A Porto Marghera Eni punta tutto su rifiuti, idrogeno e biocarburanti
 

La “svolta verde” è stata confermata nei giorni scorsi dai vertici di Eni nell’incontro avuto con i sindacati dei chimici veneziani di Cgil, Cisl, Uil. Nell’incontro Eni ha ufficializzato l’investimento di 80 milioni di euro per la costruzione a Porto Marghera, attraverso la controllata Eni Rewind e un accordo sottoscritto con Veritas soa, di un nuovo impianto di “ Waste to Fuel (Wtf)

MARGHERA. Petrolio e cloro che per anni hanno creato migliaia di posti di lavoro ma hanno anche contaminato l’ecosistema lagunare e del territorio che lo circonda, lasciano al posto ad un piano che ha per capofila Eni per sviluppare a Porto Marghera il nuovo e promettente business delle energie rinnovabili e del riutilizzo dei rifiuti per produrre idrogeno, biocarburanti ed oli lubrificanti vegetali.
 
Fino a un decennio le fabbriche di Porto Marghera erano specializzate nella lavorazione del petrolio e dei sui derivati. Tutte produzioni molto inquinanti sia per i lavoratori che per la popolazione e l’ambiente lagunare. Oggi le cose stanno cambiando, il petrolio non arriva più in laguna, la chimica di base è stata ridotta al lumicino ed Eni, con le sue società controllate e un serie di accordi con altre società come la multiutility Veritas spa, si propone ora come il fulcro di una riconversione “grenn” del polo portuale e industriale veneziano, che in sintonia con la cosiddetta “economia circolare” basata sul ricondizionamento e riciclo dei rifiuti e dei prodotti di scarto. 
 
La “svolta verde” è stata confermata nei giorni scorsi dai vertici di Eni nell’incontro avuto con i sindacati dei chimici veneziani di Cgil, Cisl, Uil. Nell’incontro Eni ha ufficializzato l’investimento di 80 milioni di euro per la costruzione a Porto Marghera, attraverso la controllata Eni Rewind e un accordo sottoscritto con Veritas soa, di un nuovo impianto di “ Waste to Fuel (Wtf) che produrrà biocarburanti, bio olio (a basso tenore di zolfo per le navi che transitano in laguna) e idrogeno utilizzando la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu). 
Il tutto utilizzando come materia prima il cosiddetto “umido” costituito dagli scarti di cucina. L’idrogeno è l'elemento più abbondante dell'universo e può diventare una fonte di energia pulita e versatile che, potenzialmente, potrebbe diventare la valida alternativa ai combustibili fossili e, già oggi, è molto utilizzato in svariati cicli produttivi.
 
Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, elencando alla Regione Veneto le priorità, ha indicato lo sviluppo di un polo per la produzione di idrogeno a Porto Marghera, già “area di crisi industriale complessa” e presto anche Zona Logistica Speciale. 
 
Oltretutto, confindustria di Venezia è socio di maggioranza del consorzio “Hydrogen park” ed Eni sta completando la riconversione della raffineria con la produzione di idrogeno per la produzione di biodiesl +. 
 
Fino a quindi anni fa, Eni aveva a disposizione una grande quantità di idrogeno, come prodotto di scarto del ciclo del cloro per la produzione del cvm. Tanto che Enel costruì, nel 2012, una costosa centrale elettrica pilota ad idrogeno, unica al mondo, che due anni dopo, però chiuse. Del resto le produzioni del ciclo del cloro di Porto Marghera sono state chiuse e l’idrogeno – che può essere prodotto in modo totalmente pulito estraendolo dall’acqua con l’elettrolisi (energia solare), oppure ricavato, in modo molto meno pulito, da metano e petrolio – tornerà a essere prodotto con tecnologie innovative dal riutilizzo dei rifiuti urbani e industriali. 
 
La bioraffineria veneziana di Eni è la prima ad avere bisogno di idrogeno e nell’incontro dei giorni scorsi con i sindacati – come da loro stesso riferito con un comunicato unitario – ha prospettato tre diverse tecnologie, tra le quali ci sono la realizzazione di un impianto chiamato “ Plasmix “ che ricava idrogeno dalla lavorazione delle plastiche dure derivanti dalla raccolta differenziata dgli scarti finali del trattamento dei rifiuti (sovalli) costruzione di un impianto denominato “steam reforming “ che produce Idrogeno dalla distillazione del metano».