Il Covid abbatte la voglia di fare impresa

I dati dell'ufficio statistica della Regione Veneto su natimoralità delle imprese, l'andamento dei ricavi, previsioni di chiusura definitiva di attività e sentiment degli imprenditori

VENEZIA - Secondo le stime, la pandemia ha portato l’Italia alla recessione più grave della storia post bellica: il prodotto interno lordo è diminuito dell’8,9% tra il 2019 e il 2020, la produzione industriale dell’11,4%, i fatturati di alcuni settori produttivi sono crollati.

I dati sono contenuti nel rapporto statistico della Regione Veneto che rileva come, in questa regione, il panorama non si discosti di molto da quello nazionale.

La stima è infatti di un calo del 9,3% del PIL nel 2020

IMPRESE

"In questo scenario, le dinamiche di demografia d’impresa sembrano mostrare un’estrema cautela davanti alla forte incertezza sulla durata della pandemia e sugli effetti delle politiche di emergenza in supporto alle imprese - si legge nel rapporto -. Le imprese attive venete iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio a fine 2020 sono 427.517, in calo dello 0,6% rispetto a fine 2019; le contrazioni più accentuate del numero di imprese attive si osservano nel comparto commerciale (-1,8%), manifatturiero (-1,7%), trasporti e logistica (-1,4%), agricoltura (-1,2%), alloggio e ristorazione (-0,8%)".

NATALITA' IMPRENDITORIALE

Gli effetti della crisi legata al Covid-19 risultano molto evidenti sulla natalità imprenditoriale: nel confronto tra il 2020 e il 2019, il numero di iscrizioni è in calo in tutti i trimestri, con un picco negativo nel secondo trimestre (-40,4% rispetto allo stesso trimestre del 2019).

Il secondo trimestre vede un forte crollo delle iscrizioni per i trasporti (-71,9%), alloggio e ristorazione (-68,7%), attività artistiche e sportive (-55,9%), ma anche per la manifattura e il commercio (rispettivamente, -53,3% e -46,5%).

Le nuove iscrizioni nel settore dello spettacolo e in quello ricettivo e della ristorazione continuano a contrarsi anche a fine anno (rispettivamente -36,6% e -29,5% nel quarto trimestre del 2020). I dati sulle cessazioni non permettono ancora una completa quantificazione delle conseguenze della pandemia; sarà infatti necessario attendere i numeri dei trimestri a venire per leggere correttamente gli effetti della crisi sulle chiusure d’impresa.

CESSAZIONI

Per il momento i dati mostrano che le cessazioni in Veneto iniziano a crescere rispetto all’anno precedente soltanto nel quarto trimestre del 2020. Ovviamente le dinamiche settoriali sono estremamente variegate, ma è ancora prematuro un approfondimento mirato ai settori più colpiti dalla crisi pandemica, visto quanto appena detto.

Rispetto alla seconda ondata pandemica, una rilevazione ha interessato un campione di oltre 90 mila imprese italiane con almeno 3 addetti, rappresentative di un universo di oltre un milione di unità dell’industria, del commercio e dei servizi, e nel dettaglio ha coinvolto un campione di oltre 6 mila imprese venete, rappresentative di quasi 103 mila unità venete.

Tutte le analisi che seguono interessano quindi un universo di imprese venete con 3 e più addetti, a cui è ascrivibile circa l’80% degli occupati del settore privato regionale.

IMPRESE CHE NON RIAPRIRANNO

Il 72,4% delle imprese venete ha dichiarato di essere in piena attività, il 20,8% di essere parzialmente aperta, svolgendo la propria attività in condizioni limitate in termini di spazi, orari e accesso della clientela. Il 6% delle imprese venete ha invece affermato di essere chiusa ma di prevedere di riaprire, mentre lo 0,8% è chiusa e non prevede una riapertura.

A livello nazionale è possibile osservare come i settori con la più alta incidenza di chiusura siano le attività sportive e di intrattenimento, i servizi ricettivi, le case da gioco, le attività di ristorazione e il commercio al dettaglio.

RICAVI

Il 68% delle imprese venete dichiara una riduzione del fatturato nei mesi giugno-ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: nel 10,6% dei casi il fatturato è diminuito meno del 10%, nel 44,1% dei casi il fatturato si è ridotto tra il 10% e il 50% e nel 13,3% si è più che dimezzato.

Un ulteriore 2,1% non ha fatturato nel periodo osservato. Il 30% delle imprese venete sostiene che il suo fatturato non ha subito variazioni o è addirittura aumentato.

Più di un’impresa su due riconosce come motivazione alla riduzione del fatturato il calo della domanda a seguito delle restrizioni legate all’attuazione dei protocolli sanitari (distanziamento, accessi regolamentati). La pandemia e le misure di contenimento che si sono susseguite nell’ultimo anno hanno fornito un forte impulso alla trasformazione digitale; nello specifico si è assistito a una netta accelerazione nell’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese.