Grandi navi a Marghera, un annuncio che non vale nulla

Vincenzo Marinese (Confindustria Venezia-Rovigo): «Non abbiamo più bisogno di annunci, ma di fatti»

VENEZIA - «Un annuncio che non vale niente. Per noi anziché annunciare, e questo non dovrebbe più essere il governo degli annunci, si dovrebbero invece concordare con gli enti locali, e quindi con il Comune, la Città metropolitana e la Regione, gli scenari transitori, gli investimenti futuri e le coperture economico e finanziarie per il progetto».

Così Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, sull'annuncio della scorsa settimana dei ministri Giovannini (Infrastrutture), Cingolani (Transizione ecologica), Garavaglia (Turismo) e Franceschini (Beni culturali) che hanno concordato una soluzione transitoria per la grandi navi a Porto Marghera, in attesa di quella definitiva che dovrebbe prevedere l'approdo delle navi da crociera fuori dalla laguna.

Una soluzione transitoria, quella di Porto Marghera, che sembra ricalcare quella già concordata nel corso dell'ultimo Comitatone, lo scorso dicembre.

Le navi da crociera, non appena ripartirà la stagione, dovrebbero attraccare alle banchine Tiv e Vecon, per le quali però non sono ancora stati avviati i lavori di adeguamento. E nel ventaglio degli attracchi c'è anche il canale Industriale Nord, Sponda Nord, sempre a Porto Marghera.

Ma è un percorso sul quale ci sono ancora molti punti interrogativi.

A partire dai tempi e dai costi.

Si parla di sei mesi per sistemare le prime due banchine, almeno un paio d'anni per la soluzione sulla sponda Nord del canale Nord.

Il nuovo terminal costerà 41 milioni di euro, l'autorità portuale ha già pubblicato il bando per realizzare il progetto.

Chi sarà disposto a investire 41 milioni di euro per una soluzione provvisoria in attesa della soluzione fuori dalla laguna? Quanto durerà questa soluzione transitoria? E quale sarà il rapporto tra traffico commerciale e navi da crociera?

Gli interrogativi sono ancora tanti. «Non abbiamo più bisogno di annunci, ma di fatti», aggiunge il presidente di Confindustria Venezia.

L'ipotesi preferita dagli industriali è quella di un gioco a due punte: da un lato la stazione Marittina, attraverso il canale Vittorio Emanuele, e dall'altro Porto Marghera.

«Per farlo ci vuole a Marghera un investimento importante, che è cantierabile volendo, e dall'altra parte l'escavo del Vittorio Emanuele, senza considerare che c'è un'esigenza di sicurezza per una doppia uscita che, come ha detto anche la Capitaneria di Porto, rappresenta anche un elemento di sicurezza. Non è comprensibile», aggiunge Marinese, «perché non si possa scavare visto che è semprpe stato un canale, e adesso invece non lo può essere più».

Il paradosso, per Confindustria, è che «tutti vogliono le navi fuori dal bacino di San Marco, ma nessuno vuole scavare i canali, nel frattempo si ipotizzando soluzione fuori dalla laguna, ma si portano a Marghera. Fino a quando gli armatori si stancheranno e andranno altrove». -

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