Turismo veneto al palo: le stanze prenotate non vanno oltre il 30%

Primo bilancio di Federalberghi sulle richieste per l’imminente stagione estiva Mare sui livelli del 2020, montagna al 21%, profondo rosso per le città d’arte

VENEZIA. Riesce (forse) a tenere il mare, sopravvivono montagna e lago, mentre per le città d’arte è in arrivo un profondo rosso. Si prospetta un’altra estate da dimenticare, o quasi, per il turismo veneto. Almeno secondo le stime di Federalberghi, considerando le prenotazioni già andate a segno da qui a settembre. Cifre, certo provvisorie, ma che al momento non raccolgono l’effetto green pass e stop (dal 15 maggio) alla mini quarantena per i viaggiatori provenienti dai paesi Ue, Regno Unito e Israele.

Gap da colmare


Le code per il mare, le città che tornano a riempirsi e la montagna che si ripopola viste nel fine settimana sembrano, quindi, la classica rondine che non fa primavera. Il litorale, che già a maggio vedeva l’arrivo dei primi turisti tedeschi, attende speranzoso l’inizio dell’estate. La montagna spera negli italiani, che pur quest’anno potrebbero tornare a scegliere mete straniere. E allora il solo obiettivo è tentare di limitare i danni.

Il mare

È il solo comparto a resistere, seppur con cifre ben lontane da quelle cui eravamo abituati, negli anni passati. Campagna vaccinale e sole dovrebbero aiutare. E allora, bruciata la finestra di maggio legata alle festività tedesche («i clienti hanno cancellato le prenotazioni da noi, scegliendo Grecia, Croazia e Spagna» spiega Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto), si punta tutto sulla bella stagione.

I primi dati incoraggianti si registrano ai primissimi giorni di giugno, con un “picco” del 25-30% di stanze prenotate. Poi bisognerà attendere un altro paio di settimane per vedere la curva salire, fino a raggiungere le vette più alte tra metà luglio e Ferragosto.

«L’anno scorso abbiamo registrato un’occupazione oltre il 70% e confidiamo di attestarci anche quest’anno almeno su quelle cifre» commenta Schiavon. «Perderemo parte del mercato italiano, perché alcune persone andranno all’estero. Mi auguro solo che il fenomeno possa essere compensato dai turisti austriaci, tedeschi e svizzeri». Turisti che tendono, tra l’altro, a prenotare le strutture più “stellate”: «Per gli italiani, la media sono i tre stelle; per i tedeschi, i quattro» conferma Schiavon.

Il lago

La situazione è simile sul lago. L’impatto è stato pesante in primavera, la stagione d’elezione per il turismo sul Garda, soprattutto di provenienza tedesca, ma ora gli indicatori dovrebbero sorridere al settore. Certo, contestualizzando i dati nel periodo.

A giugno, l’occupazione degli alberghi dovrebbe attestarsi intorno al 25%, con picchi del 32% nel fine settimana. Sarà meglio tra luglio e agosto, dove la media dovrebbe alzarsi al 29-30%. Un paragone con gli anni passati? «Tra luglio e agosto, l’occupazione normalmente rasenta il 90%» spiega Schiavon. Un paragone impietoso.

Le città d’arte

Ma non possono lamentarsi gli operatori del Garda, guardando i dati delle città d’arte, inghiottite da una voragine che sembra non avere fine. A Venezia - che non riusciva nemmeno a “bastare a se stessa”, dovendosi appoggiare alla terraferma - l’estate potrebbe avere un’occupazione media del 14%. Numeri, fino a poco più di un anno fa, impensabili.

Un picco del 28% si registra a fine maggio, il mese che normalmente era apertura per il turismo estivo nella laguna. Encefalogramma piatto anche a Padova, dove potrebbero sopravvivere giusto i comuni il cui turismo poggia sulle terme. E lo stesso è a Treviso.

«Purtroppo tutte le città d’arte sono in grandissima sofferenza» commenta il numero uno di Federalberghi Veneto. Mentre va ancora peggio a Verona, dove l’occupazione media si attesta al di sotto del 10%, tra l’8 e il 9%, con la curva che sale al 20% nei fine settimana a cavallo tra giugno e luglio. «Le città d’arte sono l’anello debole del turismo a causa della mancanza dei voli intercontinentali. Finché la situazione rimarrà questa, temo che per la ripresa sarà molto difficile. E il mercato continentale certo non riuscirà a comperare questa parte di turismo che manca».

La montagna

Passando alla montagna, il periodo verso il quale gli operatori guardano con più speranza è sempre il solito: da metà luglio alla settimana di Ferragosto.

Ma, considerando tutta l’estate, l’occupazione delle strutture ricettive si attesta comunque appena sopra il 21%. Ma la curva si muove anche seguendo gli eventi. Il Lavaredo Ultra Trail di Cortina, ad esempio, conduce la curva al 33-35%, a Cortina. «Ma non ci possiamo certo accontentare di percentuali del genere». —

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