soltanto con gli ineludibili cambiamenti climatici e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ma anche con i mutamenti nelle nostre abitudini quotidiane, che a partire dalla pratica dello smart working sono state stravolte dall’emergenza pandemica. Sono alcune delle riflessioni emerse ieri nel corso del webinar proposto da Licof, il Laboratorio dell’Immaginazione delle Costruzioni Future, progetto firmato da Ance Fvg e nato nell’ambito del programma Cantiere 4.0 di Ip4Fvg, il digital innovation hub del Friuli Venezia Giulia.

Licof, ha evidenziato il presidente di Area Science Park Stefano Casaleggi, sarà un laboratorio permanente che si materializzerà in vari passaggi e sfrutterà il patrimonio immobiliare dell’Area di Ricerca per testare le idee di futuro che emergeranno.


Il settore delle costruzioni è uno dei più resistenti al cambiamento, ma sarà anche una delle chiavi della rinascita economica post-Covid: per questo è indispensabile, ha sottolineato Fabio Millevoi, direttore di Ance Fvg, immaginare i possibili scenari dell’edilizia nella quarta rivoluzione industriale non solo mettendo nella propria cassetta degli attrezzi le best practices finora acquisite, ma anche disegnandone di nuove.

Per Maurizio Molinari, direttore de La Repubblica che nel panel centrale ha dialogato con l’economista Enrico Giovannini e l’architetto Massimiliano Fuksas, sono molte le sfide che ci attendono: «Dovremo innanzitutto partire da un’analisi attenta degli spostamenti e delle abitudini della popolazione: finora la crescita economica era legata a stretto filo ai grandi centri urbani e alla concentrazione demografica in queste aree. Ma in futuro sarà ancora così? E dovremo pensare a dei contenitori per persone statiche o in movimento? E ancora, i cambiamenti climatici saranno un aspetto da tenere in considerazione nel momento in cui si deciderà dove e come costruire?». Per Molinari le costruzioni future dovranno necessariamente appoggiarsi a reti di comunicazione efficienti, perché la connettività sarà un fattore sempre più importante nella vita quotidiana, e di conseguenza anche l’elemento della cybersicurezza andrà tenuto in considerazione.


«Dovremo interrogarci su come lo smart working cambierà le nostre abitudini nei prossimi anni: le città diventeranno policentriche e la mobilità sarà da ripensare, con un guadagno non solo per l’ambiente ma anche per la nostra felicità, perché risparmieremo il tempo per spostarci da casa al luogo di lavoro», ha detto Giovannini: «Le comunità non potranno essere escluse da questo tipo di progettazione, le nuove tecnologie consentono un processo condiviso molto più semplice rispetto al passato». Per l’economista (e portavoce dell’Asvis), che ha ricordato anche l’annoso problema del consumo di suolo contro cui è necessario intervenire, anche il cantiere va ripensato: «Non è vero che l’unico elemento su cui si può intervenire è la gestione del costo del lavoro, grazie allo sviluppo delle tecnologie questo vecchio modello economico va preso e buttato via».


Con la diffusione dello smart working, ha riflettuto Fuksas, ci saranno sempre più contenitori che si svuoteranno, grandi spazi a disposizione che andranno ripensati secondo dinamiche differenti rispetto a un tempo - perché finora «la grande innovazione nell'architettura e nell'edilizia non c'è stata» - che la tecnologia già mette a disposizione. Già oggi, ha detto l’archistar, con la progettazione digitale è possibile interagire direttamente con la costruzione di un’idea, dando vita a una reale coprogettazione in grado di combinare competenze differenti. —
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