«L’UE vuole annacquare il vino per abbassare il grado»: denuncia di Coldiretti e reazioni furiose

Produttori e associazioni di categoria sulle barricate: «Uno schiaffo alla qualità della nostra produzione». E anche la politica si mette di traverso: «Fermiamo questo scempio»

VENEZIA. Vino annacquato per ridurre il grado alcolico: potrebbe arrivare il via libera dall’Unione Europea. E la reazione dei produttori veneti è furibonda: uno coro di «no» dai toni durissimi.

Non è uno scherzo, né il classico trucco dell’oste fraudolento. Secondo Coldiretti, la presidenza del consiglio dei ministri dell’Unione Europea sta valutando la «dealcolazione»: la proposta prevede di autorizzare, nell’ambito delle pratiche enologiche, l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine. Se dovesse diventare legge, potrebbe riguardare 14 Docg, 29 Doc e 10 Igt in Veneto, ossia circa 10 milioni di ettolitri per un valore di export da 2,2 miliardi.

Città del Vino

Tra le prime reazioni c’è quella di Città del Vino. “Troviamo bizzarra e dannosa per il settore del vino, per il made in Italy e l’enoturismo la proposta che circola a Bruxelles di autorizzare l’aggiunta di acqua ai fini dell’abbassamento del grado alcolico – commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon - Ci opporremo con forza a questa ipotesi che punta a snaturare un prodotto che vanta secoli di storia e di pratiche enologiche e che favorisce esclusivamente gli interessi di gruppi economici e multinazionali slegate dai nostri territori. Il vino è un prodotto fortemente identitario e culturale, prevederne l’aggiunta di acqua è un’idea da respingere senza esitazione”.

Floriano Zambon

La proposta che circola al Consiglio dei ministri agricoli e che prevede l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua si scontra anche con le rigide norme dei disciplinari di produzione delle Doc e Docg. Qualche settimana fa aveva già fatto discutere la proposta dell’etichetta con gli alert negativi per scoraggiare il consumo di vino, presente nella comunicazione sul piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei.

Coldiretti

«L’introduzione di queste pratiche rappresenta un grosso rischio ed un precedente che metterebbe a rischio l’identità del vino italiano e europeo», tuona il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, che sottolinea l’impegno per fermare una legge che rischia di compromettere la principale voce dell’export agroalimentare nazionale (valore totale: 11 miliardi). Un pericolo che si aggiunge a un altro: la Commissione Europea potrebbe introdurre “allarmi” per la salute nelle etichette delle bevande alcoliche (come per le sigarette) ed eliminare il vino dai programmi di promozione dei prodotti agroalimentari. «L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo e che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione "naturale" e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua» afferma Prandini.

Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti

«La proposta di aggiungere acqua nel vino è solo l’ultimo degli inganni autorizzati dall’Unione Europea che già consente l’aggiunta dello zucchero nei paesi del Nord Europa - si legge ancora nella nota di Coldiretti - mentre lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva. Ma Bruxelles ha dato anche il via libera al vino “senza uva” ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Alterano la natura stessa del vino, non è più accettabile questa linea».

La politica

«L'Europa intende legalizzare una pratica che oggi costituisce il reato di frode in commercio producendo un danno alla principale voce dell'agroalimentare italiano. Quantomeno non si riporti in etichetta il termine vino, poiché vino non sarebbe». È il commento del senatore Dario Stefàno, presidente della commissione Politiche dell'Unione europea riguardo alla proposta in discussione a Bruxelles che prevede di autorizzare nelle pratiche enologiche l'eliminazione totale o parziale dell'alcol con la possibilità di aggiungere acqua nei vini, anche quelli a denominazione di origine.

«Si tratta di una decisione che, qualora dovesse passare, creerà confusione sul mercato - spiega - col rischio di alimentare fenomeni di frodi e di contraffazioni a tutto danno dei consumatori che si troveranno a pagare qualcosa che vino non è. L'utilizzo del termine vino in etichetta è associato a un secolare processo di trasformazione dell'uva in mosto e quindi in vino. Ci sono disciplinari di produzione delle Dop e delle Igp che sono molto rigidi e che assicurano la qualità del prodotto e garantiscono i consumatori». E conclude: «Sarebbe uno schiaffo per i tanti lavoratori del settore con un danno diretto, come bene ha detto Ettore Prandini di Coldiretti, a un settore che rappresenta la principale voce dell'export agroalimentare nazionale, che sviluppa un fatturato di 11 miliardi di euro. Assumerò immediate iniziative, anche in commissione per allertare il nostro governo a presidiare una discussione sbagliata e dannosa».

«Dopo gli insetti nel piatto, il vino senz’alcol in tavola? Dall’Ue, giorno dopo giorno, assistiamo a un costante e scandaloso attacco al Made in Italy e alle nostre eccellenze. Condividiamo la preoccupazione espressa dalle associazioni di categoria e dai produttori italiani di vino, nei confronti dell’assurda proposta di allungare il vino con l’acqua e di altre pericolose derive promosse da Bruxelles, come le etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino per scoraggiarne il consumo: questa non è promozione della salute, ma un vero e proprio attacco contro il Made in Italy e una svendita di un patrimonio di eccellenza»: così in una nota Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega, componente della commissione Agricoltura e relatrice ombra del regolamento OCM. «Da sempre la Lega, nell’ambito del negoziato sulla PAC e per il regolamento OCM, ha manifestato la propria contrarietà alla definizione dei vini dealcolati, che non sono vini ma bevande che qualcuno vorrebbe surrettiziamente spacciare come vini: su questa partita noi continueremo a dare battaglia e non arretreremo di un millimetro per difendere le ragioni dei produttori italiani. Anziché inseguire assurde mode e inventarsi finti vini, l’Ue inizi a tutelare il patrimonio vitivinicolo italiano che rappresenta un’eccellenza a livello europeo e mondiale che è costantemente sotto attacco».