Lo studio: Veneto penalizzato dalla bufera Covid-19, ma ora il rimbalzo sarà super veloce

L’Ufficio studi e ricerche Banco Bpm: Pil regionale 2021 a più 5,6% mentre in Europa crescerà del 5,2% e nel resto del Paese del 4,8%

VENEZIA. Un calo del Pil del 9,3% maggiore rispetto alla media nazionale (-9,1%) nel 2020 ma al tempo stesso un’aspettativa di ripresa più rapida (+5,6% contro il +4,8%), merito della forte vocazione produttiva. Crolla il turismo, e se la passano male settori come moda e automotive. Tiene invece il comparto chimico e la filiera meccanica, così come l’export. Sono gli aspetti salienti dalla radiografia ai raggi X realizzata dall’Ufficio studi e ricerche Banco Bpm sull’economia del Veneto ai tempi del Covid.

Crescita costante

Il primo aspetto a balzare agli occhi è la crescita costante del Pil a partire dal 2012. Questo fino al 2020, anno di inizio della pandemia. Basti pensare che fino all’anno precedente il Veneto, con oltre 163 miliardi di euro di valore aggiunto, ha prodotto il 9,3% del Pil nazionale. A trainare la Regione il comparto dei servizi (97.222 milioni) e il settore industriale (46.019 milioni). Il crollo del 2020, in base alle stime di Banco Bpm, potrebbe in parte essere recuperato nel 2021, facendo ritornare il livello ai numeri del 2012. Dal confronto con Italia e resto del mondo emerge un impatto più pesante, dunque, ma anche l’attesa per una maggiore reattività di recupero per il 2021 (+5,6% rispetto a +5,2% Europa/Mondo e +4,8% Italia). Se agroindustria e meccanica hanno tenuto abbastanza bene (tra il -4% e il -6%), maggiormente impattati invece sono stati i settori manifatturieri legati al mondo della moda e delle costruzioni: tessile-abbigliamento-calzature (-15%), materiali da costruzione (-10,3%), mobili e legno (-10%). Il peggiore è il settore dei mezzi di trasporto, che pesa però relativamente sulla produzione regionale (solo il 10%, concentrato sulla componentistica auto).

Il 2020 si è chiuso con una contrazione marcata dell’export nazionale (-9,7%). A livello regionale le performance negative che pesano maggiormente (i 2/3 del totale export) sono del Veneto (-8,2%), Piemonte (-12,7%), Lombardia (-10,6%), Emilia-Romagna (-8,2%). Per quanto riguarda il Veneto i settori più colpiti appartengono ai beni di consumo di lusso: gioielli, auto, occhiali.

Inoltre il Covid ha riportato nel 2020 i numeri del turismo veneto a 25 anni fa, penalizzando soprattutto le città d’arte. Si è passati da un flusso turistico mensile di oltre un milione di presenze a valori 10 volte più bassi. Gli stranieri, rappresentavano quasi il 70% dei turisti regionali e sono passati al 47 per cento.

Tessile e abbigliamento

Analizzando nel dettaglio, il settore del tessile conta 12,6 miliardi di ricavi e circa 1.500 imprese. L’export è calato di circa il 15% nel 2020. Particolarmente penalizzato il distretto calzaturiero del Brenta. Meglio la calzatura veronese, specializzata sulla produzione di scarpe più informali, sneaker e comfort. Nel 2021 le previsioni sono di una graduale ripresa della domanda mondiale.

Industria conciaria

In Veneto è presente il principale distretto della concia, tra Arzignano e Valle del Chiampo (Vicenza), specializzato nella lavorazione di pelli bovine e vitelline, per i settori abbigliamento, arredamento, automotive, calzature. Qui viene realizzato il 58% della produzione italiana e le esportazioni (i tre quarti della produzione) rappresentano un quarto dell'export mondiale di pelli finite. Con circa 9 mila addetti e una produzione pari a 2,6 miliardi, il calo nel 2020 è stato del 5,6%.

Distretto dell’occhiale

Flessione del 16% anche per il settore dell’occhialeria italiana, il cui 75% è realizzata nel distretto del Cadore, dove operano oltre 300 aziende per un'occupazione complessiva di circa 13.000 addetti. Il settore (2,9 miliardi in Italia) è stato fortemente impattato dagli effetti dell'emergenza sanitaria.