Il conto del Covid è di 3,1 miliardi, Padova ha perso il 10,7% del suo Pil

Il bilancio di un 2020 disastroso per le attività. A pagare di più il settore dei servizi. La Cna: «Ancora sei mesi difficili»

PADOVA. Circa 3,1 miliardi di euro. È questo il conto che Padova ha pagato al Covid nel 2020. Una sforbiciata del 10,7% ad un valore aggiunto provinciale che nel 2019 era pari a circa 29,1 miliardi di euro. Di fatto di tratta di una delle più pesanti battute d'arresto che la misura abbia mai registrato dall'inizio della sua storia.

Un fenomeno le cui cause sono sotto gli occhi di tutti ma le cui conseguenze per ora riusciamo solo a intuire. A subire tracolli pesanti sono gli indicatori di tutti i settori dell'attività economica dei padovani, chi più chi meno colpiti da una pandemia che ha rallentato i consumi, creato non poche difficoltà di approvvigionamento delle materie prime necessarie alla produzione nel contempo rendendo più macchinosi i canali per l'esportazione dei prodotti finiti dell'industria padovana.

«La stima che il nostro centro studi fa a proposito del prezzo che Padova ha pagato per la pandemia è drammatico ma ampiamente atteso - ha spiegato il presidente di Cna Padova Luca Montagnin - Assistendo i nostri associati e sulla nostra stessa pelle di imprenditori abbiamo vissuto fino da marzo gli effetti drammatici del lockdown, della paura per la salute nostra e dei nostri cari, specie se anziani, ma anche quella per il futuro delle nostre attività che per gli artigiani sono spesso anche una parte integrante della propria famiglia, della vita e della propria personalità. Una flessione del 10,5% del Pil provinciale, una parcella da 3,1 miliardi di euro non è cosa da poco. Per molti equivale al dubbio se scegliere di tenere aperto ancora i battenti o chiudere per sempre. A Padova la flessione delle imprese attive, pure in un anno difficile come questo, è stata ridotta: intorno ad un meno 0,4% che in termini statistici è poco o niente. Questa stima però non restituisce nulla del coraggio e dell'abnegazione, ma pure dell'ottimismo e del senso di responsabilità a cui i nostri artigiani e gli imprenditori in generale devono attingere per evitare che questo 0,4% si tramuti in qualcosa di molto più evidente e catastrofico».

Anche l'elenco delle flessioni comparto per comparto non lascia molto spazio alla fantasia. Secondo il centro studi di Cna Padova l'industria dopo un triennio quello 2017-2019 di crescita, registrerà a fine anno una flessione di circa il 13%, in termini di fatturati si tratti di poco meno di un miliardo di euro.

Le costruzioni, che appena avevano alzato la testa dopo una lunghissima crisi, registrano una flessione ancora superiore e pari a quasi il 14% perdendo tuttavia "solo" 183 milioni di euro circa. Ma è il comparto dei servizi quello che ha pagato in questo 2020 lo scotto più alto: un meno 10% circa che in termini assoluto vale quasi 2 miliari di euro di mancati introiti rispetto al 2019. L'agricoltura padovana invece è l'unica che registra una controtendenza segnando, secondo le analisi economiche di Cna addirittura un +1,5%.

«In un'economia avanzata e matura come la nostra - continua il presidente di Cna - In cui il manifatturiero ha lasciato spazio a servizi sempre più avanzati e che ad oggi occupano circa i due terzi di tutti i lavoratori dipendenti della provincia, la Pandemia ha fatto più danni che altrove. Turismo, ristorazione settore alberghiero hanno visto un tracollo inaudito e devastante. Ma pure servizi come quelli legati al benessere e alla bellezza hanno dovuto fare i conti con mesi interi di stop all'attività per non parlare del mondo delle cerimonie, del commercio e così via». In un contesto così complesso la fiducia nel futuro diventa per Cna una necessità che non preclude però uno sguardo lucido sul prossimo futuro.

«È inutile pensare che con la fine del 2020 tutto si sia sistemato - conclude Montagnin - Ci aspettiamo almeno altri 6 mesi molto difficili. Fino ad ora il modello dei ristori e degli incentivi, con tutti i suoi limiti, ha garantito in parte la sopravvivenza di molte imprese ma per la ripresa, che ci attendiamo comunque dopo la seconda metà dell'anno, ci vorrà un altro sforzo. Crediamo si renderà necessario riattivare strumenti come i prestiti garantiti dal Medio credito centrale per potere permettere ad imprese prosciugate gli strumenti finanziari per il rilancio». --

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