Confcommercio Fvg, nel 2020 nuove imprese giù del -16%

Presentata l'indagine congiunturale.  I lunghi periodi di chiusura hanno minato la fiducia degli imprenditori. Preoccupazione anche per l'occupazione. In Fvg -3 miliardi di consumi

TRIESTE - Il prolungato periodo di chiusura delle attività economiche ha stoppato la ripresa della fiducia registrata nei mesi estivi, quando il terziario del Friuli Venezia Giulia aveva ripreso a correre.

Gli imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi, tuttavia, mostrano capacità di resilienza e volontà di sperare nel futuro dei prossimi mesi. È quanto emerge nell’Osservatorio congiunturale curato da Format Research per Confcommercio Fvg, presentato nella sede di Confcommercio Trieste dal direttore scientifico Pierluigi Ascani.

«Il livello di fiducia delle imprese del terziario e il livello dei principali indicatori economici, per quanto lontani dai numeri che venivano fatti registrare nel periodo pre-crisi, sono superiori in termini di performance ai risultati rilevati nel resto d’Italia – osservano il presidente regionale di Confcommercio Giovanni Da Pozzo e i colleghi presidenti di Trieste Antonio Paoletti, Gorizia Gianluca Madriz e Pordenone Alberto Marchiori –. Pur in un contesto che rimane di enorme difficoltà, è una reazione che prova la forza dei nostri imprenditori e che riteniamo sia alimentata dai provvedimenti che la giunta ha messo in campo sin dal primo lockdown».

IL TESSUTO IMPRENDITORIALE In Fvg esistono circa 78mila imprese, di cui oltre 51mila operative nel terziario. Il 2020, l’anno dell’esplosione della pandemia, si è chiuso con un numero di imprese nuove nate molto più basso rispetto a quello del 2019 (-16%), ma lo stesso è avvenuto con riferimento alle cessazioni di impresa.

Il fenomeno di “congelamento” delle chiusure, comune in Italia, è sintomatico dello stato di profonda incertezza nel quale versano gli operatori del territorio. I ristori erogati in favore delle categorie in difficoltà hanno contribuito a tenere in vita le imprese, comprese quelle che probabilmente avrebbero chiuso lo stesso anche in assenza della crisi. Il saldo delle imprese esistenti in Fvg nel 2020 sul 2019 è legato proprio ai ristori erogati nell’anno: «in assenza» di questi, nel post-lockdown si temeva la scomparsa di 7mila operatori. Tuttavia, esistono almeno 2mila imprese potenziali «inattive» (hanno ricevuto i ristori ma dichiarano di non averne realmente beneficiato). Nel 2021 si teme una possibile contrazione del tessuto imprenditoriale. Una volta che le imprese avranno compiuto le formalità amministrative per la chiusura, potrebbe configurarsi uno scenario più preoccupante, specialmente se letto congiuntamente al crollo della voglia di “fare impresa” in Fvg.

È necessario peraltro sottolineare come, malgrado il contesto complessivo di apparente stallo, il commercio faccia registrare già -344 imprese attive in meno rispetto al 2019.

CLIMA DI FIDUCIA Il prolungato periodo di chiusura (spesso a intermittenza) delle attività ha annichilito la ripresa della fiducia registrata nei mesi estivi. Aumenta tuttavia l’ottimismo delle imprese del terziario del Fvg da qui al 30 giugno. Al contempo, dopo l’estate si è assistito a una nuova inversione di tendenza dell’andamento dell’attività delle imprese: l’indicatore congiunturale, restituito dalla somma tra coloro che indicano un miglioramento della situazione più la metà di coloro che indicano una situazione di invarianza, è stato pari a 25 rispetto al 26 rilevato nel terzo trimestre.

La situazione si conferma comunque più preoccupante tra gli operatori della ristorazione (bar, ristoranti) e della ricezione turistica, cui si aggiungono gli esercizi del commercio al dettaglio non alimentare.

CONGIUNTURA ECONOMICA Il calo della fiducia è contestualizzato in un quadro di forte ridimensionamento della crescita reale del Paese. Non stupisce il segno «meno» dinanzi alla voce dei consumi, che in Fvg si concretizza con un decremento del -12% sul 2019. L’indicatore dei ricavi ha perso 11 punti dallo scoppio della crisi, ma si mantiene comunque al di sopra della media nazionale. Le limitazioni alle attività disposte nell’ultima parte dell’anno hanno contribuito negativamente al trend, in particolar modo per specifici settori di attività economica: ricezione turistica (-65%), ristorazione (-55%) e dettaglio non alimentare (-40%) sono i comparti per i quali si stimano le perdite più forti in termini di ricavi nel 2020 su base tendenziale (rispetto al 2019).

I SALDI Più nello specifico, il commercio al dettaglio non alimentare paga lo scotto di un andamento insoddisfacente dei saldi invernali: è crollata l’affluenza nei negozi in Fvg rispetto a un anno fa e quasi il 60% dei commercianti dichiara di aver registrato incassi inferiori rispetto alla scorsa tornata di saldi invernali. Il dato è fortemente influenzato anche dall’assenza dello «shopping tourism».

OCCUPAZIONE Preoccupa lo scenario anche dal punto di vista del mercato del lavoro. L’introduzione di ammortizzatori ha solo in parte limitato l’impatto della crisi sull’occupazione. Le previsioni degli imprenditori sono critiche da qui al 30 giugno 2021. I dati ufficiali riguardo gli effetti della pandemia sull’occupazione evidenziano una tendenza allarmante: nel 2020 le nuove assunzioni nel terziario in Fvg sono calate del -37% rispetto al 2019. Il calo delle nuove assunzioni è dovuto in parte al blocco dei licenziamenti, che tuttavia ha inciso ancor di più sui costi fissi (è così per l’81% degli operatori del territorio). La sospensione del blocco dei licenziamenti da marzo rischia di rappresentare un colpo senza precedenti nel terziario: nel 2021 gli organici delle imprese potrebbero ridursi del -15%.

LIQUIDITÀ E CREDITO Nell’ultima parte dell’anno si sono allungati i tempi di pagamento dei clienti. La previsione per i primi sei mesi del 2021 è di un recupero, a differenza di quanto si rileva a livello nazionale. In questo scenario, il 2020 si chiude con un aumento delle richieste di credito da parte delle imprese del terziario. In crescita anche le risposte positive. GESTIONE DELLA CRISI La situazione di crisi si presenta meno critica della media nazionale anche in virtù dell’operato del Governo regionale: aumentano i cittadini che giudicano «efficace» l’azione della Regione a difesa della salute pubblica (erano stati l’80% nel settembre 2020, sono l’84% nel febbraio 2021).

Al contempo, sono in aumento anche coloro che giudicano efficaci i provvedimenti attuati dal Governo a guida Fedriga a sostegno dell’economia: è così per il 69% dei cittadini e per il 79% degli imprenditori. In generale, è elevata la soddisfazione per tutte le aree di azione del Governo Regionale.