Covid: al Veneto 930 milioni con due decreti ristori

Il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta

Le cifre ufficiali dell’Agenzia delle Entrate. Baretta annuncia altri 24 miliardi per l’Italia. Marcato: «Non bastano»

PADOVA. Altri 24 miliardi di euro con il quinto Decreto Ristori, che verrà approvato tra la crisi di governo e il nuovo Dpcm che Conte firmerà venerdì sera, con 12 regioni che finiranno in zona arancione, mentre Lombardia e Calabria sono con un piede già in zona rossa. La domanda che sale dal Veneto è una sola: quanti ne arriveranno qui? Una risposta arriva dall’Agenzia delle Entrate: con i Decreti Rilancio e Ristori 1, sono stati erogati 930 milioni di euro. Soldi trasferiti nel conto corrente di 282.427 partite Iva, liberi professionisti o titolari d’impresa. Le stesse cifre le aveva anticipate qualche settimana fa il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta.



Raggiunto al telefono nel suo ufficio al Mef in una Roma deserta, ribadisce che il «governo ha sempre manifestato grande attenzione all’emergenza economica del Paese. Discorso analogo per il Veneto, che potrà ottenere i ristori con il nuovo scostamento di bilancio. Ci saranno risarcimenti adeguati per tutte le attività che andranno chiuse».

Al Mef stanno valutando un aumento del deficit di circa 24 miliardi, l'1,5% di Pil che si va a sommare al 7% programmato per il 2021: tirate le somme siamo a 120 miliardi. Dentro il governo però c’è chi spinge per portare lo scostamento ad almeno 30 miliardi di euro perché si teme che i soldi non bastino, come fa capire il ministro D’Incà, che si sta battendo per garantire indennizzi adeguati anche alla montagna. L’apertura dello sci prevista per il 18 gennaio verrà rinviata e la stagione sulla neve si avvia a un bilancio pesantissimo in termini di perdite per gli operatori del turismo.

«Il Veneto è entrato in zona arancione e quindi potrà godere di ristori maggiori rispetto a quelli previsti per la fascia gialla», spiega Pier Paolo Baretta «Faremo di tutto per non perdere un solo minuto, anche se la situazione è molto delicata. Credo che aprire una crisi di governo in questo momento sia un errore da evitare a tutti i costi. Non possiamo accumulare ritardi: prima va approvato il Recovery Plan e qualche ora dopo il Decreto Ristori 5 con i 24 miliardi previsti. L’appello del presidente Mattarella non può cadere nel vuoto, deve prevalere l’assunzione di responsabilità», conclude Baretta.

Giudizio assai diverso viene formulato da Roberto Marcato, assessore veneto alle Attività produttive. «I dati dell’Agenzia delle Entrate dimostrano che con un solo miliardo di euro il Veneto è in ginocchio. Intere categorie economiche sono sull’orlo del fallimento, la Cgia di Mestre ha calcolato una perdita di fatturato pari a 45 miliardi. Da Roma sono arrivati 930 milioni. Insomma, siamo ai pannicelli caldi. Mi rendo conto che non sarà facile passare ai ristori in base alla perdita reale di fatturato, come avviene invece in Germania. Non ce lo possiamo permettere, il debito pubblico italiano è alle stelle». Come se ne esce?

Marcato, leghista padano sensibile ai temi sociali, non crede ci siano le condizioni per un governo di “salvezza nazionale” in epoca di Covid guidato da Draghi. Se crisi ci sarà, meglio votare subito. Detto questo, le sue critiche riguardano l’immobilismo di Conte. «Più che aumentare il deficit si tratta di spendere i soldi già stanziati. La pubblica amministrazione ha 70 miliardi di debiti verso le imprese. Basta con i rinvii, bisogna pagare subito. Poi ci sono 80 miliardi in cassa per le opere pubbliche già cantierabili. Ma Conte non ha nominato i commissari straordinari e siamo fermi. Le opere pubbliche vanno realizzate con il modello ponte Morandi di Genova, basta con le pastoie della crisi: ci vogliono fatti concreti». —