Barbabietole, mancano all’appello 500 ettari: semina giù dell’8,3%

La campagna sconta l’anomalia della ripresa trevigiana, Coldiretti chiede di tutelare l’unica filiera 100% italiana

PADOVA. Ormai in dirittura d’arrivo, la campagna di semina della barbabietola da zucchero sta segnando, in tutto il Veneto, una leggera flessione rispetto al passato. Rispetto allo scorso anno mancano all’appello al momento 500 ettari di coltura che nel 2020 aveva occupato 11.617 ettari. Nel padovano si sta registrando un meno 8,3%, più della media della regionale che è di un meno 4,4% ma che sconta l’anomalia trevigiana dove invece si registra un rinnovato interesse.

Tra i fattori da tenere in considerazione ci sono le dinamiche speculative mondiali in atto sulle materie prime che, mai come in questi ultimi mesi, hanno fatto schizzare verso l’alto i prezzi di soia e frumento, a scapito proprio della barbabietola. Proprio per evitare questo rischio Coldiretti Veneto ha chiesto alla Regione e ai propri soci uno sforzo al fine di tutelare l’unica filiera 100% Italiana che trova in una cooperativa di produttori, la Coprob, l’unico produttore di zucchero a livello nazionale e che mantiene in attività in paese uno dei due stabilimenti rimasti in Italia.

«È una coltura degna di attenzione» spiega Coldiretti Veneto «anche per la sua capacità di migliorare le caratteristiche del terreno e per la grande potenzialità di accumulare il carbonio, che la rende tra gli indirizzi colturali con la migliore impronta carbonica e unitamente ad un aumento delle superfici coltivate con il metodo biologico, unico esempio in tutto il mondo, di produzione sostenibile naturalmente».

Coldiretti da tempo sostiene che la filiera agricola veneta deve essere al centro del programma politico della Regione per dare slancio a un settore che rappresenta l’identità di un territorio. «Quello dello zucchero italiano non è un ritorno al passato ma una richiesta che arriva dal mercato» aggiunge Carlo Salvan, bieticoltore e vicepresidente di Coldiretti Veneto «frutto di scelte precise da parte dei consumatori più attenti alla tracciabilità della filiera, all’etica nei processi produttivi e alla sostenibilità ambientale della coltura.

Lo zucchero estero sfrutta ancora marchi un tempo italiani ma senza lasciare niente al nostro territorio, o addirittura arriva da paesi che adottano pratiche e metodi da noi proibiti. A questo punto diventa indispensabile promuovere, insieme alla Regione, accordi di filiera con i grandi marchi dell’industria dolciaria italiana, molto presenti proprio in Veneto. Quest’ultima frontiera potrebbe diventare strategica per la sfida della produzione Made in Italy». —