«Recovery, svolta ecologica. In Veneto servono più risorse a nidi e cultura»
 

Lorenzoni, Ostanel e Guarda: nuova éra d’investimenti green, potenziare la sanità. Baldin: «I 209 miliardi capolavoro di Conte, ora aiutiamo i pescatori di Chioggia»

PADOVA.  Recovery Plan: se il Pd lavora per costruire il dialogo con le categorie economiche e la Lega sul documento da inviare al governo, le liste civiche e il M5S cambiano mood e oggi a palazzo Ferro Fini presenteranno un loro documento per ribadire che questa è l’occasione buona per voltare pagina. In aula si voteranno tre risoluzioni e ieri Lorenzoni, Baldin, Guarda e Ostanel hanno anticipato le loro proposte. L’opposizione marcia in ordine sparso ma con l’obiettivo di allargare il ventaglio di progetti su cui rilanciare l’economia dopo la tremenda crisi del Covid.
 
«Il Veneto si deve convertire all’ecologia e dimenticare decenni di boom selvaggio, con il record negativo di superficie agricola convertita in cemento e capannoni. Il Recovery nasce per avviare la transizione ecologica e la svolta digitale dell’economia con la banda larga e se l’Italia potrà contare su 209 miliardi da spendere nei prossimi sei anni, deve solo ringraziare l’ex premier Giuseppe Conte che ora guida il M5S» ha detto Erika Baldin.
 
Che poi ha proposto due linee concrete d’azione: investire sulla sanità di territorio e potenziare i distretti di base che hanno dimostrato di reggere meglio alla pandemia. Tra i progetti prioritari va finanziato il rinnovo della flotta di pescherecchi di Chioggia con motori ecologici e avviata la pulizia dell’Adriatico e dei fiumi dalla plastica, una piaga dei mari che va assolutamente monitorata. Bisogna poi ammodernare i porti di Venezia e di Chioggia e rilanciare il turismo», spiega la Baldin.
 
Che si tratti di cambiare rotta lo ha spiegato nei dettagli Cristina Guarda (Verdi) che ha dimostrato, numeri alla mano, come lo schema di Recovery veneto varato a novembre, sia in rotta di collisione con le 6 linee guida dell’Ue. La giunta Zaia ha chiesto 25 miliardi ma il 35% di quei progetti sono destinati a nuove infrastrutture stradali che non saranno mai finanziate. Tutto da rifare, in poche settimane.
 
Il professor <Arturo Lorenzoni, portavoce dell’opposizione, ha spiegato che la transizione energetica richiede un ripensamento immediato degli investimenti per la produzione di energia. Bisogna quindi potenziare il trasporto pubblico e avviare la ristrutturazione del patrimonio edilizio. Nel concreto si tratta d’ investire nella metropolitana di superficie e nei metrò nelle città, con mobilità dolce e ciclovie per lavoro e il turismo. Per le merci vanno potenziati gli interporti di Verona nell’asse con il Brennero e di Padova. C’è una sola incognita: il Veneto ha speso il 50% dei fondi strutturali Ue 2015-20 e quindi la progettazione, l’appalto e l’investimento vanno velocizzati e gestiti secondo le modalità Bim (Building Information Modelling).
 
Elena Ostanel ha chiesto più risorse per la cultura e allargato l’analisi al sociale. La prima emergenza da vincere riguarda la fascia da 0 a 6 anni, con la giunta Zaia che propone un contributo di 200 milioni di euro. Briciole. «Il Veneto ha il primato negativo degli asili nido, tra le regioni del Nord è l’ultima in termini di offerta di servizio, ma diventa la prima nella graduatoria del Sud ma qui l’occupazione femminile è più alta e quindi va colmato il gap. Bisogna investire nei servizi per l’infanzia e potenziare in tutte le scuole pubbliche la rete informatica per consentire la didattica a distanza con strutture tecnologiche adeguate».
 
Più risorse alla cultura e al sociale, alla sanità e alla transizione ecologica: tutti d’accordo. L’unico dubbio è il nodo politico. Il Recovery Plan lo sta scrivendo il ministro dell’Economia Daniele Franco, la bozza inviata al Parlamento è la copia del governo Conte 2. Le regioni saranno consultate? E i Comuni, che di fatto gestiscono il 60% dei progetti esecutivi, come verranno coinvolti?—
 
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