La governance nelle Pmi del Nordest: donne e giovani ai margini

Le aziende del Nordest alla prova dell’innovazione nel governo societario si scoprono molto conservatrici con una componente femminile sempre al di sotto di un terzo dei componenti. Quello che non manca è l’esperienza, considerando che circa il 20 per cento dei consigli di amministrazione è stabilmente in mano a over 65. Mentre i giovani, gli under 35 che cambiano aziende e mondi nel resto del pianeta, soprattutto in organizzazioni molto tecnologiche, sono una sparuta minoranza

Poche donne, pochi giovani. Le aziende del Nordest alla prova dell’innovazione nel governo societario si scoprono molto conservatrici con una componente femminile sempre al di sotto di un terzo dei componenti. Le province migliori arrivano al 28 per cento dei componenti donne.

Mentre quello che non manca è l’esperienza, considerando che circa il 20 per cento dei consigli di amministrazione è stabilmente in mano a over 65. Mentre i giovani, gli under 35 che cambiano aziende e mondi nel resto del pianeta, soprattutto in organizzazioni molto tecnologiche, sono una sparuta minoranza.

Come dire a Nordest esiste un problema di gestione d’impresa, non è solo una questione anagrafica e di genere, ma se a comandare sono sempre gli stessi anche con tempi che mutano a questa velocità forse qualche domanda sarà anche il momento di porsela.

Questa in estrema sintesi è l’analisi emersa dal poderoso lavoro fatto dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso con il Venice Centre in Economic and Risk Analytics for Public Policies (VERA) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Gli esperti hanno analizzato la composizione della governance (consiglio di amministrazione) e dell’organo di controllo (collegio sindacale) delle società di capitali non quotate del Triveneto.

L’analisi, frutto del lavoro del gruppo coordinato da Camilla Menini consigliere ODCEC di Treviso, è stata elaborata da Roberto Casarin, professore ordinario dell’Università Ca’ Foscari e direttore del centro VERA; Tullio Buccellato economista di Confindustria Roma e Riccardo Busin ricercatore dell’Università Ca’ Foscari. La fonte dei dati è la banca dati AIDA-Bureau van Dijk.

L’analisi è stata condotta su 107.079 società di capitali non quotate con sede legale in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. I consigli di amministrazione sono composti da 218.163 membri di cui 169.878 uomini, pari al 78% e 48.285 donne pari al 22%.

«Quando si sente parlare di analisi sulla governance delle società, si pensa immediatamente all’ambito delle quotate che da anni sono al centro di studi e ricerche – spiega Camilla Menini, consigliere dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso e coordinatrice dell’analisi - Con questa prima ricerca sul tema della governance, invece, abbiamo scelto di approfondire le dinamiche di “potere” e “controllo” delle quasi 110 mila società di capitali non quotate che compongono il tessuto economico-imprenditoriale del Triveneto. In un contesto economico stressato tra le spinte della globalizzazione e le contrazioni legate all’emergenza sanitaria, è fondamentale disporre delle informazioni per individuare i migliori assetti di governance delle imprese, in grado di rispondere alle sollecitazioni positive o negative del mercato. In questo senso questa prima analisi ci fornisce una serie di informazioni che saranno approfondite in successivi momenti, anche collegandole ai risultati di performance delle società».

Sul tema della governance una nota dolente è sempre quella della presenza della componente femminile. Che mostra ancora livelli elevati di arretratezza soprattutto in assenza di normative che impongano una rappresentanza minima. La provincia con il minor rapporto uomini/donne nei consigli di amministrazione delle società non quotate è Bolzano con l’84% di uomini e solo il 16% di donne; le province più virtuose per la presenza femminile nella governance sono, a pari merito, Vicenza, Rovigo, Udine, Trieste e Gorizia con il 24%, seguite a ruota da Padova, Verona, Treviso, Pordenone con una presenza del 23%, Venezia con il 22%, Belluno con il 21%, infine Trento con il 19%.

«Mentre per le società quotate, dove si applica la legge sulle quote di genere Golfo-Mosca, si assiste ad un trend positivo che ha portato la presenza femminile nei cda nazionali al 36,3% - osserva Camilla Menini - non si può dire altrettanto per le società non quotate, dove in Triveneto abbiamo riscontrato una presenza femminile nella governance delle società pari al 22%. Non si assiste ad un effetto di trascinamento inteso come adeguamento spontaneo alla normativa prevista per le quotate ».

L’analisi sull’età anagrafica dei componenti dei cda evidenzia che il 32% è di età compresa tra i 45-55 anni; il 24% tra 55-65; il 18% tra 35-45; il 12% tra 65-75; l’8% sono under 35 e il 5% sono over 75. Approfondendo il tema della ripartizione di genere all’interno delle classi di età, emerge che sul fronte degli under 35 le donne nei cda sono il 10% mentre gli uomini sono il 7%, così come nella fascia di età 35-45 anni le donne sono il 21% mentre gli uomini sono il 17%. Nella fascia 55-65 anni, invece, c’è una prevalenza di uomini con il 25% a fronte di un 21% di donne. —

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