Luxottica, illycaffé e la manifattura di Louis Vuitton: “imprese controvento” fatte per la Borsa

Il Nordest secondo Nomisma e Crif è il territorio più resiliente, qui ci sono le aziende pronte per sbarcare a Piazza Affari

Si dice andatura di bolina, quando le barche usano la forza aerodinamica delle vele e navigano controvento. E così le imprese che si sono affidate alle proprie forze per navigare in maniera contraria a dove spiravano le correnti della crisi sono denominate da Nomisma allo stesso modo: imprese controvento.

La ricerca effettuata dall’istituto ha così identificato una schiera di campioni che in virtù delle loro caratteristiche sono anche interessanti per il mercato azionario. Sono cioè i soggetti che potrebbe essere quotabili. Nel dettaglio si tratta, spiega Nomisma, di aziende in grado di realizzare performance di rilievo, anche mentre il Paese arretra. Si tratta di un ristretto gruppo di aziende del settore manifatturiero, 4.656 per la precisione, protagoniste della ricerca Controvento, condotta dall’istituto di ricerca in collaborazione con CRIF, con lo scopo di individuare le imprese italiane che sanno rispondere in maniera particolarmente efficace alle crescenti sfide competitive. In Veneto le imprese manifatturiere analizzate sono 10.869, le “imprese controvento” sono 824.

Hanno dunque passato i criteri di selezione il 7,6% delle imprese venete, leggermente meglio della media nazionale (6,6%). Si evidenzia così una migliore propensione del territorio rispetto alla media nazionale ad ospitare imprese straordinariamente competitive.

Nel 2019 questa flotta di imprese venete ha totalizzato 9,1 miliardi di euro, a livello settoriale al primo posto figurano i Macchinari: 18,4% del totale. Nel biennio 2018/2019 le “controvento” hanno segnato un aumento dei ricavi dell’8,6 per cento rispetto alla crescita dello 0,8 per cento delle altre aziende, valore che esplode del 65,4 per cento per l’arco temporale 2014/2019 contro il 17,1 per cento degli altri. In Friuli Venezia Giulia il numero di imprese analizzate sono state invece 1.834, di queste le “controvento” identificate sono 134, hanno passato i criteri di selezione il 7,3% delle friul-giuliane, leggermente meglio della media nazionale (6,6%).

Queste aziende hanno sommato 1,6 miliardi di euro, a livello settoriale il primo posto è per l’alimentare 26,9% del totale. Il dato dei ricavi mostra una crescita del 6,9% nel 2019 (3,8% le altre aziende), valore che sale al +60,8% dal 2014 al 2019, contro il 19,4% delle “normali”. «Il Nordest è un territorio tra i più controvento di tutti - spiega Boris Popov, ricercatore che ha realizzato la ricerca per Nomisma-. Nella nostra analisi ci sono imprese cosiddette veterane, cioè che sono riuscite a sorpassare questi criteri per la seconda volta, e imprese debuttanti cioè che sono entrate per la prima volta.

Veneto e Friuli Venezia Giulia sono due regioni che mostrano in proporzione un maggior numero di veterani rispetto alle debuttanti in relazione alla media nazionale. Questo significa che c'è una maggiore resilienza delle imprese ad essere competitive nel tempo». Nel novero delle quotabili il Nordest presenta due casi anomali, uno è Luxottica la più controvento di tutte, che non risulta scambiata a Piazza Affari solo perché dopo la fusione con Essilor ha scelto il più grande e internazionale listino Euronext di Parigi.

E poi c’è illycaffè, che da poco ha scelto come partner finanziario e industriale Rhone Capital. Escludendo questi casi extra-ordinari è interessante notare che la seconda quotabile veneta è Manufacture de Souliers Louis Vuitton, la manifattura che il gruppo francese del lusso Lvmh ha installato nel distretto calzaturiero del Brenta. E ancora tra le quotabile figura la Nuova Ompi, società controllata dal re delle fiale Stevanato e la Forgital. In Friuli Venezia Giulia vince invece la tecnologia, con le protesi di Limacorporate, poi la Mabi International, lla Mep macchine elettroniche piegatrici e il settore della carta con Ondulati e Imballaggi del Friuli.—

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