Economia circolare, entro il 2030 nell’Ue 700 mila nuovi posti: Fvg regione al top

Come impiegare i soldi del Recovery per uscire dalla crisipost-pandemia. Legislazione regionale «molto avanzata»

TRIESTE Il Friuli Venezia Giulia è tra le regioni italiane meglio posizionate per cavalcare l’atteso boom dell’economia circolare, che sarà un fatto distintivo degli investimenti negli anni a venire. A cominciare da quelli legati al Recovery Plan, attraverso il quale l’Europa punta al rilancio dell’economia nella stagione post-crisi. Il riferimento è a un nuovo modello di sviluppo (rispetto a quello tradizionale), caratterizzato dal fatto che gli oggetti non arrivano mai a fine vita (diventando quindi rifiuto), ma “rinascono” per altri utilizzi. Un concetto che vale per i singoli beni, ma anche per le aggregazioni come le città, che diventano capaci di reimmettere in circolo le risorse naturali dopo il loro primo utilizzo. Con il risultato di risparmiare denaro (si pensi ai costi di estrazione, produzione e smaltimento), consumare una quantità inferiore di materie prime e ridurre l’impatto inquinante sull’ambiente.

Si stima che nell’Ue grazie all’economia circolare potrebbero esserci 700mila nuovi posti di lavoro entro il 2030. Ad approfondire il tema è il Circular Economy Report, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che identifica sette regioni italiane, tra cui appunto la nostra, tra quelle “in consolidamento”, cioè con una normativa avanzata su questo fronte.

Tra i territori vicini, anche Veneto e Trentino Alto Adige sono nel gruppo di testa, mentre l’Emilia-Romagna è tra gli inseguitori, identificati come “in progress”. In Friuli Venezia Giulia, ricordano gli analisti, il concetto di economia circolare è stato introdotto con la legge regionale n.34/2017 “Disciplina organica della gestione dei rifiuti e principi di Economia Circolare”.

I principi e le finalità del piano, viene rilevato dallo studio, “coincidono con gli scopi fondamentali dei principali atti strategici e regolamentari, nonché normativi, elaborati in sede europea e volti a disciplinare il settore dei rifiuti”. Inoltre viene sottolineato che la normativa “si estende dall’organizzazione di pratiche di riciclo dei rifiuti, alla diffusione delle best practice finalizzate alla prevenzione (per i cittadini) e riprogettazione (per le aziende); coinvolge gli enti pubblici e privati e descrive nel dettaglio le strategie di recupero”. Tirando le fila, i ricercatori sottolineano che la normativa regionale ha fatto importanti passi in avanti negli ultimi anni nella capacità di raccogliere dati e questo “permette un monitoraggio di precisione”.

Un ambito, tra gli altri, sui quali lavora Area Science Park, ponendosi come aggregatore di innovazione tra laboratori di ricerca e soggetti privati. Insomma, ci sono le condizioni per cavalcare il nuovo modello di sviluppo economico che si va imponendo a livello internazionale e questo costituisce un buon viatico considerato che i finanziamenti europei si questo fronte saranno sostanziosi: 454 miliardi di euro di fondi strutturali e di investimento per oltre 500 programmi in tutto il Continente, più 183 miliardi (637 in totale) di cofinanziamenti nazionali da parte degli Stati membri, cui si aggiungono i 26 a carico del bilancio dell’Unione Europea e i 7,5 dell’Eib-European Investment Bank dedicati al fondo europeo per gli investimenti strategici. Ciliegina sulla torta, i 900 miliardi stanziati dalla Commissione Europea con il cosiddetto Recovery Plan per la transizione ecologica nel prossimo decennio, di cui l’economia circolare è uno dei cardini.

Numeri enormi, con il territorio che deve essere in grado di intercettarne almeno una parte per rinnovare le proprie infrastrutture e puntare su un futuro di crescita sostenibile. — © RIPRODUZIONE RISERVATA