Carraro. «Uscire dalla logica dei soldi a pioggia. Roma non crei inutili sovrastrutture»

Il presidente di Confindustria Veneto sui progetti regionali da finanziare con il Recovery plan e governance nazionale di gestione

IL COLLOQUIO
 
PADOVA
«L’attuale governo, piaccia o meno, avrà in mano un assegno staccato dall’Europa mai visto prima d’ora. La politica si renda conto che oggi ha l’opportunità di lasciare il segno, scrivendo un capitolo determinante per le sorti del Paese». La governance immaginata dal premier Giuseppe Conte per la gestione del Recovery plan italiano – Comitato interministeriale affari europei coadiuvato dal triumvirato Conte, Gualtieri, Patuanelli e singoli progetti seguiti da un comitato esecutivo di sei manager supportato da 300 tecnici – non agita il sonno solo all’interno della maggioranza. Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, non nasconde le preoccupazioni degli industriali veneti: «I sei manager più il comitato tecnico mi sembrano un’ulteriore sovrastruttura in un momento storico che richiede velocità e chiarezza». 
 
FARE PRESTO
Il rischio, sottolinea Carraro, è che una volta sbloccate le risorse a Bruxelles l’Italia finisca per avvitarsi nella gestione delle stesse. «In Francia hanno deciso di dare i poteri di gestione al ministro delle finanze. Per quanto riguarda il nostro Paese, andavano sicuramente coinvolti i ministeri di Gualtieri e Patuanelli che avrebbero saputo coinvolgere da subito le strutture ministeriali per rendere immediatamente operativo il piano senza dover pensare a una task force formata da sei manager più un comitato tecnico. Ora, però, l’importante è fare presto». 
 
IL CONFRONTO
La giunta regionale, con una delibera del 17 novembre scorso, ha formalizzato le sue priorità nel “Piano regionale per la ripresa e la resilienza” che sarà utilizzato in fase di interlocuzione con il governo ai fini del finanziamento con le risorse del Next Generation Ue. E proprio nello stesso giorno la giunta aveva organizzato un incontro, in streaming, con le categorie economiche (tra cui Confindustria Veneto) e le organizzazioni sindacali sul futuro della politica industriale veneta e sul Veneto del post pandemia. «È necessario uscire dal metodo dei “soldi a pioggia” e dei “ristori” che – seppure utili nell’emergenza soprattutto per le aziende più piccole – rischiano di disperdersi senza creare valore» evidenzia Carraro. «Bisogna invece entrare nella prospettiva degli investimenti in grado di creare un ecosistema capace di dare un futuro alle imprese in una logica almeno decennale. Va costruito un progetto di politica industriale regionale che mescoli il “verde” dell’ambiente con il “blu” dell’innovazione. Quando la Regione si troverà a gestire l’afflusso di risorse dal Recovery plan – e auspicabilmente da altre fonti quali il Mes – dovremo essere capaci di investirle e farle fruttare con progetti seri e credibili, consapevoli di averle prese in prestito dalle generazioni future. Il debito di oggi deve essere usato per dare ai nostri figli e nipoti nuove opportunità di sviluppo». 
 
LE PRIORITÀ
Confindustria Veneto, in occasione del confronto di metà novembre con la Regione, aveva elencato anche le sue priorità. Dalle Olimpiadi Invernali – «occasione unica per investire sul territorio in modo sostenibile e creare infrastrutture materiali e immateriali che permettano uno sviluppo innovativo» – al polo per la produzione di idrogeno a Porto Marghera (già area di crisi complessa e Zona Logistica Speciale); lo sviluppo della mobilità sostenibile nel comparto dell’automotive «un importante settore per la nostra regione che va verso fondamentali innovazioni tecnologiche»; lo sviluppo infrastrutturale con il completamento dell’alta velocità, la conferma del collegamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia, il potenziamento di A22 e A4 creando una cabina di regia aperta ai rappresentanti delle categorie economiche. «Sono soltanto alcuni esempi» conclude il presidente di Confindustria Veneto «ma su questi piuttosto che altri possiamo individuare traiettorie strategiche per il Veneto, sulle quali ci aspettiamo un coinvolgimento».
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