In Fvg si risparmia di più, ma Trieste è meno virtuosa

Il capoluogo si piazza al di sotto della media nazionale con una crescita dello 0,1%. Altra tendenza a Gorizia (+5,8%), Pordenone (+5,2%) e Udine (+5,7%)

MILANO Le incertezze legate alla crisi che stiamo vivendo spingono un numero crescente di famiglie e di imprese italiane a lasciare i risparmi sui conti correnti, che negli ultimi mesi hanno raggiunto livelli record. Anche se in Friuli Venezia Giulia il trend è meno evidente rispetto alla media nazionale. A guardare i dati di Bankitalia sulle somme depositate in banca, emerge che a fine settembre le famiglie italiane avevano visto crescere le somme sul cc del 3,4% rispetto a inizio anno, mentre tra le imprese il progresso nello stesso arco di tempo è stato ben maggiore, addirittura del 21%. Guardando allo spaccato per province, il balzo è evidente soprattutto in alcuni territori lontani dalle grandi città della Penisola. A Ragusa i depositi sono cresciuti del 14,0% in soli nove mesi, a Lucca dell’11,8% e a Sassari dell’11,7%. All’estremo opposto si trova Roma, l’unica provincia in negativo con un saldo del -2,0%. Un gradino sopra la capitale si piazza Trieste con un +0,1%, mentre Pordenone, Udine e Gorizia si piazzano nella fascia medio-bassa con rialzi rispettivamente del 5,2%, del 5,7% e del 5,8%.

È difficile tuttavia stabilire in che misura su questo trend (soprattutto per quel che riguarda il comportamento delle aziende) abbiano influito le misure straordinarie varate dal Governo. Infatti, tra moratorie sui prestiti (riservate a Pmi, professionisti e titolari di partite Iva) e finanziamenti per sostenere la liquidità, sono tanti gli italiani che hanno fatto riserve di denaro in vista di tempi che nel futuro prossimo potrebbero essere peggiori rispetto a quelli che stiamo vivendo. Di certo c’è che oggi mettere i soldi sul conto corrente genera un rendimento negativo in termini reali, considerando i costi di tenuta del conto. Mentre buona parte dei mercati finanziari, dopo lo sbandamento di inizio primavera, hanno ripreso a correre, e in alcuni casi anche con un ritmo sostenuto. Dunque, chi è rimasto investito potrebbe aver fatto buoni affari.

Questa classifica non offre, comunque, indicazioni definitive. Infatti risente anche del comportamento degli investitori istituzionali (come compagnie di assicurazioni e fondi pensione) e delle pubbliche amministrazioni, e proprio quest’ultima componente sembra aver pesato sul confronto negativo di Roma. Se si considerano solo le scelte delle famiglie, i comportamenti di quelle regionali non risultano molto differenti dalla media nazionale. A Trieste nei nove mesi l’incremento è stato nell’ordine del 3,5% (quindi appena un decimale in più del dato italiano nel suo complesso), a Udine del 3,0%, a Pordenone del 3,15 e a Gorizia del 4,2%. Quanto alle imprese, invece, a Trieste i depositi sono cresciuti del 4,0%, a Udine del 16,6%, a Gorizia del 19,25 e a Pordenone del 19,9%.

L’accumulo di risparmi non è di per sé negativo e anzi questo è da sempre un punto di forza della Penisola. Diventa tuttavia un indice di difficoltà se il denaro viene depositato sul conto corrente per sfiducia negli investimenti, che sono il motore principale per la crescita e l’occupazione di ogni Paese. —