Scontro Stato-Regioni sullo sci, si va verso la stretta con ripartenza a metà gennaio

Il Governo vuole evitare nuovi focolai sotto Natale, ma le terre alpine fanno quadrato chiedendo regole condivise, non chiusure. Crisanti: sbagliato riaprire le piste. Ristori, rassicurazioni da Roma

"Chiusi gli alberghi in montagna", titola oggi il Corriere della Sera in apertura, riferendo di una ulteriore stretta del Governo sulle vacanze sulla neve. Il difficile confronto Stato-Regioni potrebbe arrivare a una conclusione nella giornata di domani, due dicembre, e le voci parlano di un blocco sino a metà gennaio: una ipotesi che nelle ultime ore ha acquisito più consistenza e che, di fatto, salterebbe a piè pari il tema di "salvare" il Natale e le ferie natalizie, puntano alle riaperture dopo il 15 gennaio, che è poi uno dei periodi tradizionalmente morti nella normale e consueta scansione dei flussi di turismo sulla neve.

Il divieto di assembramento dovrà essere il «principio cardine» sul quale poi incentrare il nuovo Dpcm, che potrebbe anche prevedere la chiusura dei confini sulle Alpi. È questo il senso della lunga riunione delle Regioni che si sono trovate oggi, in collegamento streaming, per cercare l'intesa sulle linee guida da portare sul tavolo del governo oggi martedì primo dicembre  quando incontreranno il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, quello della Salute, Roberto Speranza, il commissario Domenico Arcuri e il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli.

La conferenza è servita per fare il punto sulle nuove misure in vista delle ferie natalizie, dagli spostamenti alle aperture, dai divieti al coprifuoco. E se qualche governatore spinge per timide riaperture, come quello della Valle d'Aosta che - nonostante la regione sia considerata 'zona rossà - ha deciso di riaprire i negozi di prossimità, altri, come quello del Lazio, Nicola Zingaretti, considerano «diabolico» ripetere l'errore di questa estate, quando sentimento comune era quel «liberi tutti» diventato concausa della nuova, pesante, ondata della pandemia.

Dalla Conferenza è arrivato, inoltre, l'invito al governo ad autorizzare gli spostamenti interregionali tra zone con lo stesso colore, anche se l'intenzione di palazzo Chigi sembra essere quella di vietarli dal 19 o 20 dicembre fino alla Befana. L'unica cosa certa, al momento, è l'auspicio per il mezzo via libera agli impianti sciistici. Così come chiesto dalle regioni alpine, e poi anche dall'Abruzzo, le strutture potrebbero essere aperte per gli ospiti degli alberghi e per i possessori di seconde case.

Da stabilire la data e le modalità per poter usufruire degli impianti di risalita. Cosa che, con ogni probabilità, sarà definita meglio nel vertice odierno. Sembra ormai assodato, poi, il mantenimento del coprifuoco dalle 22 alle 6 anche per i giorni di festa.

Zaia: assembramenti, misure contraddittorie. Dal Veneto, il presidente Luca Zaia invita il governo a chiarire «quali dovranno essere i principi fondanti» del nuovo provvedimento del premier Conte. «Se il principio fondante è che l'assembramento è un problema - dice -, allora non si possono chiudere i teatri, i cinema e le piste da sci. Perché a me non risulta che l'assembramento sia solo in questi contesti; anzi sono forse più governabili degli assembramenti volontari e liberi che si creano naturalmente».

«Dobbiamo cercare misure che evitino il tana libera tutti: per il periodo natalizio è necessario limitare gli spostamenti», le parole del presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. La strada sembra ormai segnata: domani con il governo si vareranno le nuove norme e il 3 dicembre il nuovo Dpcm dovrebbe essere già sul tavolo di Conte, pronto ad entrare in vigore il giorno successivo, in vista un Natale «più sobrio», come ha auspicato lo stesso presidente del consiglio.

Fedriga: serve un mix di ottimismo e realismo. «Io per il futuro voglio essere ottimista, però penso che l’ottimismo debba abbinarsi al realismo, perchè altrimenti rischiamo di raccontare alle persone una storia che poi non si realizzerà. Credo quindi che sul futuro dobbiamo avere il sangue freddo di sapere che sarà una situazione che ancora per diversi mesi dovremmo saper gestire». Lo ha detto a Tg2Post il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga a proposito dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

I ristori ci saranno. «Sarà prevista la quarantena per gli italiani che rientrano dall’estero» e ci saranno «ristori anche per gli operatori del turismo invernale». Lo ha assicurato il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia parlando ad «Agorà» su Raitre delle polemiche legate alla chiusura degli impianti di
sci. «In questa fase - ha spiegato Sibilia - i concetti chiave sono due, fiducia nelle misure prese e prudenza. È chiaro che se noi facciamo una scelta di sicurezza sanitaria per i nostri cittadini e poi a pochi km, in Svizzera, le piste restano aperte si determina una concorrenza sleale ma tra la tutela della salute e mancati guadagni che si possono ristorare io non ho dubbi».

Crisanti e Andreoni contro la riapertura delle piste. «Il problema non è l’impianto da sci, se sanifico le cabine o i sedili delle seggiovie, il problema è l’assembramento che si crea prima e dopo, la socialità che c’è, gli alberghi pieni». Lo ha detto a Sky Tg24 Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova.

Il rischio che molti vadano a sciare all’estero? «Bisognerebbe raggiungere un accordo europeo, servirebbe la responsabilità di altri Paesi, Svizzera, Austria, Francia, peraltro ancora toccati pesantemente - ha risposto Crisanti - Rimango senza parole che si parli di sci con 600 morti al giorno. Andare a sciare per divertirsi sapendo che questo causerà un aumento dei contagi e dei morti? Penso che questo non sia un Paese normale».

«Gli impianti sciistici devono restare chiusi». Lo ha affermato ad «Agorà» su Raitre Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive. Il problema - ha spiegato Andreoni - riguarda «mille situazioni che idealmente si potrebbero tenere aperte, mentre in pratica è meglio di no perchè abbiamo chiaramente dimostrato di non essere in grado di controllare e far rispettare le misure di contenimento del contagio».