Il conto dopo un mese di Brexit: export padovano in picchiata, meno 21%

Una stretta maggiore ci sarà per alcuni prodotti tra i mesi di aprile e luglio Padova ha venduto 408 milioni di merce oltremanica nel corso del 2020.

PADOVA. Un mese di Brexit ha già messo a rischio i trasporti. Tutto in mezzo alla pandemia che rischia di peggiorare pesantemente l’export padovano. Tant’è. Bisogna contare i tempi dilatati e le code per le nuove operazioni doganali. Poi vanno aggiunte le nuove norme sull’origine; la burocrazia che “morde” e i costi extra più o meno nascosi. Ma, alla fine, il risultato è che da un mese la Manica è sempre più invalicabile per l’import europeo, commercio padovano compreso. E, dal prossimo aprile, quando scatteranno i controlli anche per l’import (per far fronte anche ai disagi collegati alla pandemia il governo inglese ha differito fino a sei mesi – dal 1 aprile 2021 per i prodotti di origine animale e dal 1 luglio per tutti gli altri standard goods – gli adempimenti doganali e gli eventuali addebiti daziari), la situazione potrebbe peggiorare anche per l’export made in Padova, mettendo in pericolo una bella fetta degli oltre 408 milioni di euro esportati quest’anno (in periodo pandemico). E soprattutto i 310 milioni di euro di saldo commerciale positivo che la nostra provincia vanta nei confronti dell’Inghilterra.

«La situazione è preoccupante su più fronti – spiega Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese – Sulla base dei primi dati rileviamo un crollo dell’export inglese (meno 68%) verso l’Unione europea. Paga l’export logistico, quello informatico, ma anche il cambio di formula sugli accordi di gestione del trasporto e delle pratiche doganali, con nuovi oneri a carico delle imprese. Il nodo è proprio nei trasporti dato che l’88,3% delle merci italiane verso il Regno Unito viaggiano su gomma. Vanno individuate procedure più snelle».


Le stime del 2020 sono ancora positive, ma i pericoli sono dietro l’angolo della Manica: «Nel 2020 le esportazioni padovane verso l’Inghilterra diminuiscono del 21% (quasi il doppio rispetto al calo italiano –11,9%) – continua Boschetto – In chiave settoriale, rispetto al medesimo periodo del 2019, la maggior parte dei settori registra valori in contrazione rispetto ai primi nove mesi del 2019. Fa eccezione la produzione alimentare (5,1%). Male, in particolare, il legno (-70,2%), i mobili (-31,1%) e gli articoli in pelle (-27,7%). Non dimentichiamo che sulla competitività delle nostre imprese influisce anche l’apprezzamento dell’euro sulla sterlina registrato nel corso del 2020, +23% a gennaio 2021 sul valore alla data del referendum inglese del 2015». —