Daniele Marini: "Le radici della crisi sono oltre la pandemia, per puntare al futuro guardiamo al passato"

In "Lessico del nuovo mondo" l'analisi del sociologo Marini riporta alla crisi del 2008 e a un modello mai corretto

La domanda che ci poniamo tutti in questi mesi in cui la pandemia non sembra voler mollare la presa, è soprattutto una: quando finirà? Pochi invece cercano risposte approfondite alla domanda ben più pregnante - "come" finirà? - accontentandosi semmai di ottimistici "ne usciremo migliori", oppure "tutto tornerà come prima".

Nel suo libro ("Lessico del nuovo mondo", Marsilio, 10 euro) il sociologo Daniele Marini cerca invece delle risposte reali, a partire però da "una lettura dei mutamenti sociali ed economici" in corso che parte ben prima della pandemia, fedele alla lezione del Mosè di Erri De Luca: "Il futuro del fiume non è verso la foce, ma alla sorgente".

La sorgente, per Marini, cioè l'origine dei cambiamenti in corso, va fatta risalire alla grande crisi del 2008, dovuta al collasso del modello liberista "enjoy now, pay later" (divertiti ora, pagherai dopo) che aveva mandato in soffitta lo stile di vita precedente basato sul risparmio prima del consumo.

La crisi attuale, e in particolare i suoi devastanti effetti, sono direttamente legati, secondo il sociologo, al fatto di non aver trovato nell'ultimo decennio "un nuovo equilibrio generale" dopo quella crisi, anzi di aver proseguito sulla strada dello sviluppo senza limiti, dello sfruttamento di tutte le risorse disponibili e dell'occupazione di tutti gli spazi naturali, invadendo habitat prima preclusi all'uomo.

Il punto dunque è che cosa del post 2008 e del pre-Covid si riproporrà nel post-pandemia, e che cosa inevitabilmente dovrà cambiare: soggettività versus comunità, squilibri ecologici e disuguaglianze sociali, frammentazione politica. La risposta, premette l'autore, non potrà non fare i conti con quello che è il tratto caratterizzante del nostro tempo, l'incertezza, che mina alla base qualsiasi previsione; ciò che vuole essere il suo libro è dunque solo un punto di partenza per stilare una nuova grammatica sociale, un nuovo lessico, una lente per riuscire a individuare e descrivere il cambiamenti.

"Non mutano solo stili di vita e comportamenti - scrive infatti Marini - ma anche schemi conoscitivi, rappresentazioni, infrastrutture e istituzioni sociali".Ci sono dei paradigmi che non mancheranno di segnare gli assetti del mondo futuro: la velocità (nella comunicazione, negli spostamenti, nell'evoluzione e nella sedimentazione delle scoperte e delle idee), che ha come esito lo spaesamento e la conseguente ricerca di punti di riferimento nelle retrotopie (rivolgere lo sguardo verso un passato idealizzato); quindi la polarizzazione fra chi riesce ad affrontare le nuove sfide e chi no, che farà selezione fra individui, imprese e aggregazioni statuali; ancora il paradosso, con la messa in discussione sistematica del senso comune consolidato e delle visioni univoche in favore di approcci multipli e laterali; e infine l'interdipendenza sistemica, già palesata con la mobilità della finanza e delle persone, e la dimostrazione, ad opera della pandemia, che siamo tutti collegati gli uni agli altri.

Tutto questo dovrà necessariamente tradursi in nuovi codici di azione nei più diversi settori, che tengano conto delle conseguenze della pandemia, che ha colpito duramente anche la famiglia dell'autore; eccone alcuni: una nuova educazione e una nuova formazione, che stimolino le capacità di adattarsi e di cogliere le opportunità nei cambiamenti (l'abusata "resilienza"), il "saper diventare", acquisendo le competenze per confrontarsi con la velocità e la pervasività del mutamento; infine (nel lavoro), l'opportunità di diventare lavoratori imprenditivi, mettendo in campo più flessibilità, la capacità di sviluppare un vero "lavoro intelligente" (non semplice telelavoro, come nel lockdown), e di condividere obiettivi e progettualità di lungo periodo con le aziende; che a loro volta dovranno essere capaci di promuovere, invece della classica mobilitazione individualistica, un mix di cooperazione e competizione, all'insegna della solidarietà e della sostenibilità sociale oltre che ambientale: "Soggettività e comunità - è la chiosa - si sostengono a vicenda".

"La ripartenza - conclude infine Marini - avverrà all'insegna della regionalizzazione della globalizzazione e del reshoring (il ritorno delle aziende delocalizzate), e sarà necessariamente "scompaginata", cioè non omogenea". Meglio dunque prenderne atto e prepararsi. --

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