Cig, mille domande in una settimana nel Trevigiano. Le aziende temono le nuove chiusure

Tra Natale e Capodanno boom di richieste all’Inps di Treviso. In totale oltre 50 mila attività ricorse agli ammortizzatori

TREVISO
Mille nuove domande di cassa integrazione in pochi giorni: gli imprenditori trevigiani sono spaventati dal 2021, i provvedimenti su zone arancioni e rosse congelano gli investimenti e i titolari di azienda si proteggono con le domande di “cig”. La settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio è stata una delle peggiori dall’inizio dell’emergenza coronavirus: 1.016 domande pervenute all’Inps di Treviso tra cassa ordinaria, straordinaria e Fis (Fondo di integrazione salariale), la platea di lavoratori interessati è superiore perché ogni domanda può coinvolgere più dipendenti. Gli uffici provinciali hanno lavorato senza sosta per evadere le domande nel più breve tempo possibile. 
 
TUTTE LE CIFRE
Al momento l’Inps trevigiano sta pagando 54.198 domande di cassa integrazione (come detto, la platea di singoli lavoratori è più ampia). Le richieste di cig dell’ultimo anno hanno superato di gran lunga quelle di tutti gli anni scorsi messe insieme. Il lockdown totale (o quasi) di marzo si è sommato alle incertezze di novembre e dicembre. E ora nessuno se la sente più di scommettere sul 2021 come anno della ripresa. Le 1.016 domande arrivate tra Natale e Capodanno si sommano alle altre pratiche che l’Inps provinciale, guidato dal direttore Marco De Sabbata, aveva ancora in giacenza: significa che in questo momento ci sono poco più di duemila (2.037) pratiche ancora da approvare ed evadere, una mole di lavoro che dovrebbe comunque essere smaltita nel giro di qualche giorno. Si tratta di una delle migliori performance a livello nazionale: il 13 gennaio è in arrivo il prossimo pagamento relativo alle somme che mancano di ottobre, dopo il 20 gennaio si procede con novembre. Nel caso delle 54 mila domande già pagate, la maggior parte è a conguaglio: significa che la cassa integrazione è già stata anticipata dall’azienda, e l’Inps emetterà il bonifico solo per la porzione rimanente. Quelle a pagamento diretto dell’Inps (per cui il lavoratore deve attendere per intero il bonifico dell’istituto) sono 9.719, cui si aggiungono le 5.153 pratiche Fis. 
 
I SETTORI
Da chi arrivano le mille nuove pratiche piovute in pochi giorni sulla scrivania dell’Inps trevigiana? Il panorama è vario. Ci sono grandi gruppi industriali che lavorano ancora con i motori al minimo, e tante aziende individuali di servizi alla persona “congelati” ormai da mesi. In prima linea troviamo bar e ristoranti, che fino all’ultimo hanno atteso i nuovi decreti governativi per capire se e quando sarebbero potuti rimanere aperti. Visto che gennaio, per il Veneto, si colorerà di arancione e rosso (con conseguente chiusura delle attività di ristorazione), in tanti hanno preferito estendere gli ammortizzatori sociali per un mese, o per periodi superiori. E poi ci sono le aziende, per le quali c’è ancora troppa volatilità sui mercati. Le industrie dell’abbigliamento e dei servizi connessi a trasporto e turismo faticano a tornare a pieno regime, e dunque tengono in cassa integrazione una quota di lavoratori. Gli unici settori in controtendenza sembrano essere quelli delle attrezzature medicali e dell’abbigliamento. Il primo perché il mondo della sanità continua a chiedere mezzi e strumenti in grande quantità e nel minor tempo possibile, il secondo perché la permanenza forzata tra le mura domestiche sta cambiando le priorità di acquisto dei cittadini. —
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