Siderurgia, il Covid rischia di avere pesanti ripercussioni per le aziende del Nordest

Lo dice uno studio di Siderweb per cui già i bilanci 2019 si erano chiusi con indicazioni non esaltanti sul fronte della redditività. Tanto da lasciare immaginare che non basterà l’attesa ripresa del prossimo anno per riportare i fondamentali sui livelli del 2019

PADOVA. Di positivo ci sono l’elevato livello di innovazione e una struttura finanziaria tendenzialmente robusta, grazie al limitato indebitamento. Per il resto, la crisi scatenata dalla pandemia di Covid 19 rischia di avere pesanti ricadute sulle aziende siderurgiche del Triveneto, considerato che già i bilanci 2019 si erano chiusi con indicazioni non esaltanti sul fronte della redditività.

Tanto da lasciare immaginare che non basterà l’attesa ripresa del prossimo anno per riportare i fondamentali sui livelli del 2019. Sono indicazioni che arrivano da uno studio di siderweb, che ha passato al setaccio i conti delle aziende di settore lungo tutta la filiera - dalla produzione all’utilizzo – confrontando i dati più recenti con l’evoluzione pluriennale per ottenere una fotografia dello scenario di medio periodo.

Nel corso del 2019, le 259 aziende del Triveneto della siderurgia (un sesto del totale nazionale) hanno generato un fatturato di 9,9 miliardi di euro (il 18,2% del fatturato nazionale), in contrazione tendenziale del 4,7% sull’anno precedente.

“La dimensione media delle imprese nel Triveneto è maggiore che nel resto d’Italia, con 38 milioni di fatturato contro i 33 della media nazionale”, ha spiegato Stefano Ferrari, responsabile dello studio. Tra il 2018 e il 2019, il valore aggiunto tra le imprese dell’area è diminuito del 3,1%, l’Ebitda del 12% e il risultato netto del 28%. “Nel confronto con la media nazionale, il Nord Est ha fatto meglio per fatturato e valore aggiunto, mentre la riduzione dell’utile è superiore alla media nazionale”, ha precisato Ferrari.

Il settore che ha tenuto meglio è quello dei centri servizio mentre quello più in difficoltà è il rottame. Buone le indicazioni sul fronte dell’indebitamento “in calo negli ultimi anni e mediamente più sostenibile rispetto al resto d’Italia”, ha aggiunto l’esperto. Per il quale un fattore critico potrebbe essere il costo del lavoro, “dato che nel 2019 è cresciuto e nell’area è del 3% superiore rispetto alla media nazionale”.