A Nordest entro l’anno 322 mila occupati in meno. Nei settori più in difficoltà, a rischio chiusura il 28% delle imprese

Le stime del Rapporto regionale Pmi di Confindustria e Cerved. A causa del Covid le imprese hanno eroso il capitale. Pinna (Confindustria Alto Adriatico): «Vanno create le condizioni per lo sviluppo e per attrarre dall’esterno risorse in grado di permettere al nostro sistema manifatturiero di crescere»

UDINE. Entro il 2021 il Nordest potrebbe perdere 322 mila occupati, poco meno del Nordovest, -399 addetti, con una previsione di -1,3 milioni di occupati a livello nazionale.

E’ la stima contenuta nel Rapporto regionale Pmi 2021 realizzato Confindustria e Cerved, in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Secondo il rapporto l’1,3 milioni di occupati rappresenta l’8,2% dei 16 milioni di addetti delle imprese prima dell’emergenza Covid, la gran parte dei quali impiegati nel settore dei servizi.

Non solo occupati in meno, ovviamente, ma anche imprese, colpite a morte dalla pandemia, mentre altre saranno costrette a ridimensionarsi sui nuovi, e più bassi, livelli di attività.

Il Rapporto Regionale Pmi 2021 (che analizza le performance economico-finanziarie delle circa 160 mila società di capitale italiane che impiegano tra 10 e 249 addetti con un giro d'affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro), ritiene le società italiane potrebbero perdere, a causa del Covid, 43 miliardi di euro di capitale nel biennio 2020-2021 (-4,8% rispetto ai circa 900 miliardi complessivi di fine 2019).

Nei settori più colpiti da Covid sono «a rischio il 28% delle imprese», numero che sale al «36,5% nel Mezzogiorno» con il rischio fallimento per i settori più colpiti dal lockdown come i ristoranti (40%).

Il Covid-19 ha determinato una crisi senza precedenti per l'economia italiana, non solo in termini di entità, ma anche per la sua natura particolarmente asimmetrica con conseguenze fortemente diversificate, colpendo in misura particolare i settori più interessati dai lockdown come la ristorazione, il turismo, gli alberghi, i trasporti, l'ingrosso e il dettaglio non alimentare e il sistema moda.

Mentre ha inciso in misura meno significativa su altri comparti come la filiera farmaceutica, il commercio online e l'industria agroalimentare.

Secondo Gianluca Pinna, presidente del Comitato Regionale Piccola Industria Confindustria Friuli Venezia Giulia, Rappresentante della Piccola Industria Confindustria Alto Adriatico e Componente P.I. del Consiglio Generale Nazionale di Confindustria 2019-2021, «l’emergenza sanitaria ha prodotto nel 2020 e continuerà a produrre nel 2021 implicazioni economiche importanti. La crisi generata dal Covid ha di per sé caratteristiche particolari e differenti rispetto alle precedenti, connesse ai periodi di chiusura forzata più o meno totale delle attività, alla riduzione della mobilità delle persone, agli interventi pubblici in ambito monetario e fiscale e, non ultimo, ai cambiamenti indotti nei comportamenti di imprese e persone (smartworking, meeting in remoto, ...). La crisi ovviamente mostrerà effetti asimmetrici in base ai settori in cui operano le PMI, impattando maggiormente sulle attività che sono state più esposte al lockdown e sentono anche in questi mesi l'impatto delle restrizioni ancora vigenti».

«In base alle stime, i posti di lavoro nel sistema privato che potrebbero essere persi al termine del 2021 in FVG afferenti alle PMI ammontano a oltre 28 mila addetti, ovvero l'8% del totale pre-emergenza (quasi 360mila). Un dato percentuale in linea con il tessuto italiano. Inoltre le PMI subiranno una perdita di capitale 2021/2019 che stimiamo in quasi 1 MLD di euro (-4,6%)».

«È improcrastinabile creare le condizioni per sviluppare nel Paese e attrarre dall’esterno risorse in grado di permettere al nostro sistema manifatturiero, e in particolare delle PMI, di crescere dimensionalmente e di assicurare una crescita progressiva. In questo senso la diminuzione del prelievo fiscale sulle imprese libererebbe risorse finanziarie per investimenti e nuova occupazione. In Italia, infatti, il 44% degli addetti è occupato in micro imprese, contro il 19% in Germania. Viceversa, in Italia il 13% è impiegato in medie imprese contro il 20 in Germania – ancora Pinna –. Per uscire con successo da una situazione emergenziale sicuramente il PNRR costituisce l’unica opportunità e forse l’ultima occasione, che però per essere realmente efficace necessita anche del completamento dei disegni di riforma e di un maggiore impulso sul fronte della partnership tra pubblico e privato».

Gianluca Pinna

«E’ necessario proseguire con politiche di sostegno della liquidità al fine di favorire la crescita dimensionale delle imprese e il riequilibrio della loro struttura finanziaria. Nel 2020, la diminuzione della liquidità aziendale, causata dal crollo dei fatturati, ha influito sulla scelta di richiedere prestiti bancari assistiti anche da garanzie pubbliche. Ricordiamo che l’indebitamento nel 2019, per la crescita dei mercati, era sostenibile. Vanno nella giusta direzione – conclude Pinna – alcune misure introdotte con il DL Sostegni-bis: la proroga della moratoria di legge per le PMI, la conferma dell’intervento rafforzato del Fondo di Garanzia per le PMI e della “Garanzia Italia” di SACE, l’allungamento dei tempi di restituzione del rimborso dei debiti di emergenza del 2020 dai 6 anni attualmente previsti, fino a 10 anni, le garanzie del Fondo PMI a supporto delle emissioni obbligazionarie. In particolare, per la proroga della moratoria Confindustria ha proposto di evitare che le imprese la chiedano espressamente per non appesantire e allungare i tempi di risposta delle Banche per le numerose richieste». 

In parallelo le singole PMI dovranno avere coraggio: «dovranno mettersi in discussione e adottare una chiara visione di dove si vuole andare e come si vuole giocare la partita, anche ricercando nuove forme di collaborazione, e adottare nuove pianificazioni di medio-lungo termine sulle alternative perseguibili anche alla luce delle specificità della PMI stessa».