Gentiloni al Festival dell’economia di Trento: «Il Patto di stabilità tornerà nel 2023 ma le regole andranno cambiate»

L'intervista di Boeri a Gentiloni

Il commissario europeo intervistato dal direttore scientifico Tito Boeri: «Sulle regole di bilancio economiche europee discussione in corso in Francia, Germania, Italia e perfino negli Usa»

Nel 2023, con ogni probabilità, saranno reintrodotte le regole sul Patto di stabilità. Regole che, secondo il Commissario europeo Paolo Gentiloni, intervenuto stamane al Festival dell'Economia di Trento, vanno anche necessariamente cambiate. Serve una modifica per adeguarle al livello in cui ci troviamo. Le regole devono essere credibili e applicabili, perché non possiamo passare i prossimi anni a trovare modalità per bypassare le regole comuni perché non sono applicabili», ha detto Gentiloni dialogando con il direttore scientifico del festival, Tito Boeri. 

Difficile invece, ha sottolineato Gentiloni, che si passi per una modifica dei trattati, «perché in quel caso ci vuole l'unanimità e in secondo luogo non è un problema della Commissione, che è guardiana dei trattati». Il Commissario europeo ha però sottolineato che «c'è una discussione in corso in Francia, Germania, Italia e perfino negli Usa sulle regole di bilancio economiche europee. La situazione oggi è molto diversa rispetto a quando sono stati concepiti i trattati: i tassi erano del 4% e oggi sono incomparabili, perché molto bassi o negativi, il debito dei Paesi era in media del 60% mente quest'anno sarà del 102%, quindi ad un livello molto alto, con alcuni Paesi, come il nostro, con livelli ancora più alti. C'è poi un terzo elemento - ha  aggiunto Gentiloni - ossia che dopo la crisi finanziaria si sono azzerati gli investimenti pubblici netti, che sono arrivati a zero”.

Altro tema caldo affrontato: i programmi Next Generation Eu e Sure. Per Gentiloni, non vanno considerati strumenti permanenti, ma “straordinari”, e comunque, come nel caso di Next Generation Eu, vincolati alla capacità di fare riforme: «Esiste una gradualità, ma se un Paese non rispetterà il programma, ad un certo punto le risorse non arriveranno più. Una grande sfida per l’Italia che non a caso ha cominciato con alcuni decreti per procedere da qui all’estate con le riforme, giustizia e fisco, e la legge su concorrenza. Sono obiettivi ambiziosi», ha detto. 

Nello specifico, poi, il programma Sure ha coinvolto circa 2 milioni di imprese e 25/30 milioni di lavoratori, «che sono stati protetti con queste risorse finanziarie basate su prestiti, non su trasferimenti diretti. Sono molti di più i Paesi che hanno chiesto Sure perché il meccanismo era semplice, un finanziamento aggiuntivo alle casse integrazioni esistenti nei Paesi mentre a Next Generation Eu sono collegati obbiettivi e riforme. Nessuno di questi - ha evidenziato il Commissario - è uno strumento permanente».

Ad oggi, ha precisato Gentiloni, è "difficile sapere quanti Paesi hanno fatto ricorso ai prestiti”, ma al momento, “dei 19 piani che abbiamo ricevuto 6 o 7 fanno ricorso ai prestiti e non tutti al 100%, questo vale solo per Italia e Grecia, perché hanno tassi di interesse che rendono i prestiti più vantaggiosi rispetto ad altri Paesi. Francia e Germania non li hanno chiesti. Direi che alla fine è probabile che avremo una decina di Paesi che hanno chiesto i prestiti di Sure», ha concluso Gentiloni.