Mezzo miliardo di bottiglie Prosecco, il 2020 anno boom e il Rosé traino del successo

L'emergenza sanitaria da Covid e il lockdown non hanno frenato la produzione. Il presidente Zanette: «Traguardo storico per il Doc»

TREVISO. Mezzo miliardo di bottiglie di Prosecco, contro i 482 milioni di pezzi del 2019, nonostante piccoli e grandi lockdown causati dall'emergenza del coronavirus. I vini trevigiani vanno alla grande. Il Prosecco Conegliano-Valdobbiadene Docg ha superato, seppur di poco, la quota 2019, con 92 milioni di bottiglie. Per l'Asolo Prosecco il 2020 si è chiuso con 18,7 milioni di bottiglie, quindi il più 10%. Uno slalom vincente tra i paletti della pandemia ma anche tra quelli minacciati dagli Usa con i dazi e dall'Inghilterra con la Brexit, che però non sarà "hard".

Il fenomeno

La denominazione Prosecco, quella del Rosè, per intenderci, è riuscita a chiudere l'anno con una crescita del 2,8% rispetto ai volumi certificati nel 2019 che, in valori assoluti, vuol dire un incremento di poco inferiore ai 14 milioni di bottiglie. Anche se nel mese di dicembre erano trapelate previsioni allarmistiche sull'andamento dei consumi dei vini spumanti. «Si tratta di un traguardo storico per il Prosecco Doc», commenta il presidente del consorzio, Stefano Zanette, «però non costituisce di certo un punto d'arrivo.

Sono molte, infatti, le sfide che ancora ci attendono, a cominciare da quella che riguarda la segmentazione dell'offerta con una maggior caratterizzazione delle produzioni anche dal punto di vista organolettico sensoriale, senza dimenticare le azioni, già avviate da tempo, tese a migliorare il percepito della denominazione, con riguardo, in particolare, alla sostenibilità ambientale e sociale dell'intero territorio della Doc Prosecco.

Azioni queste che saranno privilegiate per un consolidamento dei mercati principali, piuttosto che per accrescere i soli volumi di vendita».

Il valore

Considerati i dati incoraggianti raccolti da Nomisma - Wine Monitor, circa la percezione del Prosecco Doc, il valore medio delle vendite di queste bottiglie a scaffale è in linea con le aspettative del consumatore italiano e internazionale, infatti la quota di prodotto venduta a prezzi "entry level" rappresenta una frazione marginale (attorno al 4%), tuttavia - dice sempre il presidente - dobbiamo proseguire in un processo di miglioramento continuo della qualità delle nostre produzioni, innalzando il livello medio, e tendere a garantire una "durabilità" alla denominazione che consenta ai produttori e alle comunità locali di sentirsi sempre più parte del successo del Prosecco Doc.

Il Rosè

Il successo, ritengono i più, è dovuto all'introduzione della tipologia Rosè, che, entrando in scena nel momento più opportuno, ha fatto registrare una produzione (in linea con le previsioni) di 16,8 milioni di bottiglie, ma, secondo Zanette, si spiega soprattutto con «la consapevolezza del consumatore nello scegliere Prosecco Doc; infatti, laddove il consumatore ha l'opportunità di acquistare un vino vedendo l'etichetta, quando vuole un Prosecco, compra un Prosecco, mentre nella somministrazione, talvolta, chiede un Prosecco ma gli viene servito un altro vino».

Da qui la necessità che i pubblici esercizi, alla riapertura dal lockdown, si impegnino di più nel comunicare correttamente l'agroalimentare di qualità e il Prosecco in particolare, «così come noi, in diverse occasioni e in modi diversi abbiamo testimoniato la nostra vicinanza a questo settore fondamentale dell'economia del nostro paese». --