Mose, lo stop ai lavori mette a rischio 90 imprese e 1.500 occupati

L'allarme di Legacoop Veneto sulle ricadute occupazionali. Il presidente Rizzi: "non dimenticando il fragile territorio veneziano lasciato a se stesso"

VENEZIA - Cantieri praticamente ancora bloccati e lavori pressoché immobili per il sistema Mose: significa oltre 90 imprese, che occupano circa 1500 persone, sull’orlo del fallimento a causa dei debiti scaduti e non pagati dal Consorzio Venezia Nuova.

«Siamo fortemente preoccupati. Non vediamo sensibili cambi di rotta né alcun passo in avanti, nonostante si siano alzate grida di allarme da ogni parte: imprese, sindaci, associazioni di categoria».

È netto il giudizio di Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, che con forza circa lo stallo perdurante sottolinea: «Rischiamo seriamente un danno permanente in termini di tenuta delle imprese e dell’occupazione».

Le imprese in questione, tra cui una delle più importanti è l’associata di Legacoop Veneto, il consorzio Kostruttiva, vantano da CVN crediti scaduti per oltre 20 milioni di euro.

Sono loro le uniche in grado di finire in tempi brevi l’opera, loro le uniche impegnate ad azionare “manualmente”, con intenso utilizzo di propria manodopera, le paratoie negli ultimi mesi.

Il territorio veneziano, che aspetta quest’opera da ormai troppo tempo, sta subendo veti incrociati da più parti, e rischia di non vederla completata: di certo non entro il 31 dicembre 2021, come invece dovrebbe essere ed è stato promesso.

Ancora peggio: rischia di saltare il Piano Europa, cioè quell’insieme fondamentale di interventi volti a tutelare la laguna e a garantire opere di compensazione ambientale e di messa in sicurezza della stessa.

«I cantieri sono praticamente fermi, non si vedono apprezzabili avanzamenti da molto tempo – prosegue deciso Rizzi –: la nomina del supercommissario “sblocca cantieri” non ha prodotto i risultati sperati, e la messa in liquidazione del Consorzio Venezia Nuova ha ulteriormente rallentato le opere, oltre che i pagamenti. Non servono improbabili ed estemporanee soluzioni per completare l’opera, quando la soluzione, a nostro avviso, è molto semplice e passa per il Provveditorato alle Opere pubbliche, che ha tutti i requisiti, le competenze e le caratteristiche per garantire il completamento delle opere, il controllo sulle stesse, il rapido pagamento delle imprese, la tutela del territorio».

«Da parte nostra abbiamo perfino proposto soluzioni bancarie, ci siamo fatti carico di trovare istituti di credito disponibili a sostenere questa fase difficile, pur di non far saltare le imprese, tutte piccole e medie realtà del territorio. Ma anche su questo abbiamo assistito a veti e posizioni incomprensibilmente contrarie», continua sempre Rizzi, che esprime l’opinione di Legacoop Veneto e delle imprese cooperative associate, del tutto in linea con le molte imprese facenti capo al mondo dell’artigianato e ai costruttori di Ance (è di poche settimane fa un appello altrettanto accorato del presidente veneziano, Giovanni Salmistrari).

«Sappiamo che in queste ore a Roma il Governo sta decidendo come gestire l’ultima tranche di fondi per completare l’opera – conclude il presidente –: auspichiamo che per una volta, prevalgano il buon senso e la volontà, finalmente, di procedere con una vera semplificazione della governance, che i debiti siano saldati e il territorio garantito. Per Venezia e il suo fragile ecosistema il danno sarebbe altrimenti irreparabile».