Bracco: «Ricerca vitale, senza prodotti unici non si resta competitivi»

I piani della presidente del gruppo chimico-farmaceutico«Torviscosa scelta nel segno dello sviluppo sostenibile»

Il Gruppo Bracco con il suo stabilimento di Torviscosa è una delle più importanti industrie del settore farmaceutico del Nordest. La presidente e ceo del gruppo, Diana Bracco, fa il punto sulla situazione economica in questi tempi di pandemia con un'attenzione particolare al tema della ricerca e innovazione e al territorio.

Che impatto ha avuto la crisi pandemica sul settore farmaceutico?

«L'industria farmaceutica ha reagito in modo straordinario, tenendo sempre aperti gli stabilimenti nella massima sicurezza e garantendo così l'arrivo puntuale dei farmaci a medici e pazienti. E poi ha fatto uno sforzo eccezionale nella ricerca di nuove cure. Un anno fa, all'inizio della pandemia, nessuno avrebbe immaginato che in così poco tempo ci fossero così tanti tipi di vaccini disponibili. Un successo, quasi un miracolo, frutto della ricerca scientifica globale supportata al meglio dalle istituzioni».

Lei ha parlato di "miracolo della ricerca": cosa intende?

«Non ha importanza chi ha vinto la corsa al vaccino. Ma il fatto che si possa iniziare la distribuzione di sei diversi prodotti vaccinali realizzati in pochi mesi è davvero un miracolo. La terribile emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha fatto capire a tutti il valore incommensurabile della ricerca scientifica e dell'innovazione, le sole armi che possono sconfiggere le malattie e proteggerci nel presente e nel futuro. Da questa pandemia il mondo uscirà con la consapevolezza che occorre uno sviluppo diverso, più sostenibile e più attento all'ambiente e al benessere delle persone. Per questo non dobbiamo mai ridurre gli investimenti in ricerca».

Parlare di ricerca nel settore "life science" significa parlare della medicina del futuro.

«Certo, il rapporto tra salute, medicina e tecnologia è sempre più stretto. E gli effetti per la popolazione sempre più tangibili: basti pensare all'allungamento progressivo dell'aspettativa di vita. Siamo nell'era della cosiddetta "Medicina delle 4 P" vale a dire predittività, prevenzione, partecipazione e personalizzazione. La ricerca italiana da sempre è molto avanzata in questo campo. A fronte di questi successi, però, l'Italia rimane uno dei paesi più avari nel finanziare la ricerca scientifica. Nelle classifiche internazionali, nella spesa per R&I in rapporto al Pil siamo al 14° posto in Europa, al pari di Spagna e Grecia, e spendiamo meno della metà di Germania, Danimarca e Austria. Io mi auguro di cuore che parte delle risorse del Recovery Fund vengano impiegate per colmare il gap di investimenti sulla ricerca, perché puntare con coraggio su chi fa innovazione, è l'unica via per creare nuova crescita e sviluppo duraturo».

Quanto spende il gruppo Bracco in ricerca e innovazione ogni anno?

«Noi investiamo tra il 9 e il 10% del fatturato di riferimento ogni anno. Perché la ricerca è essenziale per garantire il futuro delle aziende. Senza prodotti unici e innovativi non si vince nella competizione globale sempre più dura e sfidante. La storia della nostra azienda è un esempio emblematico. Grazie alle invenzioni della nostra ricerca siamo diventati leader mondiale nella diagnostica per immagini e nei dispositivi medicali avanzati, con un fatturato consolidato di 1,5 miliardi di euro di cui l'87% sui mercati esteri. Il nostro gruppo occupa oltre 3.600 dipendenti e vanta un patrimonio di oltre 2.000 brevetti. Ogni generazione, tra l'altro, ha portato qualcosa di nuovo: mio nonno Elio creò un'impresa commerciale, mio padre Fulvio realizzò un'industria integrata, io ho puntato fortemente su R&I e internazionalizzazione del Gruppo e ora mio nipote Fulvio Renoldi Bracco, che è Ad di Bracco Imaging sta sviluppando nuove strategie di marketing globale».

Bracco è presente in Friuli da diversi anni nel sito di Torviscosa: come sta andando questa realtà industriale, anche sotto il profilo occupazionale?

«Abbiamo circa 160 addetti e produciamo mezzi di contrasto per la radiologia. Le cose vanno molto bene al punto che abbiamo potenziato le attuali linee produttive con un incremento della capacità del 20%. Il nostro modernissimo stabilimento di Torviscosa, tra l'altro, è gestito da una giovane site manager, Laetitia Laurent. Bracco considera la diversità un valore chiave per tutta l'organizzazione e un proprio punto di forza. Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore e che mi ha spinto ad accettare il ruolo di Ambassador per il Women Empowerment nell'Engagement Group B20 creato da Confindustria nell'ambito del G20».

Siete legati al Friuli anche da radici sentimentali...

«Mi lasci dire che Torviscosa per noi è un luogo speciale. Anzitutto per ragioni affettive, per le origini della nostra famiglia: mio nonno, infatti, era un irredentista esule istriano, giunto a Milano dall'isola di Neresine. Quando alla fine degli anni Novanta dovevamo ampliare la nostra produzione, abbiamo deciso così di puntare sul recupero della storica area industriale di Torviscosa. Una scelta vincente che ci permise di non consumare suolo vergine confermando la nostra attenzione per uno sviluppo sostenibile».

Quali solo le prospettive future della realtà produttiva friulana?

«Crediamo molto in questo insediamento, anche perché è un'eccellenza del Friuli e della chimica italiana, ed è situato nel cuore dei mercati europei. Per ciò che riguarda le prospettive, posso dire che Torviscosa è tornata ad essere attrattiva e sarà in grado di creare sviluppo e benessere anche in futuro». --

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